Memorandum Usa-Iran, mercati e sentiment risk-on
Sui mercati finanziari prosegue una dinamica risk-on, accompagnata dagli indici azionari che continuano a consolidare i propri massimi storici. Parallelamente, il comparto obbligazionario ha registrato un sostanziale raffreddamento della volatilità e un progressivo restringimento dei premi al rischio, stabilizzando i rendimenti su gran parte delle curve sovrane.
Come si legge nel commento a cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte, il posizionamento risk-on degli investitori è stato alimentato dalle evoluzioni diplomatiche in Medio Oriente, culminate la settimana scorsa in un memorandum of understanding tra Washington e Teheran. L'accordo prevede la riapertura del transito nello Stretto di Hormuz per sessanta giorni, in esenzione di pedaggi e a fronte dell'impegno iraniano nella bonifica delle mine marittime, con la contestuale garanzia da parte della Casa Bianca di revocare il blocco navale nel Golfo Persico.
Questa finestra negoziale, concepita per agevolare il phase-out dal programma nucleare e lo scongelamento degli asset iraniani, ha indotto un'immediata correzione ribassista delle quotazioni del greggio, con un simmetrico indebolimento del dollar index.
Usa: gli investitori restano ottimisti, SpaceX traina i mercati
Analizzando il contesto macroeconomico statunitense, spiega Intermonte, emerge una netta divergenza tra i dati fondamentali e il posizionamento ottimistico degli investitori istituzionali. Le recenti rilevazioni mostrano che solamente il 4% dei fund manager sconta l'eventualità di una recessione globale in un orizzonte di dodici mesi, il dato più contenuto da dicembre. Di contro, il 39% degli operatori non prezza alcun rallentamento ciclico, prefigurando il soft landing come scenario base.
Sul fronte azionario, evidenzia Intermonte, l'avvicinarsi della IPO di SpaceX ha comportato forti afflussi verso l'economia spaziale, a supporto di una filiera trasversale che comprende infrastrutture satellitari e difesa, e verso il segmento del quantum computing, beneficiario di ingenti allocazioni governative mirate ad accelerare la capacità di calcolo sistemica necessaria per l'intelligenza artificiale.
Fed e Pce: tassi restrittivi più a lungo
Sul versante della politica monetaria, si legge nella nota di Intermonte, l'orientamento della Federal Reserve rimane strettamente dipendente dai dati sull’inflazione. Le letture relative all'indice dei prezzi Pce (indice dei prezzi delle spese per consumi personali) di aprile hanno segnalato un incremento congiunturale dello 0,4%, lievemente inferiore al consensus dello 0,5%, mentre il dato tendenziale annuo si è confermato al 3,8%.
L’indice Core Pce, benchmark preferenziale in quanto depurata dalle componenti volatili come l’energia e il settore alimentare, ha registrato una variazione mensile dello 0,2% contro stime dello 0,3%, mantenendo la crescita annua al 3,3%. Il persistente scostamento rispetto al target statutario del 2% corrobora l'ipotesi di un mantenimento prolungato degli attuali tassi restrittivi.
Bce e Area Euro: tra persistenza dell''inflazione e rischi per la crescita
Spostando il focus macroeconomico sull'Area Euro, sottolinea Intermonte, lo scenario si conferma più sfidante, con una dinamica dei prezzi ancora vischiosa a fronte di un evidente deterioramento ciclico.
La fragilità del quadro economico è emersa con chiarezza dalla seconda lettura del Pil francese del primo trimestre, che ha subito una revisione in territorio negativo, penalizzato dal calo della domanda interna aggregata. Un segnale che non può essere ignorato.
Questo deterioramento, spiega Intermonte, stride con l'orientamento ancora restrittivo della Bce: dalle recenti minute è emerso come diversi membri del Consiglio Direttivo avrebbero sostenuto un rialzo dei tassi già nel meeting precedente, per contrastare le pressioni inflazionistiche. Il caso francese, tuttavia, mette in luce il rischio concreto di un errore di politica monetaria: una stretta eccessiva rischierebbe di aggravare il rallentamento in atto, spingendo il mercato a prezzare un cosiddetto `dovish pivot`, uno scenario in cui un eventuale rialzo preventivo dei tassi finirebbe paradossalmente per anticipare l'avvio di una successiva fase di tagli.
Italia: BTP stabili e Piazza Affari in extra-rendimento
Sul mercato italiano, si legge nel commento di Intermonte, le dinamiche hanno incamerato il generale miglioramento del sentiment obbligazionario. Il rendimento del BTP benchmark a dieci anni si è compresso nel range tra il 3,65% e il 3,70%, mantenendo lo spread contro il Bund eccezionalmente stabile in area 70-72 punti base.
Sul fronte dei prezzi, l'inflazione armonizzata preliminare di maggio dovrebbe salire al 3,2% su base annua rispetto al precedendo 2,8%: un livello superiore alla media dell’Eurozona, ma comunque in linea con il graduale percorso di normalizzazione.
In questo contesto, l'azionario di Piazza Affari sta generando un extra-rendimento rispetto ai benchmark continentali, sostenuto dai settori bancario, della difesa e tecnologico.
Asia: pressioni sullo yen e attese di stretta BoJ
Sul fronte asiatico, osserva Intermonte, in Giappone il continuo deprezzamento del tasso di cambio, con il cross dollaro-yen in area 160, e la salita dei rendimenti sovrani decennali sui nuovi massimi stanno esercitando forti pressioni sulla Bank of Japan. Il governatore ha manifestato preoccupazione per il rischio che le pressioni inflattive si trasferiscano a salari e prezzi (i cosiddetti effetti inflattivi di second-round), portando il mercato a scontare un intervento restrittivo sui tassi già tra i meeting di giugno e luglio, con potenziale picco all'1,25%.
Focus della settimana: Non Farm Payrolls Usa
A chiusura della settimana, l'agenda sarà dominata dal report sull'occupazione statunitense di venerdì: le stime indicano una creazione di nuovi impieghi inferiore al mese precedente, contestualmente a un tasso di disoccupazione previsto stabile al 4,3%. Tali evidenze, conclude Intermonte, se confermate, certificherebbero un progressivo riequilibrio del mercato del lavoro, avvalorando l'attuale fase di pausa adottata dalla Federal Reserve.

di Francesco Sicuro














































