Valutare un'azione: dal Fair Value al Valore Intrinseco

Valutare un'azione: dal Fair Value al Valore Intrinseco

La scienza matematica dietro l'analisi fondamentale nel mercato azionario

Il valore di un’azienda

Calcolare il valore di un’azione

Il Fai Value

Il ‘valore equo’, o Far Value in inglese, rappresenta un importante indicatore di mercato che punta a dare oggettività ad un bene.

Questo indicatore cerca di stimare il prezzo di un bene nel modo più oggettivo possibile, al di là del valore di mercato corrente, utilizzando diversi approcci di calcolo.

Il Fair Value è definito dall’International Financial Reporting Standard, ovvero l’ente che definisce i principi contabili, come il prezzo che si riceverebbe per vendere un’attività, o che si pagherebbe per trasferire una passività, all’interno di una transazione ordinata tra operatori di mercato al momento della misurazione.

Diverso dalla quotazione di mercato, questo rappresenta il ‘valore teorico’ e ‘giusto’ ricavato dopo aver neutralizzato i fattori non economici (come l’emotività ed altri che condizionano il valore effettivo) con il fine di valutare il prezzo il più possibile oggettivo.

Il valore ricavato serve per valutare la differenza con il prezzo di mercato ricorrente, e se quest’ultimo è maggiore del Fair Value, il titolo risulta sovrastimato in termini di quotazione e sottostimato in caso contrario, permettendo così agli investitori di avere un riferimento sulle potenziali di un titolo e capire se possa essere redditizio nel lungo periodo.

2. Il valore intrinseco di un’azione

Un investimento azionario si realizza positivamente trovando titoli di qualità, ma soprattutto se queste risultano anche ad un buon prezzo, pertanto la ricerca del Fair Value risulta fondamentale.

Il calcolo di questo prezzo rientra nell’analisi fondamentale, con la quale si analizzano i dati di bilancio e le prospettive di valutazione del business attraverso calcoli basati a vari metodi matematici.

In generale si considera un titolo ‘a sconto’, pertanto ad una buona valutazione di mercato, quando presenta un prezzo a sconto di almeno il 30% rispetto al suo valore ‘giusto’, appunto il Fair Value.

Fondamentale è capire il metodo migliore da seguire nella valutazione di un prezzo, in quanto esistono modelli differenti.

Ad esempio, le grandi società tecnologiche storicamente non pagano dividendi (o pochi), pertanto queste andranno analizzate attraverso metodi come i flussi di cassa attualizzati, mentre quelle che puntano a distribuire buoni dividendi dovranno essere analizzate anche tramite il Dividend Discount Model.

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3. Differenza con Book Value

Il giusto valore non va confuso con il Book Value, in quanto si tratta di due indicatori differenti per caratteristiche e finalità.

Il Fair Value, come già specificato, rappresenta il valore corrente al quale un’attività può essere venduta sul mercato, pertanto il prezzo può variare a seconda di diversi fattori come la congiuntura macro-economica o l’andamento del settore di riferimento.

Diversamente, il Book Value rappresenta il valore contabile iscritto a bilancio, definito in relazione a puntuali principi contabili e corrisponde dunque al costo originario del bene al netto di potenziali costi di ammortamento o riduzione di valore effettuali sull’attività.

Pertanto, la differenza tra i due misura potenziali profitti o perdite che influiscono al momento della vendita o della rivalutazione o svalutazione della stessa società.

4. Caratteristiche

Il calcolo del Valore Equo deve puntare a dare massima oggettività alla valutazione dell’oggetto in questione e per raggiungere questo obiettivo deve considerare diversi aspetti.

Innanzitutto, il valore teorico di mercato tenuto in conto deve prescindere dalle caratteristiche soggettive del venditore.

A questo si aggiungono la necessità della presenza della data nel calcolo della valutazione e l’assenza dei costi di transazione, la quale non deve essere forzata, ma regolare.

5. Calcolare il Valore Equo

In assenza di un mercato attivo per un’attività o di un accordo vincolante di vendita, il Fair Value si determina utilizzando le migliori informazioni disponibili per riflettere la cifra che la società potrebbe ottenere dalla vendita dell’attività in una transazione libera tra le parti, considerando la data di riferimento del bilancio.

Si possono utilizzare diversi approcci per calcolare questo Valore Equo, in quanto non esiste una formula matematica specifica a cui far riferimento, che riguarda il mercato, il reddito e i costi.

L’approccio di mercato osserva i prezzi delle transazioni di mercato per attività e per passività simili a quella oggetto di valutazione.

A tal fine, è necessaria la chiarezza, la trasparenza e l’omogeneità dell’oggetto in esame, che si aggiungono alla necessità di avere a disposizione prezzi pubblici, oltre ai nomi di acquirenti e venditori.

Altro approccio a disposizione è quello basato sul reddito, con il quale si possono utilizzare diversi tipi di calcolo, basati sull’utilizzo dei movimenti stimati di cassa, rettificati con uno sconto che comprende tutti i possibili rischi all’orizzonte.

L’approccio di costo, infine, permette di calcolare il Fair Value tenendo in conto le previsioni sui costi necessari per la società in caso di sostituzione di un’attività e le possibili correzioni necessarie al mutare nel tempo delle condizioni.

6. Analisi della concorrenza

Un altro sistema utilizzato per valutare lo stato di salute di una società è quello di verificare la sua situazione paragonandola a quella dei suoi concorrenti nello stesso settore.

A questo fine è fondamentale analizzare il rapporto prezzo/utili e la crescita del fatturato e a questo fine si utilizzano diverse informazioni e indici quali il ROE, il MOL, l’Ebit e l’Ebitda.

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7. Return On Equity

Il Return On Equity (ROE) rappresenta un indicatore finanziario che permette di misurare la redditività del capitale investito nell’impresa.

Insieme ad altri indicatori di redditività come il Return on Investiment (ROI) e il Return on Asset (ROA) contribuiscono a valutare la capacità di crescita di un’impresa e della sua redditività.

A tal scopo è fondamentale considerare l’andamento dell’indice nel tempo e non solo di un anno, comparandolo con società simili in quanto a grado di sviluppo, i competitor e la media del settore.

Il ROE è uguale all’utile di esercizio diviso il patrimonio netto di bilancio, dove il primo è dato dalla differenza tra ricavi e costi dell’esercizio (compresi oneri finanziari e fiscali) e il secondo dalla somma del capitale sociale, delle riserve, degli utili non distribuiti e dell’utile di esercizio.

Se, ad esempio, una società con un utile di esercizio di 2 milioni di euro e un patrimonio di 24 milioni di euro, il suo ROE sarà dell’8,3% (2.000.000/24.000.000x100), valore da confrontare con le altre società simili per categoria produttivo e grado di sviluppo.

Nel confronto con il settore, è necessario valutare il ROE rispetto alla media del mercato in cui opera la società, eventuali aumenti di capitale o cambi nell’indebitamento, eventi una tantum, investimenti effettuati ma che non hanno generato ancora risultati ma potrebbero farlo a lungo termine ed eventuali rischi.

Alcuni analisti utilizzano l’Ebit (risultato operativo) al posto dell’utile netto (numeratore), dato dalla differenza tra ricavi e costi operativi, escludendo così le componenti fiscali e finanziarie, in quanto non considerate caratteristiche dell’attività aziendale.

8. Margine Operativo Lordo

L’indice Margine Operativo Lordo (MOL) mostra la redditività di una società considerando solo la gestione caratteristica e non le altre realizzate nell’esercizio, come quelle finanziarie o fiscali e senza ammortamenti e svalutazioni.

Pertanto, nel MOL si sottrae al valore della produzione d’impresa il costo della produzione, escludendo dal calcolo gli ammortamenti e le svalutazioni del periodo, non tenendo conto così degli oneri e dei proventi finanziari, dei costi e dei ricavi straordinari delle imposte.

Sottraendo il valore degli ammortamenti, degli accantonamenti operativi e sommando il saldo di ricavi e oneri diversi si ottiene il Margine Operativo Netto (MON).

Spesso espresso in percentuale dei ricavi totali, il valore del MOL dovrebbe essere positivo e può essere paragonato con aziende simili in quanto a business comparabili e lungo orizzonti temporali simili, soprattutto in chiave di crescita aziendale.

Le società che presentano un MOL superiore alla media di settore possono garantire una elevata redditività del core business.

9. Il Capitale Circolante

Il Capitale Circolante Netto (CNN) è un indicatore serve per calcolare l’equilibrio finanziario dell’impresa nel breve termine.

Per calcolarlo si utilizza una formula con la quale si sommano le rimanenze, le liquidità immediate e i crediti a breve termine, per poi sottrarre i debiti finanziari e quelli a breve termine.

Pertanto, il CCN corrisponde alla differenza tra le attività correnti e le passività correnti di stato patrimoniale.

Le attività correnti comprendono le poste di bilancio con breve scadenza e un alto grado di liquidità (crediti, rimanenze, cassa, ratei, risconti attivi), mentre nel capitale circolante netto sono comprese le rimanenze, le liquidità immediate e i crediti a breve termine, sottratti i valori dei debiti finanziarie e quelli a breve termine.