Cresce l’attenzione ai costi ma cala la comprensione
A otto anni dall’introduzione della direttiva MiFID II, gli investitori italiani continuano a considerare i costi un elemento centrale nelle proprie decisioni finanziarie, ma la capacità di comprenderli davvero resta sorprendentemente limitata. È quanto emerge dall’ultima indagine realizzata da Moneyfarm, che fotografa un mercato sempre più attento alla trasparenza ma ancora poco consapevole dell’impatto reale delle spese sugli investimenti.
Il dato più significativo riguarda proprio il rapporto tra interesse e comprensione. Oltre il 97% degli investitori considera infatti i costi “determinanti” o “rilevanti” nelle scelte di investimento, ma soltanto il 38,9% dichiara di avere un’idea precisa di quanto effettivamente pagato. Un dato in calo rispetto al 42% registrato nel 2025, segnale che la maggiore disponibilità di informazioni non si traduce automaticamente in una crescita della consapevolezza finanziaria.
Anche il Rendiconto Costi e Oneri, introdotto dalla normativa europea proprio per aumentare la trasparenza, continua a mostrare limiti evidenti nella percezione degli investitori. Sebbene circa il 59,3% degli intervistati dichiari di conoscerne con certezza l’esistenza, soltanto il 39,5% riesce effettivamente a reperirlo e leggerlo facilmente, mentre appena il 34,1% lo considera chiaro ed esaustivo. Un dato che peggiora ulteriormente rispetto allo scorso anno.
Secondo l’indagine di Moneyfarm, la principale difficoltà riguarda la comprensione dell’impatto dei costi sul rendimento finale degli investimenti, indicata dal 47% degli investitori come il punto più complesso dell’intero documento. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la scarsa conoscenza degli strumenti informativi collegati: il 35,8% non conosce l’informativa ex ante sui costi, mentre addirittura il 61,1% non sa dell’esistenza della versione analitica ex post del Rendiconto.
Investitori più coinvolti ma anche più esigenti
Accanto alle criticità emergono però segnali di evoluzione nel comportamento degli investitori italiani. L’indagine di Moneyfarm mostra infatti un crescente coinvolgimento attivo nella gestione delle informazioni finanziarie e nel rapporto con i consulenti.
La quota di investitori che ha discusso il Rendiconto Costi e Oneri con il proprio consulente è salita dal 26% al 34,4% in un solo anno, segnale di un approccio meno passivo e più orientato al dialogo. Ancora più significativo il dato relativo alla volontà di approfondire il tema: il 66,9% degli intervistati dichiara infatti di voler comprendere meglio il Rendiconto, con un incremento di oltre l’11% rispetto al 2025.
Il fenomeno appare particolarmente marcato tra le donne. Le investitrici mostrano infatti un livello di coinvolgimento superiore alla media: il 72% dichiara di voler approfondire maggiormente i temi legati ai costi e alla trasparenza, mentre il 45% riesce a trovare e leggere facilmente il Rendiconto, contro il 39% degli uomini.
Questa maggiore attenzione si accompagna però anche a una visione più critica del servizio ricevuto. Il 42% delle donne ritiene infatti il costo della consulenza troppo elevato rispetto al valore percepito, contro il 34% degli uomini. Un dato che suggerisce come la crescita della consapevolezza porti inevitabilmente anche a richieste più sofisticate in termini di qualità e trasparenza del servizio finanziario.
Secondo Andrea Rocchetti, Global Head of Wealth di Moneyfarm, la vera sfida oggi non è più soltanto rendere disponibili le informazioni, ma renderle realmente comprensibili e utilizzabili dagli investitori. Rocchetti sottolinea infatti come una maggiore trasparenza possa migliorare non solo la qualità delle decisioni finanziarie, ma anche la percezione del valore della consulenza ricevuta.
La Gen Z punta sugli ETF ma legge poco il Rendiconto
L’indagine evidenzia anche un forte divario generazionale. La Gen Z si conferma la fascia più sensibile ai costi e maggiormente orientata verso strumenti efficienti come gli ETF, ma al tempo stesso è quella che incontra più difficoltà nell’utilizzo concreto degli strumenti informativi.
Ben l’83% dei giovani investitori considera infatti gli ETF il prodotto con il miglior rapporto costi-benefici, il dato più elevato tra tutte le fasce d’età. Eppure soltanto il 15% dei rispondenti Gen Z dichiara di aver trovato e letto il Rendiconto Costi e Oneri.
Anche la percezione della consulenza appare fortemente critica. Il 54% dei giovani investitori ritiene infatti troppo elevati i costi della consulenza finanziaria, evidenziando un rapporto spesso problematico tra nuove generazioni e servizi tradizionali del settore.
Il quadro che emerge è quindi quello di una generazione molto attenta all’efficienza e ai costi, ma ancora poco abituata a utilizzare pienamente gli strumenti messi a disposizione dalla normativa europea. Un paradosso che, secondo l’indagine di Moneyfarm, riflette il disallineamento tra consapevolezza teorica e competenze pratiche.
Più consapevolezza significa più attenzione agli ETF
Uno degli elementi più interessanti dell’indagine riguarda il rapporto tra livello di consapevolezza e scelte di investimento. Tra chi conosce bene il Rendiconto Costi e Oneri, la preferenza verso gli ETF cresce in modo molto significativo.
L’81,8% degli investitori che conosce il Rendiconto considera infatti gli ETF gli strumenti con il miglior rapporto costi-benefici, in netto aumento rispetto al 72,5% registrato nel 2025. La percentuale supera addirittura l’85% tra chi dichiara di comprendere chiaramente i costi sostenuti.
Nonostante ciò, la comprensione della struttura effettiva dei costi resta ancora parziale. Quasi la metà degli intervistati tende infatti a sottostimare il peso dei costi di distribuzione e consulenza, attribuendo erroneamente la quota principale delle spese ai soli costi di prodotto.
Secondo Massimo Scolari, Presidente di Ascofind, la maggiore consapevolezza sui costi si traduce sempre più chiaramente in una preferenza verso strumenti passivi ed ETF. Tuttavia, Scolari evidenzia anche come resti ancora molta strada da percorrere per rendere le informazioni realmente comprensibili, soprattutto riguardo all’impatto concreto dei costi sui rendimenti finali.
Il dato forse più rilevante riguarda però la percezione stessa della consulenza. Tra gli investitori che conoscono bene il Rendiconto, il 48,1% considera il costo della consulenza adeguato o conveniente, contro appena il 37,6% di chi possiede una conoscenza vaga del documento.
Un segnale che suggerisce come trasparenza, educazione finanziaria e comprensione dei costi possano diventare non solo strumenti di tutela, ma anche elementi capaci di rafforzare la fiducia tra investitori e consulenti.

di Francesco Sicuro












































