Start&Stock: raid americani contro le infrastrutture iraniane dopo l’abbattimento dell’elicottero Apache

Start&Stock: raid americani contro le infrastrutture iraniane dopo l’abbattimento dell’elicottero Apache

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano il principale fattore di incertezza per i mercati, tra nuovi scontri militari, negoziati ancora aperti e timori per la riapertura dello Stretto di Hormuz. L’attenzione è rivolta anche all’inflazione americana e alle prossime mosse della Fed, mentre in Europa gli investitori guardano alla Bce. In Asia prevale la cautela, con il comparto tecnologico sotto pressione e segnali contrastanti dall’economia cinese. Sul mercato energetico pesano le preoccupazioni per l’offerta globale, mentre l’oro continua a risentire delle aspettative di tassi elevati e del rafforzamento dell’avversione al rischio.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo del +0,3%. Deboli, invece, i futures sull’S&P 500 (-0,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,5%).

I mercati continuano a muoversi tra scenari estremamente contrastanti, sospesi tra la prospettiva di un accordo tra Stati Uniti e Iran e il rischio di una nuova escalation militare in Medio Oriente, mentre il settore tecnologico alterna fasi di forte entusiasmo legato all’intelligenza artificiale a timori di una correzione simile a quella che seguì lo scoppio della bolla tecnologica dei primi anni Duemila. Il Brent è sceso temporaneamente sotto i 90 dollari al barile per la prima volta dal 17 aprile prima di recuperare parte delle perdite dopo che Donald Trump ha promesso una risposta all’abbattimento di un elicottero militare statunitense da parte dell’Iran. Il Philadelphia Semiconductor Index ha registrato una flessione intraday fino al -8,6% prima di ridurre il calo e chiudere a -1,9%. L’inizio della settimana è stato quindi caratterizzato da forti oscillazioni sia per il petrolio sia per i titoli tecnologici, con movimenti repentini registrati tra lunedì e martedì.

Nelle ultime 24 ore il confronto tra Washington e Teheran ha conosciuto una nuova fase di tensione dopo i raid americani lanciati in risposta diretta all’abbattimento di un elicottero Apache dell’esercito statunitense sopra lo Stretto di Hormuz. Nella tarda serata di ieri il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le proprie forze hanno condotto quella che è stata definita una “risposta proporzionata a un’aggressione iraniana ingiustificata”, colpendo sistemi di difesa aerea, stazioni di controllo a terra e radar di sorveglianza nelle vicinanze dello stretto mediante munizionamento di precisione lanciato da aerei da combattimento. Donald Trump, intervenuto ai microfoni di ABC News durante l’annuncio dell’operazione, ha affermato che l’azione si è resa necessaria dopo l’episodio dell’elicottero, aggiungendo che la risposta doveva essere “molto forte e molto potente”. I media iraniani hanno riferito di esplosioni in diverse aree del sud del Paese, comprese l’isola di Qeshm e la regione di Bandar Abbas, mentre la televisione di Stato ha riportato che due serbatoi per l’approvvigionamento idrico a Sirik sono stati colpiti, interrompendo temporaneamente la distribuzione di acqua potabile.

Teheran continua a negare qualsiasi responsabilità nell’abbattimento dell’elicottero, ma le autorità iraniane hanno lanciato dure avvertenze dopo l’operazione americana. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran “non lascerà senza risposta alcun attacco o minaccia”, ricordando anche che la presenza di forze straniere in prossimità del territorio iraniano comporta costantemente il rischio di errori umani, incidenti o coinvolgimenti accidentali nei combattimenti. Il comando militare congiunto iraniano ha sostenuto di aver preso di mira diverse basi statunitensi nella regione, mentre le Guardie Rivoluzionarie hanno affermato di aver lanciato un attacco con droni contro la Quinta Flotta americana in Bahrain, secondo quanto riferito dall’emittente statale IRIB. Gli ultimi sviluppi hanno evidenziato la fragilità del cessate il fuoco raggiunto ad aprile e hanno alimentato nuovi dubbi sulle ripetute dichiarazioni di Donald Trump secondo cui un accordo di pace più ampio sarebbe ormai vicino.

Lo S&P 500 ha terminato la giornata di ieri a -0,3% dopo essere arrivato a perdere il -2,3% nel corso della seduta, mentre il Nasdaq ha chiuso a -1%. Anche i mercati azionari europei hanno risentito della fase di debolezza registrata a livello globale. Lo Stoxx 600 ha perso il -0,5%, registrando la terza seduta consecutiva in calo, mentre il Dax tedesco ha ceduto il -0,7%, tornando in territorio negativo da inizio 2026. La chiusura anticipata rispetto al recupero di Wall Street ha penalizzato i listini europei, anche se la minore esposizione ai titoli tecnologici e ai semiconduttori ha consentito al Cac 40 francese di chiudere a +0,1% e al Ftse Mib italiano di avanzare del +0,1%.

Il presidente statunitense ha affermato che i negoziati si trovano “nelle fasi finali di quello che sarà un accordo molto positivo” e che entro uno o due giorni potrebbero emergere indicazioni concrete. Le parole di Trump hanno alimentato le aspettative di una possibile intesa imminente e della riapertura dello Stretto di Hormuz nelle prossime settimane. Anche se le successive tensioni legate all’abbattimento dell’elicottero hanno riportato cautela, il clima costruttivo non è stato completamente cancellato. Nel corso della giornata il New York Times ha inoltre riportato alcuni dettagli delle trattative tra Stati Uniti e Iran per delineare un accordo sul nucleare, aumentando le speranze di una soluzione più ampia rispetto a una semplice intesa temporanea finalizzata alla riapertura dello stretto.

ASIA

Nelle contrattazioni asiatiche prevalgono le vendite, con il Kospi che guida i ribassi regionali cedendo il -4,2%, mentre il Nikkei perde il -1,4% sotto il peso delle pressioni sui titoli legati all’intelligenza artificiale. In calo anche l’Hang Seng a -1,2%, il CSI 300 a -1,0% e lo Shanghai Composite a -0,6%.

Lo yen giapponese continua a muoversi in prossimità dei livelli più deboli dalla scorsa primavera, mantenendo alta l’attenzione degli operatori sull’eventualità di un intervento delle autorità di Tokyo sul mercato valutario.

Dalla Cina sono arrivati infine i dati sull’inflazione di maggio. L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del +1,2% su base annua, leggermente al di sotto del consenso del +1,3% e invariato rispetto al mese precedente, confermando una domanda interna ancora moderata. L’indice dei prezzi alla produzione ha invece accelerato al +3,9% annuo, in linea con le previsioni e sui livelli più elevati dall’agosto 2022. L’aumento è stato sostenuto principalmente dal rincaro dei costi energetici legati agli sviluppi geopolitici in Medio Oriente e segna un’accelerazione rispetto al +2,8% registrato ad aprile.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,83%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 78 punti base.

Nella seduta precedente i rendimenti hanno mostrato variazioni contenute dopo la decisione di Israele e Iran di sospendere gli attacchi reciproci, mentre l’attenzione degli investitori si è progressivamente spostata sulla riunione della Bce, che prende il via oggi e proseguirà per due giorni.

Sul mercato primario è in programma l’asta del Bot annuale, con il Tesoro che offrirà titoli per un ammontare complessivo di 8,5 miliardi di euro. Le indicazioni provenienti dal mercato suggeriscono rendimenti sostanzialmente stabili rispetto all’ultima emissione. Nella serata di ieri il titolo trattava sul mercato grigio di Mts con un rendimento del 2,696%, a fronte del 2,699% registrato a metà maggio.

Dopo l’intensa attività di collocamento vista nella giornata precedente, il mercato primario europeo torna a proporre nuove emissioni attraverso il canale delle aste ordinarie. La Germania offrirà il Bund con scadenza febbraio 2036, mentre il Portogallo metterà a disposizione degli investitori titoli con scadenza 2035 e 2045.

Sempre sul fronte delle nuove emissioni sovrane, il mercato attende anche il collocamento sindacato annunciato dalla Grecia.

PETROLIO

Le quotazioni del petrolio annullano i guadagni iniziali mentre il mercato valuta le prospettive dei negoziati destinati a porre fine al conflitto con l’Iran, dopo una breve operazione militare statunitense contro la Repubblica Islamica seguita all’abbattimento di un elicottero americano.

Il Brent scende in area 91 dollari al barile dopo essere arrivato a guadagnare fino al +2% nel corso della seduta. Il West Texas Intermediate si attesta intorno agli 88 dollari. Le forze armate statunitensi hanno colpito obiettivi situati nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz, mentre l’Iran ha risposto con un attacco condotto tramite droni contro la Quinta Flotta americana in Bahrain. Secondo quanto riferito dall’emittente statale IRIB, sono state prese di mira anche installazioni militari statunitensi presenti in Giordania e Kuwait.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha spiegato in una nota pubblicata su X che le operazioni contro l’Iran sono state autorizzate dal presidente Donald Trump come risposta all’abbattimento di un elicottero Apache avvenuto al largo delle coste dell’Oman. Nella comunicazione ufficiale, l’azione viene definita una risposta proporzionata a quella che Washington considera un’aggressione iraniana ingiustificata.

Secondo il Centcom, le forze americane hanno utilizzato munizionamento di precisione lanciato da aerei da combattimento per colpire sistemi di difesa aerea iraniani, stazioni di controllo terrestri e radar di sorveglianza localizzati nei pressi dello Stretto di Hormuz. L’emittente IRIB ha riferito che tra gli obiettivi colpiti figurano l’isola di Qeshm, situata all’interno dello stretto, e la regione di Jask, anch’essa vicina al passaggio marittimo.

In precedenza Donald Trump aveva attribuito a Teheran la responsabilità dell’attacco contro l’elicottero impegnato in attività di pattugliamento nello Stretto di Hormuz, promettendo una reazione. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato su X che la Repubblica Islamica non lascerà senza risposta alcun attacco o minaccia dopo le operazioni militari americane.

La nuova escalation mette a rischio la stabilità di una tregua già fragile e complica il percorso negoziale verso un accordo più duraturo tra le parti coinvolte nel conflitto. Donald Trump ha ribadito più volte che i colloqui di pace stanno procedendo, dopo che nei giorni precedenti Israele e Iran erano tornati a colpirsi reciprocamente.

Secondo Saul Kavonic, senior energy analyst di MST Marquee, gli ultimi attacchi dimostrano come un’intesa con l’Iran resti ancora lontana. L’analista osserva che il mercato trova comunque un elemento di rassicurazione nel carattere proporzionato delle operazioni militari, interpretandolo come un segnale della volontà delle parti di privilegiare un accordo rispetto a un conflitto aperto.

L’ultima ondata di ostilità rischia di prolungare la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, sottoposto a un doppio blocco da parte di Stati Uniti e Iran. La guerra, iniziata alla fine di febbraio, ha ridotto drasticamente le forniture di petrolio, carburanti e gas naturale verso i mercati internazionali, alimentando timori legati a una possibile crisi inflazionistica.

Sul fronte dell’offerta, le scorte di greggio negli Stati Uniti sono diminuite di 9,1 milioni di barili nell’ultima settimana secondo un rapporto dell’American Petroleum Institute visionato da Bloomberg. Se confermato dai dati governativi attesi mercoledì, si tratterebbe della flessione più ampia registrata da settembre. Le riserve americane si trovano già ai livelli più bassi degli ultimi quattro mesi, riflettendo il progressivo assorbimento delle disponibilità globali mentre gli acquirenti cercano di sostituire i volumi mancanti provenienti dal Golfo Persico.

Saul Kavonic ha aggiunto che ogni giorno che passa contribuisce a restringere ulteriormente il mercato, mentre le riserve petrolifere mondiali continuano a scendere verso livelli definiti senza precedenti.

ORO

L’oro amplia il movimento ribassista dopo l’intervento militare degli Stati Uniti contro l’Iran, un’azione lanciata in risposta all’abbattimento di un elicottero militare americano e destinata a complicare ulteriormente gli sforzi diplomatici per porre fine a un conflitto che da mesi condiziona i mercati globali e alimenta le pressioni inflazionistiche.

Il metallo prezioso arriva a perdere fino al -2,1%, scendendo in area 4.173 dollari l’oncia, dopo aver già archiviato la seduta precedente con un ribasso del -1,6%. Le forze armate statunitensi hanno colpito obiettivi iraniani nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz dopo che il presidente Donald Trump ha attribuito a Teheran la responsabilità dell’abbattimento di un elicottero americano al largo delle coste dell’Oman. L’agenzia iraniana Mehr ha riferito che diverse esplosioni sono state udite sull’isola di Qeshm e lungo la costa meridionale del Paese.

L’ultima escalation mette sotto pressione una tregua già fragile e rischia di prolungare la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi energetici mondiali per il trasporto di petrolio e gas dal Medio Oriente verso i mercati internazionali. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato in un messaggio pubblicato su X che l’Iran non lascerà senza risposta alcun attacco o minaccia. Successivamente, secondo quanto riportato dall’emittente statale IRIB News, la Repubblica Islamica ha lanciato un attacco con droni contro la Quinta Flotta americana stanziata in Bahrain.

Le quotazioni del petrolio hanno inizialmente reagito al rialzo nella seduta di oggi, alimentando ulteriormente i timori per l’inflazione globale e rafforzando l’ipotesi che le principali banche centrali possano mantenere i tassi invariati o procedere con nuovi aumenti. Uno scenario generalmente sfavorevole per l’oro, che non offre rendimenti periodici.

L’attenzione degli investitori si sposta ora sui dati relativi all’inflazione statunitense attesi oggi pomeriggio, considerati fondamentali per valutare le prossime decisioni della Fed. Una parte del mercato continua già a scommettere su una politica monetaria più restrittiva, come dimostra il rialzo dei rendimenti dei Treasury biennali, saliti ai livelli più elevati da oltre un anno. Anche questo elemento esercita pressione sul metallo giallo.

L’oro quota attualmente circa il -20% al di sotto dei livelli registrati prima dell’inizio della guerra con l’Iran alla fine di febbraio. La recente discesa sotto la media mobile a 200 giorni, uno degli indicatori tecnici più seguiti dagli investitori istituzionali per valutare il trend di lungo periodo, ha inoltre innescato nuove vendite.

Secondo Suki Cooper, responsabile globale della ricerca sulle materie prime di Standard Chartered Plc, l’andamento dei prezzi potrebbe diventare ancora più vulnerabile nel breve termine se aumenteranno le aspettative di un rialzo dei tassi. L’esperta sottolinea inoltre che un ulteriore indebolimento delle quotazioni potrebbe rendere in perdita un numero crescente di investimenti legati agli ETF garantiti da oro, esponendo il mercato a ulteriori pressioni ribassiste.

Suki Cooper individua un primo livello di supporto tecnico in area 4.100 dollari l’oncia. L’analista osserva inoltre che, mentre alcuni mercati come l’India mostrano una domanda debole, la Cina continua a rappresentare un elemento di sostegno, con il premio locale che si mantiene stabile a meno di 10 dollari l’oncia.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

In Italia, l’Istat pubblicherà alle 10:00 i dati relativi alla produzione industriale di aprile. Le previsioni indicano una flessione dello -0,1% su base mensile dopo il progresso del +0,7% registrato a marzo, risultato che aveva superato le attese del mercato e rappresentato il secondo aumento consecutivo dell’indicatore.

Sempre in mattinata la Banca d’Italia diffonderà l’aggiornamento di aprile relativo ai prestiti alle imprese e ai depositi dei residenti presso il sistema bancario nazionale. I dati saranno confrontati con quelli di marzo, mese nel quale la crescita dei finanziamenti concessi dalle banche italiane alle società non finanziarie aveva raggiunto il livello più elevato dall’ottobre 2022.

Negli Stati Uniti il principale appuntamento della giornata riguarda la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo di maggio alle 14:30. Gli investitori seguiranno con particolare attenzione il dato per valutare eventuali segnali di un nuovo rafforzamento delle pressioni inflazionistiche. Il consenso degli economisti prevede un’inflazione complessiva al 4,2% e una componente core al 2,9%.

La rilevazione arriva pochi giorni dopo il rapporto sul mercato del lavoro statunitense diffuso venerdì scorso. I dati sull’occupazione, risultati superiori alle attese nel mese di maggio, hanno contribuito a rafforzare le aspettative di un ulteriore intervento restrittivo da parte della Fed entro la fine dell’anno. I mercati monetari attribuiscono attualmente una probabilità del 68% a un rialzo dei tassi statunitensi entro dicembre.

In programma alle 10:00 un intervento di Claudia Buch, membro del Consiglio di vigilanza della Bce. Prende inoltre il via a Francoforte la riunione del Consiglio direttivo della Bce dedicata alla politica monetaria, con la decisione sui tassi attesa nel pomeriggio di domani.

In Canada, la Bank of Canada comunicherà la propria decisione sui tassi di interesse alle 15:45.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT. Le adesioni all’offerta lanciata su Commerzbank hanno raggiunto il 10,91% del capitale. Sommando questa quota alla partecipazione già detenuta direttamente da UniCredit, la banca italiana arriva a controllare il 37,68% dell’istituto tedesco. Considerando anche gli strumenti finanziari con opzione di regolamento fisico, la partecipazione complessiva sale a circa il 40,9%.

LEONARDO. La Germania rappresenterebbe un partner di particolare valore per il programma GCAP dedicato allo sviluppo del caccia di nuova generazione. Lo ha affermato l’amministratore delegato Lorenzo Mariani nel corso di un evento tenutosi martedì. Mariani ha inoltre dichiarato a Bloomberg di prevedere entro la fine del prossimo anno il via libera delle autorità europee al progetto Bromo, la joint venture satellitare realizzata insieme ad Airbus e Thales. Il manager ha aggiunto che un primo accordo con il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita relativo alla divisione aerostrutture del gruppo dovrebbe essere definito entro la fine dell’anno.

ENEL. Per Flavio Cattaneo, amministratore delegato del gruppo, la fase attuale rappresenta il momento più favorevole per investire nelle energie rinnovabili, prima di un eventuale calo dei prezzi all’ingrosso del gas. Intervenendo a un evento organizzato da Il Messaggero, Cattaneo ha sottolineato che, con l’esaurirsi degli effetti del PNRR, un forte impulso agli investimenti nel settore delle rinnovabili può generare benefici economici significativi e contribuire alla crescita del Pil italiano.

TELECOM ITALIA. S&P Global ha migliorato il rating della società portandolo a “BB+”, confermando un outlook stabile.

A livello internazionale sono da monitorare:

STARBUCKS. Il gruppo sta valutando diverse opzioni strategiche per le attività in Giappone, inclusa la possibile cessione di una quota della controllata locale. L’analisi arriva dopo la vendita della partecipazione di maggioranza detenuta nelle operazioni cinesi, secondo quanto riferito da fonti vicine al dossier.

SOFTBANK. Le trattative avviate con potenziali finanziatori per ottenere almeno 6 miliardi di dollari attraverso un prestito garantito dalla partecipazione in OpenAI avrebbero subito una fase di stallo, secondo persone a conoscenza della situazione.

TAIWAN SEMICONDUCTOR MANUFACTURING. Il colosso dei semiconduttori ha comunicato un incremento del 30% delle vendite mensili, confermando la forte domanda legata allo sviluppo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e agli investimenti globali nel settore.

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