La duration azionaria conta davvero? Perché oggi sono gli utili a guidare i mercati

La duration azionaria conta davvero? Perché oggi sono gli utili a guidare i mercati

Tassi reali più alti, volatilità geopolitica e pressione sulle valutazioni non stanno colpendo tutti i mercati allo stesso modo. A fare la differenza, oggi, è soprattutto la capacità delle aziende di generare utili solidi e flussi di cassa resilienti. Gli Stati Uniti continuano a dominare grazie alla forza del tech e dell’intelligenza artificiale, mentre emergenti e Asia accelerano sulla crescita degli utili. Europa e Regno Unito, invece, restano più esposti ai settori ciclici e all’energia. Ecco perché la vera battaglia dei mercati non si gioca più solo sui tassi, ma sulla qualità della crescita.

Utili resilienti e mercati divisi: perché Wall Street continua a guidare

Negli ultimi mesi i mercati azionari globali hanno dovuto fare i conti con tassi reali elevati, tensioni geopolitiche e pressione sulle valutazioni. Eppure, non tutte le aree geografiche hanno reagito allo stesso modo. Gli Stati Uniti sono rimasti il mercato più resiliente, mentre Europa, Regno Unito, Giappone e Cina hanno subito maggiormente la compressione dei multipli e gli effetti negativi del cambio.

Come si legge nel report di Dane Smith e Christine Norton, strategist di State Street Investment Management, la differenza fondamentale è stata la tenuta degli utili societari, che negli USA ha compensato gran parte dell’impatto derivante dal rialzo dei tassi reali e dalla riduzione delle valutazioni.

In questo contesto, il mercato sta premiando soprattutto le aziende capaci di generare flussi di cassa stabili e crescita visibile degli utili, penalizzando invece i segmenti più ciclici e sensibili al rallentamento economico.

La duration azionaria torna centrale, ma non basta da sola

Uno dei temi chiave emersi negli ultimi trimestri riguarda la cosiddetta duration azionaria. Come spiegano Smith e Norton, anche le azioni hanno una sensibilità ai tassi di interesse, proprio come le obbligazioni.

Le società growth, caratterizzate da flussi di cassa attesi lontani nel tempo, risultano più vulnerabili ai rialzi dei tassi reali. Al contrario, le aziende value o più mature, con capacità immediata di generare cassa, tendono a soffrire meno.

Tuttavia, il punto cruciale è capire perché i tassi salgono. Se l’aumento dei rendimenti riflette aspettative di crescita economica più forte, allora l’impatto negativo sulle valutazioni può essere compensato da utili più elevati. Se invece i tassi salgono per effetto di premi al rischio più alti o di condizioni finanziarie più restrittive, allora la pressione sui multipli diventa molto più difficile da assorbire.

Ed è proprio qui che emerge la forza relativa del mercato statunitense. Gli utili hanno continuato a sorprendere positivamente, soprattutto nei settori legati all’intelligenza artificiale, al software e alla tecnologia infrastrutturale.

Stati Uniti: AI, flussi di cassa e leadership globale

Gli Stati Uniti continuano a beneficiare di una combinazione rara: crescita degli utili, liquidità abbondante e leadership tecnologica.

La stagione delle trimestrali del primo trimestre ha mostrato aziende ancora capaci di difendere margini e redditività nonostante un contesto macroeconomico più complesso. Secondo State Street, il mercato americano sta premiando soprattutto le società con modelli di business scalabili e flussi di cassa durevoli, anche in presenza di tassi reali elevati.

Questo spiega perché i grandi leader della crescita abbiano continuato a sovraperformare. I mercati stanno infatti privilegiando la visibilità sugli utili futuri rispetto al semplice beta ciclico.

In altre parole, oggi conta meno la semplice esposizione alla crescita economica e molto di più la capacità di generare utili prevedibili e sostenibili nel tempo.

Mercati emergenti: la sorpresa arriva dalla tecnologia asiatica

Se gli Stati Uniti restano il punto di riferimento globale, la vera sorpresa degli ultimi trimestri è arrivata dai mercati emergenti ex Cina.

La crescita degli utili ha superato il 55%, trainata soprattutto dal comparto tecnologico e dai produttori di semiconduttori. Aziende come TSMC, Samsung e SK Hynix stanno beneficiando direttamente del boom dell’intelligenza artificiale e della domanda globale di chip avanzati.

Secondo Smith e Norton, l’indice MSCI Emerging Markets ex-China è salito di oltre il 32% da inizio anno proprio grazie a questa accelerazione degli utili e a valutazioni ancora interessanti.

Un elemento particolarmente rilevante riguarda il PEG ratio, oggi ai livelli più bassi dal 2010. Ciò suggerisce che, nonostante il rally, molte società emergenti continuano a trattare su multipli relativamente contenuti rispetto al potenziale di crescita degli utili.

Cina: crescita presente, ma ancora poco AI-driven

Diversa la situazione della Cina. Sebbene gli utili del primo trimestre siano cresciuti del 6%, il mercato cinese continua a mostrare una dinamica molto più disomogenea.

I settori migliori sono stati materiali, energia e tecnologia hardware, mentre consumi discrezionali, retail e tempo libero hanno mostrato segnali di debolezza legati al rallentamento della fiducia dei consumatori.

Il vero problema, secondo State Street, è che la Cina non sta beneficiando pienamente del vento favorevole globale dell’intelligenza artificiale. Il Paese resta infatti indietro nello sviluppo dei semiconduttori più avanzati e molte delle principali realtà AI domestiche risultano ancora non quotate o poco rappresentate negli indici principali.

Questo spiega perché il mercato cinese continui a mostrare una performance relativamente debole nonostante valutazioni più basse.

Giappone: finanziari e industria sostengono Tokyo

Il Giappone continua invece a beneficiare di una dinamica più favorevole sugli utili. La crescita si avvicina al 18%, sostenuta da finanziari, industriali, tecnologia e beni di consumo.

In particolare, il rialzo dei tassi sta migliorando la redditività del settore bancario giapponese, mentre industria e tecnologia continuano a beneficiare della domanda globale legata alla digitalizzazione e all’automazione.

L’indice MSCI Japan è salito di oltre il 15% da inizio anno in valuta locale, anche se le recenti tensioni geopolitiche hanno limitato parte del momentum.

Europa e Regno Unito restano più vulnerabili

Molto più fragile appare invece il quadro europeo. La crescita degli utili esiste, ma risulta fortemente concentrata nei settori energia e finanziari.

Secondo Smith e Norton, senza il contributo di queste aree l’Europa avrebbe probabilmente registrato una crescita negativa degli utili. Questo riflette una struttura di mercato molto diversa da quella statunitense, con minore esposizione alla tecnologia e all’intelligenza artificiale.

Anche il Regno Unito continua a mostrare un profilo tipicamente “short duration”, dominato da energia, materie prime e finanziari. La crescita degli utili britannici dipende in larga parte dal settore energetico, mentre il resto dell’economia continua a soffrire debolezza strutturale e incertezza sulla crescita.

I mercati oggi premiano la qualità degli utili

La conclusione di State Street è chiara: la duration azionaria conta ancora, ma non è più il fattore dominante.

I mercati stanno premiando le aree geografiche e i settori in grado di offrire crescita concreta degli utili, visibilità sui flussi di cassa e leadership tecnologica.

Gli Stati Uniti restano il principale beneficiario di questa dinamica grazie al ruolo centrale dell’AI e alla forza dei big tech. I mercati emergenti asiatici stanno accelerando grazie ai semiconduttori. Europa e Regno Unito, invece, continuano a dipendere maggiormente da energia, materie prime e settori ciclici.

In questo contesto, i tassi reali rappresentano ancora un ostacolo. Ma, come sottolineano Smith e Norton, non sembrano più sufficienti da soli a fermare il rally delle aree dove la crescita degli utili resta solida e credibile.

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