Start&Stock: trattative Usa-Iran ancora incerte, raid su Qeshm e missili verso Bahrain e Kuwait complicano i negoziati

Start&Stock: trattative Usa-Iran ancora incerte, raid su Qeshm e missili verso Bahrain e Kuwait complicano i negoziati

L’attenzione degli investitori resta concentrata sull’evoluzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, con i negoziati sullo Stretto di Hormuz che continuano a procedere senza una svolta definitiva. Le nuove operazioni militari nella regione alimentano l’incertezza, mentre Washington e Teheran mantengono posizioni distanti sui principali punti dell’accordo. Sullo sfondo, il tema dell’intelligenza artificiale continua a sostenere il comparto tecnologico. I mercati guardano anche alle prospettive della politica monetaria, con inflazione ancora elevata e banche centrali orientate a mantenere un approccio prudente.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso del -0,3%. Poco mossi i futures sull’S&P 500 (-0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,1%).

Il confronto tra le tensioni geopolitiche legate all’Iran e l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale continua a dominare i mercati globali. Nelle ultime 24 ore il petrolio ha proseguito il recupero sostenuto dai nuovi scontri tra Stati Uniti e Iran. Nonostante questo scenario, le Borse statunitensi e asiatiche continuano ad aggiornare nuovi massimi storici.

In Medio Oriente cresce il pessimismo sulla possibilità che Washington e Teheran raggiungano a breve un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz. Durante la notte le forze statunitensi hanno effettuato attacchi contro l’isola di Qeshm, mentre l’Iran ha lanciato missili e droni verso Kuwait e Bahrain. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver preso di mira il quartier generale della Quinta Flotta americana in Bahrain. Gli Stati Uniti hanno inoltre riferito che oggi sono previsti nuovi colloqui tra Israele e Libano.

Anche nella giornata precedente sono mancati segnali concreti verso un’intesa imminente. L’agenzia iraniana Mehr ha riferito che il testo finale dell’accordo è ancora in discussione a Teheran e che non è stata inviata alcuna risposta ufficiale. Successivamente il segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che un accordo potrebbe arrivare oggi, domani oppure la prossima settimana.

Malgrado il rialzo del greggio, lo S&P 500 ha guadagnato ieri il +0,1%, registrando la nona seduta consecutiva in progresso e aggiornando un nuovo massimo storico. Si tratta della serie positiva più lunga degli ultimi dodici mesi e un eventuale decimo rialzo rappresenterebbe la miglior sequenza giornaliera dal 1995. L’indice è inoltre vicino a un altro primato, con dieci settimane consecutive di guadagni che rappresenterebbero la migliore serie dal 1985. Soltanto cinque volte dalla Seconda Guerra Mondiale lo S&P 500 aveva registrato un rialzo superiore al +16% in due mesi consecutivi, come accaduto tra aprile e maggio. Tre episodi si verificarono alla fine di una recessione, mentre l’unico caso non legato a una recessione precedette di pochi mesi il crollo del Black Monday del 1987.

Ancora una volta il principale motore del rialzo è stato il comparto dei semiconduttori. Il Philadelphia Semiconductor Index è avanzato del +5,9%, portando il guadagno dall’inizio dell’anno al +94%. Grazie a questo contributo il Nasdaq è salito del +0,03%, registrando anch’esso la nona seduta consecutiva di rialzo e un nuovo massimo storico, nonostante la debolezza del comparto software, in calo del -3,6% all’interno dello S&P 500. Anche i Magnificent 7 hanno sottoperformato, con Alphabet in ribasso del -3,9% dopo l’annuncio di un aumento di capitale da 80 miliardi di dollari e Microsoft in calo del -4,2%.

Durante la notte l’Office of the US Trade Representative ha proposto nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti dai principali partner commerciali degli Stati Uniti. L’iniziativa nasce da un’indagine sull’utilizzo presunto di lavoro forzato nei processi produttivi. La tariffa del 10% riguarderebbe prodotti provenienti da Canada, Messico, Unione Europea, Taiwan e Regno Unito, mentre l’aliquota del 12,5% colpirebbe Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Brasile e Svizzera. L’entrata in vigore non è immediata ed è subordinata a una fase di consultazione pubblica che terminerà il 6 luglio e a successive audizioni pubbliche previste dal 7 luglio. La tempistica coincide sostanzialmente con la scadenza del 24 luglio relativa alla finestra di 150 giorni delle attuali tariffe Section 122 al 10%.

Negli Stati Uniti continuano inoltre le speculazioni su un possibile rialzo dei tassi da parte della Fed. Alla chiusura della seduta di ieri i futures attribuivano una probabilità del 71% a un aumento del costo del denaro entro dicembre. A rafforzare le attese di una Fed più restrittiva sono state le dichiarazioni di Beth Hammack, presidente della Federal Reserve Bank di Cleveland. Hammack, che nell’ultima riunione aveva espresso dissenso chiedendo la rimozione del bias accomodante dal comunicato ufficiale, ha dichiarato che potrebbe presto diventare opportuno intervenire per contrastare i crescenti rischi di un’inflazione persistentemente elevata.

In Europa la seduta precedente è stata caratterizzata da un recupero generalizzato, favorito dall’adeguamento ai segnali positivi arrivati dai mercati americani dopo la chiusura del Vecchio Continente lunedì sera. Lo Stoxx 600 ha guadagnato il +0,7%, recuperando parte delle perdite precedenti. Il mercato ha portato al 99% la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Bce nella prossima riunione.

ASIA

In Asia l’ottimismo legato all’intelligenza artificiale continua a sostenere gli acquisti. Oltre al Nikkei (+3%), favorito anche dalle nuove misure di stimolo annunciate dal governo giapponese, l’S&P/ASX 200 australiano guadagna il +0,8% grazie a dati sul Pil più deboli delle attese che hanno ridotto le aspettative di rialzi dei tassi. In progresso anche il CSI 300 (+1,6%) e lo Shanghai Composite (+0,6%), sostenuti da un robusto dato sul settore dei servizi. Fa eccezione l’Hang Seng, in calo del -1,7% dopo la forte performance della seduta precedente.

Dalla Cina arrivano indicazioni positive per il settore dei servizi. Il RatingDog Services PMI è salito a 54,4 punti a maggio dai 52,6 punti di aprile, superando le attese degli analisti ferme a 52,3 punti. Il miglioramento è stato favorito da una domanda domestica più robusta e dall’acquisizione di nuovi clienti che hanno sostenuto l’attività economica.

In Giappone il governo ha approvato una bozza di bilancio supplementare da 3.100 miliardi di yen, pari a circa 19,4 miliardi di dollari. Il provvedimento comprende un fondo di riserva da 2.500 miliardi di yen destinato a contrastare l’aumento dei prezzi delle materie prime attraverso misure di sostegno. L’esecutivo guidato dal primo ministro Sanae Takaichi punta a ottenere l’approvazione parlamentare entro venerdì. Le modalità di utilizzo del fondo non sono ancora state dettagliate, ma l’obiettivo è contenere l’aumento del costo della vita causato dal conflitto con l’Iran.

Dall’Australia sono arrivate indicazioni meno brillanti. Il Pil è cresciuto del +2,5% annuo nei tre mesi terminati il 31 marzo, al di sotto delle attese del +2,7% e in rallentamento rispetto al +2,6% del trimestre precedente. Sul dato hanno pesato l’inflazione persistente e il rincaro dei carburanti legato alla crisi in Medio Oriente, che hanno frenato la spesa privata.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,70%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 70 punti base.

Nella seduta di ieri i rendimenti dell’area euro hanno registrato una flessione, recuperando parte del forte rialzo messo a segno lunedì, grazie al ritorno delle aspettative su una possibile intesa diplomatica, in un contesto che continua comunque a essere caratterizzato da elevata incertezza.

Gli investitori restano concentrati anche sull’andamento dell’inflazione nell’Eurozona. A maggio l’indice dei prezzi al consumo è salito al 3,2% su base annua dal 3,0% del mese precedente, in linea con le previsioni del mercato. A sostenere l’accelerazione sono stati soprattutto i costi energetici, aumentati del 10,9%, e i prezzi dei servizi, cresciuti del 3,5% rispetto al 3,0% registrato ad aprile, con un incremento superiore alle attese.

I dati hanno consolidato le aspettative di una stretta monetaria da parte della Bce. I mercati considerano ormai quasi certo un rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione dell’11 giugno. Le quotazioni implicite continuano inoltre a indicare la possibilità di almeno un ulteriore aumento entro la fine dell’anno, lasciando aperta anche l’ipotesi di una terza stretta monetaria.

Il Tesoro greco propone oggi sul mercato titoli di Stato con scadenza 4 giugno 2027.

PETROLIO

Il petrolio avanza per la terza seduta consecutiva, sostenuto dal crescente pessimismo sulle possibilità che Stati Uniti e Iran riescano a raggiungere un accordo di pace in tempi brevi e dalla ripresa dei combattimenti in Medio Oriente.

Il Brent si porta verso quota 97 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate tratta in area 95 dollari dopo avere guadagnato oltre il +7% nelle prime due sedute della settimana. Le forze americane hanno intercettato missili balistici e droni iraniani diretti contro Paesi mediorientali vicini e hanno risposto colpendo un centro di comando nella Repubblica Islamica.

Gli attacchi sono arrivati dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato di restare ottimista sulla possibilità che gli Stati Uniti possano raggiungere a breve un accordo temporaneo di pace con Teheran, smentendo le notizie diffuse dai media di Stato iraniani secondo cui i colloqui con Washington sarebbero stati sospesi a causa dei combattimenti in Libano. Un nuovo round di negoziati tra Israele e Libano è previsto per oggi.

La mancanza di chiarezza sull’eventuale estensione dell’attuale cessate il fuoco e sul futuro dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz continua a generare forti oscillazioni sui prezzi del petrolio, che il mese scorso erano scesi sull’ottimismo legato alla possibilità di un accordo. Il ritardo nel raggiungimento di una soluzione aumenta i timori che il mondo debba continuare ad attingere alle scorte di greggio in attesa della piena ripresa delle esportazioni dal Golfo Persico.

Secondo Warren Patterson di ING Groep, la distanza tra Stati Uniti e Iran indica che un accordo capace di normalizzare i flussi petroliferi è ancora lontano. Patterson ha aggiunto che i rischi restano orientati al rialzo, soprattutto con l’avvicinarsi del terzo trimestre, periodo in cui la domanda tende stagionalmente a rafforzarsi.

L’Iran ha lanciato missili balistici contro Kuwait e Bahrain, ordigni che si sono disintegrati lungo la traiettoria o sono stati abbattuti dalle difese aeree, secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti in un post su X. Le forze americane hanno inoltre effettuato raid sull’isola iraniana di Qeshm, come indicato dallo stesso Comando Centrale in un altro messaggio.

Trump vuole che l’Iran metta per iscritto concessioni nucleari specifiche come parte di un accordo preliminare destinato a porre fine alla guerra, secondo quanto riportato da ABC News, che cita persone a conoscenza del dossier. In precedenza Teheran avrebbe fornito garanzie verbali sulla disponibilità ad accettare alcune condizioni legate al proprio programma nucleare.

La volatilità dei prezzi ha spinto gli operatori a ridurre l’esposizione al rischio. L’open interest, cioè il numero complessivo di contratti futures non ancora chiusi, liquidati o consegnati, sul Brent è sceso ai livelli più bassi da agosto.

Daan Struyven di Goldman Sachs ha dichiarato a Bloomberg TV che l’attuale contesto di trading è complesso, con le notizie che spingono i prezzi in entrambe le direzioni. Il posizionamento sul mercato petrolifero risulta quindi decisamente più limitato.

Negli Stati Uniti, un report di settore ha indicato un nuovo calo delle scorte di greggio pari a 6,8 milioni di barili nella scorsa settimana. Se confermato dai dati ufficiali attesi più tardi mercoledì, si tratterebbe della sesta contrazione consecutiva delle riserve petrolifere americane.

ORO

L’oro arretra leggermente mentre il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente alimenta nuovi dubbi sulla possibilità che Stati Uniti e Iran riescano a raggiungere un accordo capace di porre fine al conflitto che ha sconvolto i flussi energetici globali e riacceso le preoccupazioni sull’inflazione.

Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -0,6%, scendendo in area 4.460 dollari l’oncia, prima di ridurre parte delle perdite. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di restare ottimista sulla possibilità che Washington possa raggiungere presto un accordo temporaneo di pace con Teheran, smentendo le notizie diffuse dai media statali iraniani secondo cui i colloqui sarebbero stati sospesi a causa degli scontri in Libano. Un nuovo round di negoziati tra Israele e Libano è previsto per oggi.

Nonostante le aperture diplomatiche, nelle ultime ore si sono registrati nuovi episodi militari nella regione. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, l’Iran ha lanciato missili balistici contro Kuwait e Bahrain, ordigni che si sono disintegrati durante il tragitto o sono stati intercettati dalle difese aeree. Le forze americane hanno inoltre effettuato raid sull’isola iraniana di Qeshm.

Per Ahmad Assiri, market strategist di Pepperstone Group, il Medio Oriente continua a rappresentare una delle principali fonti di incertezza per gli investitori e il continuo susseguirsi di notizie continua a influenzare il sentiment di breve periodo. Secondo Assiri, la ripetuta alternanza tra escalation e de-escalation ha creato un contesto particolarmente complesso per valutare il reale livello di rischio associato all’oro. L’oro continua inoltre a mostrare una sequenza di massimi decrescenti, elemento che suggerisce come il sentiment di fondo resti fragile.

Dallo scoppio delle ostilità alla fine di febbraio, il lingotto si è mosso in larga parte in direzione opposta rispetto al petrolio. Il metallo prezioso ha registrato un forte ribasso nelle prime fasi del conflitto e continua a trattare circa il -15% al di sotto dei livelli immediatamente precedenti alla guerra, pur mantenendosi da diverse settimane all’interno di una fascia di oscillazione relativamente ristretta.

Le prolungate interruzioni dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz stanno alimentando timori sull’andamento dell’inflazione, aumentando la probabilità che le banche centrali mantengano i tassi elevati più a lungo o siano costrette a procedere con nuovi rialzi. Uno scenario generalmente sfavorevole per i metalli preziosi, che non offrono rendimento.

Un ulteriore segnale in questa direzione arriva dalla Bank of England. Megan Greene, membro del comitato di politica monetaria, ha dichiarato che le argomentazioni a favore di un aumento del costo del denaro stanno diventando più solide con il protrarsi del conflitto. Le sue parole vengono interpretate come un possibile segnale che altri esponenti dell’istituto possano affiancarsi al capo economista Huw Pill nel sostenere misure più aggressive contro l’inflazione.

Anche i dati macro statunitensi pubblicati ieri hanno rafforzato le aspettative di una politica monetaria restrittiva. Le offerte di lavoro negli Stati Uniti sono aumentate ad aprile ai livelli più elevati degli ultimi due anni, consolidando le scommesse su tassi d’interesse destinati a restare elevati ancora a lungo.

Beth Hammack, presidente della Fed di Cleveland, ha affermato che mantenere invariato il costo del denaro rappresenta al momento una scelta ragionevole alla luce delle incertezze sul quadro economico. Hammack ha comunque sottolineato che la Fed potrebbe essere costretta ad agire nel prossimo futuro per contrastare un’inflazione che continua a mantenersi su livelli elevati.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

L’attenzione degli investitori è concentrata sulla pubblicazione degli indici PMI dei servizi, con le stime che per l’intera area Euro indicano a maggio una lettura pari a 46,4 punti, livello che confermerebbe il dato preliminare e manterrebbe l’indicatore in territorio di contrazione. Il dato arriva dopo la diffusione, lunedì, del PMI manifatturiero, che ha evidenziato un ulteriore rallentamento dell’attività, scendendo a 51,6 punti dai 52,2 di aprile. A pesare sono stati la domanda debole di beni e le interruzioni nelle catene di approvvigionamento riconducibili al conflitto in Medio Oriente.

Anche per l’Italia il consenso degli analisti prevede un indebolimento dell’attività nel comparto dei servizi. Il PMI terziario è atteso a 49,1 punti, in calo rispetto ai 49,8 registrati nel mese precedente.

In agenda figura anche l’aggiornamento dell’Economic Outlook dell’Ocse, che presenterà le nuove stime economiche per i Paesi membri. Per l’Italia il confronto sarà con le previsioni diffuse a marzo, quando l’organizzazione aveva indicato una crescita del Pil pari allo 0,4% per il 2026 e allo 0,6% per il 2027.

Negli Stati Uniti riflettori puntati sui dati Adp relativi all’occupazione nel settore privato, considerati un tradizionale indicatore anticipatore del rapporto governativo sul mercato del lavoro previsto per venerdì. Le attese indicano un aumento di 117.000 posti di lavoro, in accelerazione rispetto ai 109.000 del mese precedente. La dinamica prevista dal consenso si muove in direzione opposta rispetto alle stime sui payroll non agricoli, attesi a +85.000 unità dopo le +115.000 registrate in precedenza.

I dati diffusi ieri hanno mostrato che le offerte di lavoro negli Stati Uniti sono aumentate ad aprile al ritmo più sostenuto degli ultimi cinque anni. Secondo gli analisti, il forte incremento potrebbe però fornire un quadro eccessivamente ottimistico delle condizioni del mercato del lavoro, considerando che le assunzioni hanno rallentato in un contesto caratterizzato dall’incertezza economica legata al conflitto con l’Iran.

Sono previsti interventi di Michael Barr e Lorie Logan per la Fed, oltre a Olli Rehn, Boštjan Vasle Dolenc, Frank Elderson e Piero Cipollone per la Bce. La Fed pubblicherà inoltre il Beige Book.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI AZIONARI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT. UniCredit ritiene di avere raggiunto il traguardo fissato al momento del lancio dell’offerta su Commerzbank, vale a dire il superamento della soglia del 30% del capitale. Finora all’operazione sono state conferite azioni rappresentative di circa il 7,6% dell’istituto tedesco.

MPS, MEDIOBANCA. Secondo quanto riportato da Repubblica, che cita fonti vicine al dossier, entro venerdì il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena dovrebbe riunirsi per cooptare Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone nel board. Sempre secondo le stesse fonti, il 22 giugno è previsto un ulteriore consiglio dedicato al progetto di integrazione con Mediobanca.

MPS. La società di private equity JC Flowers ha raggiunto un accordo per rilevare la divisione francese di Monte dei Paschi di Siena.

MPS. Axa Mps Vita, la joint venture assicurativa nel ramo Vita, ha deliberato la distribuzione di un dividendo pari a 211 milioni di euro agli azionisti. A questo importo si aggiunge una cedola da 60 milioni di euro proveniente dalla joint venture attiva nel comparto Danni, secondo quanto riferito da MF.

ENEL. La scorsa settimana il gruppo ha avuto un confronto con l’autorità brasiliana che regola il settore energetico. L’incontro, emerso dal verbale ufficiale della riunione, si inserisce nella controversia che riguarda la concessione detenuta dalla società nell’area di San Paolo, mentre le autorità stanno valutando la possibile revoca dell’autorizzazione.

STM. Il titolo ha terminato la seduta con un rialzo superiore al +15,0%, riportandosi su livelli che non si vedevano dal 2000. Il movimento è seguito alla revisione al rialzo delle stime sui ricavi legati ai data center per il 2026 e il 2027, obiettivi che la società ha raddoppiato nella giornata precedente.

CAMPARI. Luca Garavoglia e Alessandra Garavoglia, azionisti di riferimento del gruppo, stanno preparando il passaggio generazionale a favore dei rispettivi figli, Alessandro Garavoglia e Jacopo Forloni. La notizia è stata riportata dal Corriere della Sera.

WEBUILD. Lane, società controllata dal gruppo, si è aggiudicata attraverso una joint venture una commessa del valore di 1 miliardo di dollari in Pennsylvania.

A livello internazionale sono da monitorare:

TOTO. Il produttore giapponese di sanitari prevede che nei prossimi anni oltre la metà degli investimenti complessivi in conto capitale sarà destinata alle attività collegate al settore dei semiconduttori.

MARVELL TECHNOLOGY. Le azioni della società hanno registrato il maggiore rialzo degli ultimi 26 anni dopo che Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha indicato il gruppo specializzato in semiconduttori e soluzioni di networking come una delle aziende candidate a raggiungere una valutazione di mercato di 1.000 miliardi di dollari.

BLACKSTONE. Il gruppo sta valutando la cessione di SP.LINKS, società attiva nei servizi di pagamento, in un’operazione che potrebbe consentire di realizzare una plusvalenza poco più di due anni dopo l’acquisizione dell’azienda, secondo fonti vicine al dossier.

KIOXIA HOLDINGS, TOYOTA MOTOR. La capitalizzazione di mercato di Kioxia Holdings ha temporaneamente superato quella di Toyota Motor, permettendo alla società di diventare per breve tempo la seconda azienda di maggior valore in Giappone. Il sorpasso riflette l’impatto crescente del boom globale dell’intelligenza artificiale sul panorama industriale e societario del Paese.

La presente pubblicazione è stata preparata da investireinformati.it esclusivamente a scopo informativo, educativo e divulgativo e non costituisce in alcun modo una consulenza in materia di investimenti, né un'offerta, sollecitazione o raccomandazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Le informazioni, le analisi e le opinioni espresse riflettono il punto di vista dell'autore al momento della pubblicazione e possono essere soggette a modifiche senza preavviso. I dati e le fonti utilizzati sono stati controllati e ritenuti affidabili dalla stessa redazione di investireinformati.it, ma non viene fornita alcuna garanzia circa la loro completezza, accuratezza o aggiornamento. Gli strumenti finanziari menzionati possono comportare rischi significativi, inclusa la possibile perdita totale o parziale del capitale investito. I rendimenti indicati, ove presenti, sono sempre al lordo della tassazione e non sono indicativi di risultati futuri. Prima di effettuare qualsiasi operazione di investimento è necessario consultare la documentazione ufficiale dell'emittente (KID, final terms e altri documenti disponibili sul sito dell'emittente) e valutare attentamente la propria situazione finanziaria, gli obiettivi di investimento e il profilo di rischio. Investireinformati.it, i suoi autori e collaboratori non si assumono alcuna responsabilità per eventuali perdite, danni diretti o indiretti o decisioni di investimento assunte sulla base delle informazioni contenute nel presente articolo. Qualora l'articolo sia realizzato nell'ambito di contenuti sponsorizzati o collaborazioni commerciali, tale circostanza è chiaramente indicata. La presenza di una sponsorizzazione non altera l'indipendenza editoriale dei contenuti, che rimangono di natura informativa. In ogni caso, il lettore è invitato a rivolgersi a un consulente finanziario abilitato per ottenere una valutazione professionale personalizzata.
Potrebbero interessarti anche