Medio Oriente, petrolio e Federal Reserve
I commenti rilasciati dal presidente Donald Trump nella tarda serata di giovedì hanno alimentato le aspettative di un imminente accordo con l’Iran, favorendo un recupero degli asset di rischio e dei rendimenti obbligazionari dopo la debolezza registrata nella prima parte della settimana. Le tensioni regionali si erano intensificate nei giorni precedenti a causa di una serie di attacchi reciproci, ma resta ancora da capire se si arriverà davvero a un compromesso duraturo. La sensazione è che una situazione simile si sia già presentata più volte nel corso delle ultime settimane.
Come si legge nel commento di Mark Dowding, Fixed Income CIO di RBC BlueBay AM, anche nel caso in cui venisse raggiunto un accordo, il risultato potrebbe non essere semplice da gestire sul piano politico. Donald Trump rischierebbe infatti di apparire come il leader di un compromesso che lascia l’Iran in una posizione regionale più forte rispetto a quella precedente all’avvio dell’Operazione Epic Fury. Nonostante ciò, appare sempre più evidente la volontà dell’amministrazione americana di chiudere rapidamente il dossier mediorientale e concentrare l’attenzione su altre priorità.
Il raggiungimento di un’intesa non eliminerebbe però i rischi. Un eventuale accordo di pace potrebbe infatti rivelarsi fragile e instabile. Le prospettive di nuovi conflitti resterebbero sul tavolo, soprattutto qualora Teheran dovesse rafforzare ulteriormente la propria influenza regionale. Israele e i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo si troverebbero in una posizione particolarmente delicata.
Da questa prospettiva, Dowding ritiene probabile che il Medio Oriente continui a essere una fonte di volatilità nei prossimi mesi e trimestri, con possibili ripercussioni sulle catene globali di approvvigionamento. Per questo motivo, il rischio per il petrolio appare orientato maggiormente al rialzo che al ribasso rispetto ai livelli attuali.
Nel frattempo, i dati macroeconomici americani continuano a segnalare una dinamica inflazionistica robusta. Un ulteriore dato positivo sull’inflazione statunitense ha mantenuto la pressione sui rendimenti dei Treasury, mentre cresce il numero di indicatori che suggeriscono come la politica monetaria della Federal Reserve possa essere oggi più accomodante che restrittiva.
Pur ritenendo improbabile che il FOMC prenda seriamente in considerazione un rialzo dei tassi nell’immediato, Dowding sottolinea come la riunione di settembre potrebbe diventare decisiva nel caso in cui le pressioni sui prezzi dovessero intensificarsi durante l’estate.
In questo contesto emerge anche la figura di Kevin Warsh. Secondo Dowding, Warsh sarebbe meno accomodante di quanto molti investitori ritengano. Dopo aver adottato toni più concilianti per facilitare il proprio percorso verso la presidenza della Fed, una volta insediato potrebbe mostrarsi molto più determinato nel perseguire il ritorno dell’inflazione verso il target ufficiale, facendo della stabilità dei prezzi una priorità assoluta.
Per questa ragione RBC BlueBay AM mantiene una posizione corta sui Treasury statunitensi e continua a vedere valore nei rendimenti indicizzati all’inflazione. Dopo oltre cinque anni di inflazione superiore agli obiettivi della Fed, il mercato sembra continuare a scommettere su un ritorno relativamente rapido a livelli più contenuti. Una convinzione che, secondo Dowding, potrebbe essere messa alla prova anche dal continuo boom delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale, considerato un ulteriore fattore di pressione sui prezzi.
BCE tra inflazione elevata e crescita debole
Anche la Banca Centrale Europea continua a muoversi in un contesto complesso. Nella riunione di giugno, la Bce ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base senza impegnarsi esplicitamente su future mosse di politica monetaria.
Secondo Dowding, è improbabile che Francoforte proceda con rialzi consecutivi. Allo stesso tempo, un’inflazione che continua a collocarsi ben al di sopra del target lascia aperta la porta a un nuovo intervento a settembre.
Lo scenario europeo presenta caratteristiche differenti rispetto a quello americano. La crescita economica appare infatti molto più debole rispetto agli Stati Uniti e questo dovrebbe favorire un rientro più rapido dell’inflazione verso gli obiettivi ufficiali. Per questo motivo, Dowding ritiene plausibile che l’Eurozona possa iniziare a invertire il ciclo di rialzi dei tassi già nel 2027.
In questo contesto, RBC BlueBay AM continua a preferire i rendimenti a breve termine europei e mantiene una visione favorevole sui Bund tedeschi rispetto ai Treasury americani. Tale impostazione riflette la convinzione che l’inflazione europea possa essere riportata sotto controllo in tempi relativamente più rapidi rispetto a quella statunitense.
Il quadro europeo resta però fragile. La revisione del Pil dell’Eurozona del primo trimestre a -0,2% su base trimestrale, dovuta soprattutto alla debolezza dell’economia irlandese, aumenta il rischio di una recessione tecnica nella prima metà dell’anno. Qualora le interruzioni delle catene di approvvigionamento legate al Medio Oriente dovessero protrarsi, il deterioramento della crescita potrebbe estendersi anche alla seconda metà dell’anno.
Per questo motivo, secondo Dowding, gli spread del credito high yield restano vulnerabili. L’aumento dei rischi di recessione potrebbe tradursi in maggiori declassamenti del merito creditizio e in un incremento dei tassi di insolvenza, rendendo difficile ipotizzare ulteriori restringimenti degli spread rispetto ai livelli attuali.
Regno Unito e Giappone osservati speciali
L’attenzione di Dowding si concentra anche sul Regno Unito, dove permane un atteggiamento prudente in vista delle elezioni suppletive di Makerfield previste entro la fine del mese.
Secondo Dowding, una vittoria di Andy Burnham potrebbe essere interpretata dal mercato come il primo passo verso una futura sostituzione di Keir Starmer alla guida del governo britannico. In tale scenario, non si esclude un progressivo disinvestimento dagli asset del Regno Unito. I rendimenti britannici e la sterlina sembrano al momento ignorare questo rischio politico, ma la convinzione espressa nell’analisi è che questa apparente tranquillità potrebbe non durare a lungo.
Parallelamente, il Giappone continua a rappresentare uno dei temi più interessanti per gli investitori globali. Gli incontri avvenuti con investitori istituzionali e policymaker giapponesi hanno rafforzato l’aspettativa di un imminente rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan, seguito da un ulteriore intervento nel corso del 2026.
La politica monetaria giapponese resta fortemente accomodante. Con tassi a breve allo 0,75%, il livello attuale appare ancora lontano dal tasso neutrale R*, stimato intorno al 2%.
Come osserva Dowding, il rallentamento dell’inflazione rispetto ai picchi dello scorso anno ha consentito alla BoJ di procedere con gradualità. Rimane però fondamentale che le interferenze politiche non compromettano la capacità della banca centrale di intervenire in modo tempestivo.
L’assenza di un rialzo già nel mese corrente potrebbe essere interpretata negativamente dal mercato. Una BoJ percepita come troppo lenta rischierebbe di alimentare nuove pressioni sui titoli di Stato a lunga scadenza e soprattutto sullo yen.
Secondo Dowding, gli interventi sul mercato valutario non possono funzionare senza una politica monetaria coerente. Con i tassi che continuano a salire nel resto del mondo, la BoJ è chiamata ad agire per evitare un ulteriore ampliamento dei differenziali che stanno alimentando le vendite della valuta giapponese.
L’eventuale indebolimento dello yen rappresenterebbe anche un problema politico interno. La popolazione giapponese continua a considerare la valuta sottovalutata e un ulteriore deprezzamento rischierebbe di penalizzare la popolarità della premier Takaichi, indebolendone la posizione all’interno del Partito Liberal Democratico.
Pur non aspettandosi necessariamente un immediato rafforzamento dello yen dopo un rialzo dei tassi, Dowding ritiene che i sostenitori della valuta giapponese potrebbero dover attendere il 2027 prima di assistere a una riduzione significativa dei differenziali di rendimento.
Asset di rischio, IPO e mercato obbligazionario giapponese
Sul fronte degli asset di rischio, gli spread creditizi hanno mostrato una sorprendente stabilità nonostante la volatilità registrata sui mercati azionari e le forti vendite che hanno colpito il comparto dei semiconduttori.
L’attenzione degli investitori si sta progressivamente spostando verso il mercato delle nuove quotazioni. Le future IPO di OpenAI potrebbero rappresentare un importante test per la capacità del mercato di assorbire nuove emissioni e per la tenuta dell’entusiasmo degli investitori retail verso il settore tecnologico.
Anche SpaceX sarà osservata con particolare attenzione dopo un collocamento che ha registrato una domanda superiore all’offerta disponibile.
Nel frattempo, Dowding evidenzia come gli investitori istituzionali giapponesi stiano gradualmente aumentando l’esposizione verso il reddito fisso domestico, favoriti dal significativo aumento dei rendimenti registrato nell’ultimo anno. Questo processo appare però molto graduale e riflette una propensione diffusa alla cautela. Pochi operatori sembrano disposti ad assumere posizioni particolarmente aggressive.
Secondo Dowding, l’inclinazione della curva dei JGB continua a offrire una protezione interessante contro ulteriori rialzi dei rendimenti. In particolare, la valutazione dei titoli trentennali appare attraente rispetto ad altre scadenze.
Dowding osserva inoltre come il rapporto tra domanda e offerta sul tratto lungo della curva giapponese stia migliorando progressivamente. La diminuzione delle emissioni a lunghissimo termine, combinata con l’aumento della domanda domestica, dovrebbe contribuire a una riduzione dello spread tra titoli decennali e trentennali. Secondo questa valutazione, il fair value dello spread 10-30 anni sarebbe vicino a 75 punti base, ben al di sotto dei circa 125 punti base osservati oggi sul mercato.
Mentre prendono il via i Mondiali di calcio e cresce l’attesa per la prima conferenza stampa di Kevin Warsh da presidente della Federal Reserve, l’attenzione degli investitori resta concentrata sulla capacità delle banche centrali di gestire un contesto caratterizzato da inflazione persistente, crescita fragile e tensioni geopolitiche ancora lontane dall’essere definitivamente risolte.

di Francesco Sicuro















































