Start&Stock: Teheran non arretra sul nucleare, resta alta l’incertezza sui negoziati con Washington

Start&Stock: Teheran non arretra sul nucleare, resta alta l’incertezza sui negoziati con Washington

I mercati restano guidati dalle continue oscillazioni dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, tra aperture diplomatiche e nuovi timori di escalation legati al nucleare iraniano e allo Stretto di Hormuz. In Asia il Nikkei guida i rialzi, mentre in Giappone l’inflazione rallenta ai minimi da quattro anni. Il petrolio resta volatile sopra i 104 dollari tra dubbi sull’accordo e timori per l’offerta globale, mentre l’oro si muove in un range ristretto tra attese sui tassi e rischio stagflazione.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,7%. Sulla stessa intonazione i futures sull’S&P 500 (+0,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,4%).

L’andamento dei mercati nelle ultime 24 ore è stato dominato dalle continue oscillazioni delle notizie relative ai negoziati tra Stati Uniti e Iran, con il sentiment degli investitori che si è modificato più volte nel corso della giornata tra aspettative di distensione e timori di una nuova escalation. Se la chiusura europea di ieri era stata caratterizzata da un clima di crescente cautela, con petrolio e rendimenti obbligazionari in rialzo e mercati azionari in calo, nelle ore successive il ritorno dell’ottimismo su un possibile accordo ha invertito rapidamente la direzione dei mercati prima di un nuovo parziale ridimensionamento verso la chiusura di Wall Street.

A guidare i movimenti del mercato è stato soprattutto il flusso continuo di indiscrezioni e dichiarazioni contrastanti provenienti da Teheran e Washington. Nella mattinata europea il petrolio aveva inizialmente registrato un forte calo dopo che l’agenzia iraniana ISNA aveva riferito che l’Iran stava preparando una risposta al testo inviato dagli Stati Uniti, aggiungendo che la proposta americana “ha ridotto in parte le distanze” tra le due parti.

L’ottimismo è stato però rapidamente frenato da un report di Reuters, secondo cui la Guida Suprema iraniana avrebbe ordinato che le scorte di uranio arricchito restassero nel Paese. La notizia ha provocato un immediato recupero del petrolio, considerando che Washington aveva chiesto proprio la rimozione dell’uranio iraniano nel quadro delle trattative. Successivamente Al Jazeera e altre testate hanno riportato smentite sull’esistenza di una nuova direttiva ufficiale in questo senso.

Il petrolio ha poi ripreso a scendere dopo indiscrezioni diffuse sui social media secondo cui Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto una bozza preliminare di accordo che rinvierebbe le questioni nucleari a una fase successiva dei negoziati, anche se l’attendibilità delle informazioni non è stata confermata. Una parte dell’ottimismo si è nuovamente ridotta dopo le dichiarazioni del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha affermato che “non faremo mai passi indietro” nei negoziati.

Restano inoltre aperte le questioni legate allo Stretto di Hormuz. Il presidente americano Donald Trump si è detto contrario all’ipotesi sostenuta da Iran e Oman di introdurre un sistema permanente di pedaggi per il transito nello stretto, dichiarando che “lo vogliamo aperto, lo vogliamo libero, non vogliamo pedaggi”.

Sul mercato azionario americano il miglioramento del sentiment legato all’Iran ha consentito agli indici di recuperare le perdite iniziali. Lo S&P 500 ha chiuso ieri in rialzo del +0,2% dopo avere trascorso gran parte della seduta in territorio negativo. L’indice resta ora distante appena lo 0,7% dai massimi storici ed è avviato verso l’ottava settimana consecutiva di rialzi, la serie positiva più lunga dal 2023. A trainare gli acquisti sono stati soprattutto i settori difensivi e le blue chip, con il Dow Jones in progresso del +0,5% e su nuovi massimi storici. Più contenuti i movimenti del comparto tecnologico: il Nasdaq ha chiuso a +0,1%, mentre il paniere dei Magnificent 7 è rimasto piatto.

Tra i singoli titoli spicca il calo di Nvidia, in ribasso del -1,8% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali diffusi la sera precedente. In forte rialzo invece IBM, che ha guadagnato il +12,4% dopo l’annuncio di un accordo con l’amministrazione americana per ricevere un finanziamento da 1 miliardo di dollari destinato alla costruzione di un impianto per la produzione di chip dedicati al quantum computing. Tra le peggiori performance dello S&P 500 figurano invece Intuit, crollata del -20%, e Walmart, in calo del -7,3%, entrambe penalizzate da trimestrali considerate deboli dal mercato.

La seduta europea di ieri era stata invece più debole. Il Dax tedesco ha perso lo 0,5%, mentre il Cac 40 francese ha ceduto lo 0,4%. Lo Stoxx 600 è comunque riuscito a chiudere in lieve rialzo dello 0,04%, sostenuto soprattutto dalla forza relativa dei mercati britannico e svizzero.

ASIA

Il clima positivo si è trasferito anche ai mercati asiatici. Il Nikkei giapponese guida i rialzi con un progresso del +2,3%, mentre la maggior parte degli altri listini dell’area registra aumenti attorno al mezzo punto percentuale.

In Giappone l’inflazione core rallenta nel mese di aprile fino ai livelli più bassi degli ultimi quattro anni, sostenuta dagli effetti dei sussidi pubblici destinati a carburanti e istruzione, mentre gli analisti continuano a segnalare il rischio di nuove pressioni sui prezzi legate al rincaro dell’energia provocato dalla guerra in Medio Oriente.

L’indice dei prezzi al consumo “core” si attesta ad aprile all’1,4% su base annua, in netto rallentamento rispetto all’1,8% registrato a marzo e inferiore anche all’1,7% previsto dal consensus degli economisti. Si tratta dell’incremento più contenuto dal marzo 2022.

A incidere sul rallentamento dell’inflazione è stato soprattutto il calo del 10,6% delle spese per l’istruzione, elemento che ha contribuito a frenare la componente dei servizi compensando gli aumenti diffusi registrati in altre categorie di beni, compresi gli alimentari.

L’indice osservato con maggiore attenzione dalla Bank of Japan, che esclude alimentari freschi e carburanti, mostra anch’esso una frenata significativa, attestandosi all’1,9% rispetto al 2,4% di marzo.

Il rallentamento dei prezzi potrebbe spingere ora la banca centrale giapponese a riflettere su una possibile revisione dei segnali più restrittivi emersi negli ultimi mesi, anche se restano elevate le preoccupazioni per il potenziale impatto inflazionistico del rialzo dei prezzi energetici collegato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,85%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 79 punti base.

L’attenzione resta concentrata sulle prossime aste del Tesoro. È attesa infatti questa sera la comunicazione ufficiale dei quantitativi relativi all’asta dei Bot in programma il 27 maggio.

Il Consiglio dei ministri di stasera varerà una nuova proroga del taglio alle accise sui carburanti, deciso per aiutare famiglie e imprese a fronteggiare l'aumento dei costi energetici legati alla guerra in Medio Oriente, ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

PETROLIO

Il petrolio torna a salire dopo tre sedute consecutive di ribassi, mentre le nuove dichiarazioni provenienti dall’Iran sul programma nucleare e sullo Stretto di Hormuz ridimensionano l’ottimismo che aveva accompagnato i negoziati con gli Stati Uniti. Il Brent supera i 104 dollari al barile, pur restando in calo di oltre il 4% nell’arco della settimana, mentre il West Texas Intermediate risale verso quota 98 dollari.

Teheran ha dichiarato che l’ultima proposta avanzata da Washington avrebbe in parte ridotto le distanze tra le due parti coinvolte nel conflitto. A pesare sul clima dei negoziati sono state però le affermazioni della Guida Suprema della Repubblica Islamica, che ha ribadito l’intenzione di mantenere le scorte di uranio dell’Iran, oltre alle tensioni relative ai pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz, elementi che hanno aumentato i dubbi sulla possibilità di una svolta rapida nei colloqui diplomatici.

Le indicazioni contrastanti sui temi chiave delle trattative hanno lasciato gli operatori senza una direzione chiara sulla reale vicinanza di un accordo tra le due parti, dopo il ritorno delle minacce di escalation registrato negli ultimi giorni. Questa incertezza continua a influenzare pesantemente le quotazioni petrolifere, mentre i trader cercano di valutare quando i flussi energetici attraverso lo Stretto potranno tornare completamente alla normalità.

Secondo Goldman Sachs, la guerra e la riduzione delle forniture hanno provocato un calo delle scorte globali di greggio e prodotti raffinati a un ritmo record. La banca americana evidenzia come la persistente interruzione dei flussi energetici stia continuando a comprimere le disponibilità sui mercati internazionali.

Per Rebecca Babin, senior energy trader di CIBC Private Wealth Group, il continuo alternarsi di indiscrezioni e dichiarazioni contraddittorie sta riducendo la propensione al rischio sia sui mercati finanziari sia sul mercato fisico del petrolio. Secondo Babin, gli investitori orientati agli acquisti sui ribassi restano cauti di fronte alla prospettiva di una possibile ripresa dei flussi attraverso Hormuz, mentre gli operatori fisici continuano a ridurre le scorte in attesa di maggiore chiarezza, evitando di acquistare carichi a prezzi elevati.

Anche l’International Energy Agency resta pronta a intervenire in caso di necessità. Il direttore esecutivo Fatih Birol ha dichiarato ieri che l’agenzia è disponibile a liberare ulteriori scorte strategiche dopo il primo rilascio effettuato nel mese di marzo.

ORO

L’oro continua a muoversi in un intervallo ristretto, mentre i segnali contrastanti sui negoziati tra Stati Uniti e Iran mantengono elevata l’incertezza degli investitori sulle future decisioni delle banche centrali in materia di tassi d’interesse. Il metallo prezioso tratta in area 4.540 dollari l’oncia, su livelli sostanzialmente invariati rispetto a una settimana fa.

Secondo quanto riportato dall’agenzia semi-ufficiale Iranian Students’ News Agency, Teheran starebbe preparando una risposta al testo inviato dagli Stati Uniti, proposta che “ha ridotto in parte le distanze” tra le due parti. L’agenzia non ha specificato l’origine delle informazioni diffuse.

Le indicazioni di un possibile progresso nei negoziati sono state però controbilanciate da nuove tensioni emerse nelle stesse ore. Un report di Reuters ha riferito che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe dato disposizioni affinché le scorte iraniane di uranio quasi utilizzabile per fini militari non vengano inizialmente trasferite all’estero. La notizia ha provocato un nuovo rialzo dei prezzi del petrolio.

Successivamente il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di opporsi ai tentativi di Iran e Oman di introdurre una forma permanente di pedaggio per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali. Le dichiarazioni contrastanti sui temi centrali del confronto diplomatico continuano così a rendere poco chiaro se Washington e Teheran siano realmente più vicine a un accordo.

Per il mercato dell’oro questa situazione mantiene vive le preoccupazioni relative alla possibilità che la Federal Reserve e le altre principali banche centrali possano essere costrette ad aumentare ulteriormente i tassi d’interesse per contrastare l’inflazione alimentata dall’aumento dei prezzi energetici. L’oro tende storicamente a beneficiare di un contesto caratterizzato da tassi più bassi, dal momento che il metallo prezioso non offre rendimento.

Secondo gli strategist di TD Securities, tra cui Ryan McKay, la fase di stallo nelle trattative ha ridotto l’attrattiva dell’oro e degli altri metalli preziosi per i commodity trading adviser. Gli analisti hanno sottolineato che gli scenari più recenti elaborati dalla banca evidenziano la possibilità che i fondi CTA possano ridurre quasi completamente le proprie posizioni nette rialziste sull’oro in caso di un forte movimento ribassista verso quota 4.350 dollari l’oncia.

L’oro continua a muoversi in una fascia ristretta dopo il brusco calo registrato nei primi giorni del conflitto. Gli investitori stanno cercando di valutare il peso di tassi d’interesse più elevati rispetto al rischio di uno scenario caratterizzato da alta inflazione e crescita debole. Dall’inizio della guerra, scoppiata alla fine di febbraio, il lingotto ha perso quasi il 14%.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

La crescita dell’economia tedesca nel primo trimestre viene confermata dalla lettura finale del Pil, che mostra un aumento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Su base annua il prodotto interno lordo registra un incremento dello 0,5% secondo l’indice grezzo, mentre l’indice destagionalizzato e corretto per il calendario segna una crescita dello 0,4%.

Migliora anche il clima dei consumatori tedeschi in vista del mese di giugno. L’indice Gfk sale a -29,8 rispetto al -33,1 rivisto di maggio, segnalando un recupero della fiducia delle famiglie. Attesa inoltre per l’indice Ifo business climate di maggio, previsto alle ore 10 con un consensus pari a 84,2.

Nel Regno Unito le vendite al dettaglio di aprile mostrano un andamento peggiore delle attese. Su base mensile si registra una contrazione dell’1,3%, mentre su base annua la variazione risulta nulla. Il dato risulta inferiore alle previsioni del mercato, che indicavano un calo congiunturale dello 0,6% e una crescita tendenziale dell’1,3%.

Dalla Francia sono attesi gli aggiornamenti relativi al clima economico. Alle 8:45 verranno pubblicati il business climate manifatturiero di maggio, stimato a 100,0, e il business climate generale, atteso a 94,0.

Negli Stati Uniti l’attenzione resta puntata sull’indice finale di fiducia dell’Università del Michigan relativo al mese di maggio, previsto alle ore 16 con un consensus pari a 48,2.

Attesi anche gli interventi della presidente della Bce Christine Lagarde, oltre a quelli dei membri dell’istituto centrale europeo Vujcic, Kazimir e Muller, insieme al governatore della Fed Christopher Waller.

Riflettori puntati anche sulle decisioni delle agenzie di rating. Moody’s si pronuncerà sul merito di credito di Regno Unito e Portogallo, mentre Dbrs pubblicherà la propria valutazione sulla Svezia. Attesa anche la decisione di S&P sul rating della Norvegia.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI AZIONARI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

TELECOM ITALIA. Il gruppo delle telecomunicazioni ha completato l’operazione di conversione delle azioni di risparmio, che da questo momento non risultano più quotate sul mercato. La società ha comunicato che è diventata efficace la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio per le quali non era stata esercitata la conversione facoltativa in azioni ordinarie.

STELLANTIS. Il titolo ha terminato la seduta con una flessione del 2% dopo la presentazione del nuovo piano industriale da 60 miliardi di euro. Il gruppo automobilistico punta al lancio di 60 nuovi modelli entro il 2030, al rafforzamento delle partnership strategiche e alla revisione dell’ampio portafoglio marchi. In serata la società ha inoltre annunciato un obiettivo di margine operativo rettificato AOI pari al 7% e un free cash flow industriale di 6 miliardi di euro entro il 2030 attraverso il piano di crescita e contenimento costi denominato “FaSTLAne”.

RECORDATI. Cvc Fund e Groupe Bruxelles Lambert hanno annunciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria da 10,7 miliardi di euro su tutte le azioni ordinarie del gruppo farmaceutico con l’obiettivo del delisting. Il prezzo previsto dall’offerta è pari a 51,29 euro per azione. Rossini, attuale azionista di controllo della società, ha già assunto l’impegno di aderire all’operazione.

WEBUILD. La società saudita Neom ha esercitato il diritto di recesso relativo al contratto del progetto Connector High-Speed Line per la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità lungo la costa nord del Mar Rosso. Secondo quanto comunicato dalla società, il recesso diventerà efficace dal 27 maggio 2026.

AMPLIFON. Il gruppo ha completato con successo un collocamento riservato tramite accelerated bookbuilding al prezzo di 10 euro per azione, per un controvalore complessivo pari a 453 milioni di euro. Le nuove azioni collocate rappresentano circa il 20% del capitale sociale precedente all’aumento. La società ha spiegato che le risorse raccolte saranno utilizzate integralmente per finanziare la componente in contanti dell’acquisizione del business Hearing da GN Store Nord.

ENI. Il gruppo energetico ha firmato tre accordi di lungo periodo per l’acquisto di gas naturale liquefatto in Indonesia con fornitori collegati ai progetti South Hub e North Hub. Entrambi i progetti sono gestiti da Eni, che detiene complessivamente una partecipazione superiore all’80%.

THE ITALIAN SEA GROUP. La società ha comunicato l’emersione di perdite la cui entità definitiva è ancora in fase di valutazione e tali da rientrare nelle previsioni dell’articolo 2447 del codice civile. Il gruppo ha quindi predisposto un piano di risanamento che comprende anche la possibile cessione di asset immobiliari e un eventuale accordo con l’amministrazione finanziaria.

A livello internazionale sono da monitorare:

ESTEE LAUDER, PUIG BRANDS. Le due società hanno interrotto le trattative relative a un’operazione miliardaria che avrebbe portato alla creazione di uno dei più grandi gruppi mondiali del settore beauty.

DEEPSEEK. Il management della startup specializzata in intelligenza artificiale avrebbe comunicato ai potenziali investitori coinvolti nel round di finanziamento da 70 miliardi di yuan, pari a circa 10 miliardi di dollari, l’intenzione di privilegiare la ricerca avanzata sull’intelligenza artificiale rispetto alla commercializzazione di breve periodo.

ADANI GROUP, RELIANCE INDUSTRIES. Capital Group sta aumentando progressivamente la propria esposizione nelle società del gruppo Adani, riducendo allo stesso tempo le partecipazioni detenute in Reliance Industries. Il movimento segnala un cambiamento nelle preferenze degli investitori esteri verso i principali conglomerati indiani.

NINTENDO. La società giapponese avrebbe chiesto a partner e fornitori di assemblare circa 20 milioni di console Switch 2 entro marzo del prossimo anno fiscale, un volume superiore di circa il 20% rispetto alle precedenti previsioni di vendita comunicate all’inizio del mese.

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