Milionari ai massimi storici, la ricchezza globale supera i 98 mila miliardi di dollari

Milionari ai massimi storici, la ricchezza globale supera i 98 mila miliardi di dollari

La ricchezza globale degli individui più facoltosi ha raggiunto un nuovo record nel 2025, sostenuta dal rally dei mercati azionari e dalla corsa all’intelligenza artificiale. Crescono milionari e grandi patrimoni, ma il settore del wealth management si trova di fronte a una sfida cruciale: trattenere clienti sempre più esigenti, attratti da nuovi operatori, investimenti alternativi e servizi personalizzati basati sull’AI.

La ricchezza globale accelera e segna nuovi record

La ricchezza mondiale degli high-net-worth individual (HNWI) ha raggiunto nel 2025 un nuovo massimo storico, confermando come i mercati finanziari abbiano continuato a rappresentare uno dei principali motori della creazione di patrimonio a livello globale. Secondo il World Wealth Report 2026 del Capgemini Research Institute, giunto alla sua trentesima edizione, la ricchezza complessiva degli HNWI è aumentata dell’8,7%, raggiungendo quota 98.300 miliardi di dollari, il tasso di crescita più elevato registrato negli ultimi cinque anni. Parallelamente, la popolazione globale dei milionari è cresciuta del 7,9%, arrivando a 25,3 milioni di individui, con quasi due milioni di nuovi HNWI emersi nel corso del solo 2025.

A sostenere questa espansione hanno contribuito soprattutto la solidità dei mercati azionari internazionali, il rallentamento dell’inflazione e il forte entusiasmo degli investitori per le opportunità legate all’intelligenza artificiale (AI). Il report di Capgemini evidenzia come la crescita non sia stata uniforme tra le diverse categorie patrimoniali. Gli ultra-high-net-worth individual (UHNWI), ovvero i patrimoni più elevati, hanno continuato a espandersi a un ritmo superiore rispetto al resto del mercato. Nel 2025 la loro popolazione è cresciuta del 9,4%, raggiungendo circa 250.000 individui a livello globale, mentre la loro ricchezza è aumentata del 9,7%.

Questa fascia della clientela continua a esercitare un peso straordinario sull’intero sistema della gestione patrimoniale. Pur rappresentando circa l’1% della popolazione HNWI mondiale, gli UHNWI controllano il 34,8% della ricchezza complessiva detenuta dai milionari, confermando una concentrazione patrimoniale sempre più marcata.

L’analisi di Capgemini mostra inoltre come il settore del wealth management stia attraversando una fase di trasformazione profonda. Tra il 2022 e il 2025 circa 1.500 miliardi di dollari di nuovi asset sono confluiti verso concorrenti delle società tradizionali, segnalando una crescente difficoltà degli operatori storici nel trattenere masse e clienti all’interno dei propri ecosistemi.

L’AI e i mercati azionari trainano la crescita dei patrimoni

L’espansione della ricchezza globale è stata sostenuta principalmente dall’ottima performance dei mercati finanziari. Come sottolinea il report di Capgemini, il rally dei titoli tecnologici e delle società esposte all’intelligenza artificiale ha rappresentato il principale motore di crescita in cinque delle sei principali regioni economiche mondiali.

L’Asia-Pacifico ha registrato la performance migliore, con un aumento del 10,5% della ricchezza HNWI e una crescita del 9,4% della popolazione dei milionari. Il forte sviluppo della domanda di semiconduttori ha sostenuto i mercati azionari regionali, favorendo soprattutto Giappone e Cina, che hanno aggiunto rispettivamente 436.000 e 154.000 nuovi milionari. Anche India e Australia hanno registrato una crescita significativa della popolazione HNWI.

In Nord America la ricchezza privata ha continuato a beneficiare della forza dell’economia statunitense e della leadership tecnologica americana. Gli Stati Uniti hanno creato 736.000 nuovi milionari, più di qualsiasi altro Paese al mondo, portando il numero totale degli HNWI a 8,7 milioni di individui. Anche il Canada ha mostrato una crescita sostenuta, con circa 30.000 nuovi milionari nel corso dell’anno.

L’Europa ha invece registrato una ripresa dopo la debolezza del 2024. La popolazione HNWI è aumentata del 6,5%, favorita dalla stabilizzazione dei mercati finanziari e dal rallentamento delle pressioni inflazionistiche. Tra i mercati più dinamici si sono distinti il Lussemburgo, con una crescita del 13,5%, e la Germania, con un incremento dell’11,1%.

Al di fuori delle principali economie avanzate, il quadro si è presentato più eterogeneo. L’Africa ha beneficiato del rialzo dei prezzi dei metalli preziosi, con il Marocco che ha registrato la crescita più rapida della popolazione HNWI. L’America Latina ha mostrato un’espansione più contenuta, frenata dall’incertezza commerciale, mentre il Medio Oriente è stata l’unica regione a registrare una contrazione della popolazione HNWI, penalizzata dal calo dei prezzi del petrolio e dalle tensioni geopolitiche.

L’evoluzione dei mercati ha avuto effetti evidenti anche sull’allocazione degli investimenti. Capgemini rileva che gli HNWI hanno progressivamente ridotto l’approccio difensivo adottato negli anni precedenti. La quota di liquidità detenuta nei portafogli è scesa dal picco del 34% registrato nel 2023 al 24% nel 2026, mentre l’esposizione azionaria è salita al 25%.

Parallelamente è aumentato anche il peso delle obbligazioni, arrivato al 20%, grazie ai rendimenti più interessanti offerti dai mercati fixed income. Gli investimenti alternativi sono invece diminuiti dal 16% al 12%, pur mantenendo un ruolo strategico all’interno dei portafogli. Il report evidenzia infatti che il 68% degli HNWI intende aumentare ulteriormente la propria esposizione al private equity nei prossimi anni.

Wealth management a un punto di svolta tra concorrenza e AI

Se da un lato la ricchezza cresce, dall’altro il settore della gestione patrimoniale si trova di fronte a una trasformazione senza precedenti. Secondo Capgemini, i clienti più facoltosi stanno modificando profondamente il proprio comportamento, diventando sempre meno fedeli a un singolo operatore e sempre più orientati a costruire relazioni con diversi fornitori di servizi finanziari.

Nel 2019 il 39% degli HNWI si affidava a una sola società di wealth management. Nel 2025 questa percentuale è scesa al 19%. Oggi l’88% dei milionari utilizza i servizi di più operatori, soprattutto per ottenere un accesso più ampio alle opportunità offerte dagli investimenti alternativi.

A beneficiare di questa evoluzione sono in particolare le WealthTech, i single-family office e le piattaforme di consulenza automatizzata, che stanno conquistando quote di mercato ai danni delle società tradizionali. Molti clienti ritengono infatti insufficiente l’attuale offerta in termini di prodotti disponibili, qualità della consulenza e personalizzazione del servizio.

I dati raccolti da Capgemini mostrano chiaramente questa insoddisfazione. Solo il 17% degli HNWI considera la propria esperienza consulenziale realmente fluida e personalizzata, mentre il 42% afferma di dover ripetere più volte obiettivi e preferenze alla stessa società.

Per colmare questo divario emerge con forza il tema dell’intelligenza aumentata, un modello in cui la tecnologia non sostituisce il consulente ma ne amplifica capacità e produttività. Le società di wealth management stanno infatti cercando di integrare strumenti di AI per migliorare la conoscenza del cliente, personalizzare le raccomandazioni e rendere più efficiente l’intero percorso di consulenza.

Il problema non riguarda soltanto la tecnologia. Secondo Capgemini, il 97% delle società continua a segmentare i clienti principalmente sulla base degli asset gestiti, senza considerare adeguatamente le caratteristiche comportamentali e relazionali che influenzano le scelte finanziarie.

A questa criticità si aggiunge la frammentazione interna delle organizzazioni. Il 60% dei dirigenti del wealth management riconosce che la propria società non dispone ancora di una visione unificata del cliente, con conseguenti duplicazioni di attività e inefficienze operative.

Anche il lavoro dei consulenti appare fortemente condizionato da attività amministrative e operative. Attualmente il 41% del loro tempo viene assorbito da compiti non direttamente collegati alla relazione con il cliente. Per questo motivo il 76% dei professionisti auspica l’introduzione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale capaci di automatizzare le attività ripetitive, mentre il 61% chiede la possibilità di accedere a ecosistemi integrati di specialisti in grado di rispondere a esigenze finanziarie e patrimoniali sempre più complesse.

Come conclude il report di Capgemini, le società che riusciranno a combinare personalizzazione, consulenza umana e capacità tecnologiche avanzate saranno quelle che definiranno la prossima fase evolutiva del wealth management globale. Non si tratta soltanto di attrarre nuovi clienti, ma di riuscire a trattenere patrimoni sempre più mobili, sofisticati ed esigenti, in un settore che sta vivendo uno dei cambiamenti più profondi degli ultimi decenni.

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