La correzione del 2026 tra prese di profitto e dubbi del mercato
Dopo due anni particolarmente positivi, il comparto europeo della difesa sta attraversando una fase di rallentamento. Nel 2026 l’indice MSCI Europe Aerospace & Defense ha registrato una flessione dello 0,7% da inizio anno, a fronte di un rialzo del 5% del MSCI Europe, interrompendo la forte sovraperformance che aveva caratterizzato il settore nel 2024 e nel 2025.
La sottoperformance osservata negli ultimi mesi non sembra però derivare da un deterioramento dei fondamentali industriali. Come si legge nel commento di Raphael Thuin, Head of Capital Markets Strategies di Tikehau Capital, il fenomeno è piuttosto il risultato di una combinazione di fattori tecnici, macroeconomici e legati alla narrativa di mercato che ha influenzato il comportamento degli investitori.
Uno dei principali elementi è rappresentato da un posizionamento estremamente affollato. A inizio anno il settore risultava ampiamente presente nei portafogli degli investitori istituzionali, situazione che ha favorito un intenso processo di profit-taking durante le fasi di volatilità dei mercati.
Le stime riportate da Thuin mostrano come il capitale investito dagli hedge fund in posizioni rialziste sul settore sia diminuito da circa 23 miliardi di dollari a 12 miliardi. Parallelamente, le posizioni ribassiste hanno superato il 4% del flottante, raggiungendo il livello più elevato dalla riunione UE-NATO del febbraio 2025.
A questo si sono aggiunte crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti pubblici europei. Il mercato ha iniziato a interrogarsi sulla capacità dei governi di mantenere elevati livelli di spesa per la difesa in un contesto caratterizzato da crescita economica debole, finanze pubbliche sotto pressione e prezzi energetici in aumento, soprattutto dopo il deterioramento dello scenario mediorientale.
Un altro fattore che ha pesato sulle quotazioni riguarda l’elevata sensibilità del comparto alle notizie geopolitiche. Gli annunci relativi a possibili cessate il fuoco in Ucraina o a segnali di de-escalation in Medio Oriente hanno più volte provocato vendite sul settore, poiché ogni prospettiva di riduzione delle tensioni viene interpretata come un elemento negativo per le società della difesa.
Secondo Thuin, negli ultimi mesi si è osservato persino un fenomeno apparentemente paradossale. Alcuni titoli europei della difesa hanno infatti sottoperformato nonostante l’intensificarsi delle tensioni legate alla guerra in Iran, evidenziando una crescente disconnessione tra il rischio geopolitico e la reazione immediata dei mercati azionari.
Il mercato si è inoltre mostrato molto più severo nei confronti delle aziende. In un contesto caratterizzato da valutazioni elevate e aspettative ambiziose, gli investitori hanno ridotto la tolleranza verso ritardi nelle consegne, slittamenti dei programmi industriali o risultati inferiori alle attese.
Il caso di Rheinmetall è emblematico. I risultati del quarto trimestre del 2025 sono stati leggermente inferiori alle aspettative del mercato e il titolo ha registrato una flessione del 18,4% da inizio anno, dimostrando quanto gli investitori siano diventati sensibili ai dettagli dell’esecuzione operativa.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono gli interrogativi sull’evoluzione tecnologica della guerra moderna. Il crescente ruolo di droni, radar, difesa aerea e missili di precisione ha spinto il mercato a distinguere tra aziende maggiormente esposte agli equipaggiamenti tradizionali e società più orientate verso le tecnologie del cosiddetto “new warfare”.
Riarmo europeo e portafogli record sostengono il settore
Nonostante questa fase di debolezza relativa, Thuin ritiene che i principali elementi alla base della tesi di investimento restino pienamente validi. Il primo pilastro è rappresentato da un contesto macroeconomico e politico ancora fortemente favorevole alla spesa militare.
Secondo Thuin, il riarmo europeo non può essere interpretato come una risposta temporanea agli eventi recenti, ma come la conseguenza di diversi decenni di sottoinvestimento e di una crescente esigenza di sovranità strategica da parte dei Paesi europei.
La direzione delle politiche fiscali conferma questa impostazione. In Francia, la Legge di Programmazione Militare 2024-2030 prevede investimenti per 413 miliardi di euro nella difesa. In Germania, il progetto di bilancio per il 2027 contempla un incremento del 21% della spesa militare, che dovrebbe raggiungere 145 miliardi di euro, rafforzando significativamente la capacità nazionale di approvvigionamento.
Per Thuin si tratta di segnali che confermano come la difesa sia diventata una priorità strutturale delle politiche europee, indipendentemente dall’evoluzione delle singole crisi geopolitiche.
Il secondo pilastro riguarda i fondamentali operativi delle società. L’intero settore continua a beneficiare di un’elevata visibilità sui ricavi futuri grazie a portafogli ordini che si collocano su livelli record e a un flusso commerciale particolarmente sostenuto.
Rheinmetall dispone oggi di un portafoglio ordini pari a 73 miliardi di euro e continua a prevedere una crescita dei ricavi compresa tra il 40% e il 45% nel 2026.
Leonardo presenta un backlog vicino ai 57 miliardi di euro, mentre gli ordini acquisiti nel primo trimestre del 2026 sono risultati circa il doppio dei ricavi registrati nello stesso periodo.
Anche Thales ha confermato la solidità della propria attività nel settore difesa, registrando 4,7 miliardi di euro di nuovi ordini nel primo trimestre e una crescita organica del 14,3% nella divisione dedicata.
Dassault Aviation continua inoltre a beneficiare di una visibilità eccezionalmente elevata, sostenuta da un portafoglio ordini pari a 46,6 miliardi di euro e da una posizione di cassa netta di 9,4 miliardi.
Secondo Thuin, questi numeri dimostrano come la domanda finale continui a essere molto robusta e come le aziende del comparto dispongano di una base industriale e commerciale in grado di sostenere la crescita per diversi anni.
Valutazioni più razionali e un mercato diventato più selettivo
Il terzo elemento che continua a sostenere la tesi di investimento riguarda le valutazioni. La correzione registrata negli ultimi mesi ha infatti contribuito a riassorbire parte degli eccessi accumulati durante il forte rally degli anni precedenti.
Pur continuando a trattare su multipli superiori alla media storica, il settore presenta oggi valutazioni considerate da Tikehau Capital più coerenti con la qualità dei portafogli ordini, la visibilità sui ricavi e le prospettive di crescita di medio termine.
La recente fase di debolezza ha inoltre prodotto un cambiamento importante nel modo in cui gli investitori analizzano il comparto. Se in passato la difesa veniva spesso trattata come un unico blocco omogeneo, oggi il mercato tende a distinguere con maggiore precisione tra le diverse società.
Secondo Thuin, gli investitori stanno diventando sempre più attenti a elementi quali modello di business, esposizione industriale, capacità di esecuzione, posizionamento tecnologico e qualità della gestione operativa. Questo cambiamento rende il settore più selettivo e probabilmente meno dipendente da semplici movimenti legati alla narrativa geopolitica.
La correzione del 2026 appare quindi meno come una revisione della tesi strutturale e più come una fase di normalizzazione dopo due anni di performance straordinarie. Per Tikehau Capital, il mercato sta entrando in una nuova fase in cui saranno soprattutto la capacità di esecuzione e il posizionamento competitivo delle singole aziende a determinare le differenze di performance all’interno del comparto europeo della difesa.

di Francesco Sicuro















































