STATI UNITI, EUROPA E ASIA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo del +1,6%. Euforici anche i futures sull’S&P 500 (+2,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (+3%).
I mercati iniziano la settimana con un clima decisamente più favorevole dopo l’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Iran che pone fine a 107 giorni di conflitto e apre la strada alla riapertura dello Stretto di Hormuz. L’intesa, annunciata nella tarda serata di ieri e destinata alla firma ufficiale venerdì in Svizzera, prevede secondo i media vicini al governo iraniano una graduale rimozione delle sanzioni statunitensi sulle esportazioni petrolifere di Teheran, lo sblocco di circa 12 miliardi di dollari di attività detenute all’estero e la riapertura dello stretto entro 30 giorni, una volta completate le operazioni di sminamento, insieme alla rimozione del blocco navale americano. Il memorandum stabilisce inoltre una finestra di 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo più ampio, comprendente anche il programma nucleare iraniano, con Teheran che dovrebbe impegnarsi a mantenere l’attuale status senza perseguire lo sviluppo di armi nucleari. Washington non ha fornito dettagli altrettanto espliciti e, pur rappresentando una notizia positiva per i mercati, l’intesa lascia aperti diversi nodi che dovranno essere affrontati nei prossimi due mesi per garantire una pace duratura. Tra questi figura anche la necessità dell’approvazione del Senato americano per eventuali alleggerimenti sostanziali delle sanzioni.
La reazione dei mercati è stata immediata. In Asia prevalgono gli acquisti, con il Kospi in rialzo del +5,6%, il Nikkei del +5,2% su nuovi massimi storici, il CSI 300 del +1,5%, lo Shanghai Composite del +0,9%, l’Hang Seng del +0,5% e l’S&P/ASX 200 australiano del +1,3% alla vigilia della riunione della Reserve Bank of Australia.
Un altro tema centrale riguarda la decisione annunciata venerdì dal governo statunitense di imporre ad Anthropic restrizioni all’accesso dei suoi modelli di intelligenza artificiale più avanzati, Fable 5 e Mythos 5, limitandone l’utilizzo ai soli cittadini americani per motivi di sicurezza nazionale non meglio specificati. Poiché la separazione degli utenti in base alla nazionalità risulta complessa dal punto di vista operativo, la società ha scelto di sospendere completamente l’accesso globale ai due modelli. Si tratta di uno dei primi casi in cui Washington applica controlli all’export non soltanto all’hardware per l’intelligenza artificiale, come i semiconduttori, ma anche direttamente ai modelli di frontiera, confermando la crescente percezione dell’AI come asset strategico a duplice uso.
La misura potrebbe rivelarsi temporanea qualora venissero rapidamente risolti i problemi di sicurezza legati ai rischi di utilizzo improprio. Se invece dovesse assumere un carattere strutturale, le implicazioni per il settore tecnologico americano potrebbero essere rilevanti. Le grandi società dell’intelligenza artificiale hanno infatti bisogno di una platea globale per giustificare gli ingenti investimenti effettuati e le imprese che adottano queste tecnologie richiedono continuità operativa per applicazioni critiche. L’attenzione degli investitori resta quindi concentrata sulle prossime mosse di Anthropic e dell’amministrazione statunitense.
BANCHE CENTRALI
Archiviato il capitolo Iran, il focus si sposta sulle banche centrali. La settimana sarà dominata dalle decisioni della Federal Reserve (Fed), della Bank of Japan (BoJ) e della Bank of England (BoE), oltre a una serie di dati su inflazione e attività economica.
Negli Stati Uniti l’appuntamento principale è la riunione del FOMC in programma mercoledì, la prima sotto la guida del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh. Il cambio di leadership introduce un elemento di incertezza sia nella comunicazione sia nell’orientamento della politica monetaria. Non sono attese modifiche immediate ai tassi, ma gli investitori analizzeranno ogni indicazione per comprendere come Warsh intenda modificare l’approccio della banca centrale, soprattutto alla luce delle sue dichiarazioni favorevoli a un cambiamento di regime nella gestione della politica monetaria.
Nel comunicato finale potrebbe emergere una valutazione leggermente più favorevole del mercato del lavoro, sostenuta da una crescita occupazionale stabile e da un tasso di disoccupazione contenuto. Maggiore attenzione sarà rivolta all’evoluzione della forward guidance. Warsh ha più volte criticato l’eccessivo ricorso a indicazioni preventive sui tassi e il comitato potrebbe adottare una formulazione più neutrale e dipendente dai dati macroeconomici, eliminando gli ultimi riferimenti a possibili allentamenti monetari e mantenendo aperta la porta a ulteriori strette qualora l’inflazione lo richiedesse.
Particolare interesse sarà rivolto anche alle nuove proiezioni economiche. Le aspettative sui tassi potrebbero essere riviste verso l’alto, con quattro o cinque membri del comitato favorevoli a nuovi rialzi nel 2026 e oltre. Questo contribuirebbe a rafforzare il messaggio che la Fed non considera ancora conclusa la battaglia contro l’inflazione. Gli economisti prevedono inoltre una revisione al rialzo di un decimo dell’indice core PCE per il 2027, portandolo al 2,3%.
La conferenza stampa di Warsh rappresenterà probabilmente il momento più seguito dell’intera riunione. Le sue precedenti dichiarazioni suggeriscono un approccio meno focalizzato sui dati di breve termine e più attento a fattori strutturali come produttività e innovazione tecnologica. I mercati cercheranno anche indicazioni su possibili cambiamenti nella comunicazione della banca centrale, inclusi eventuali interventi sul sistema delle proiezioni e sulla gestione dell’incertezza.
Anche fuori dagli Stati Uniti l’agenda delle banche centrali si presenta particolarmente intensa. In Europa sono attese le decisioni della Riksbank e, giovedì, quelle della BoE, della Banca nazionale svizzera e della Norges Bank. Nel Regno Unito si prevede una conferma dei tassi, con attenzione rivolta alla distribuzione dei voti all’interno del comitato e alle indicazioni future in un contesto di inflazione ancora persistente.
In Asia il principale appuntamento è rappresentato dalla riunione della BoJ, in calendario domani. Il mercato si attende un nuovo aumento dei tassi nell’ambito del graduale processo di normalizzazione della politica monetaria. Nell’area Asia-Pacifico è infine attesa la decisione della Reserve Bank of Australia, che dovrebbe mantenere invariata la politica monetaria.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,73%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 77 punti base. Venerdì pomeriggio i rendimenti dell’area euro hanno registrato una flessione sulla scia delle crescenti aspettative di un accordo in grado di porre fine al conflitto in Medio Oriente.
Prende il via alle 9 la raccolta degli ordini del nuovo Btp Italia Sì, il titolo indicizzato all’inflazione nazionale riservato esclusivamente agli investitori retail e con scadenza giugno 2031. L’emissione quinquennale offre una cedola minima garantita dell’1,6% e prevede un premio fedeltà dello 0,6% per chi manterrà il titolo fino alla scadenza.
Il responsabile della gestione del debito pubblico del Tesoro, Davide Iacovoni, ha dichiarato in un’intervista a Reuters che è allo studio un nuovo titolo indicizzato destinato esclusivamente agli investitori istituzionali. Dall’inizio dell’anno il Tesoro ha già coperto oltre il 55% del fabbisogno lordo di raccolta, con un costo medio di emissione pari al 2,91%.
Sul mercato primario europeo, la Francia offre oggi Btf con scadenze settembre 2026, dicembre 2026 e maggio 2027. La Germania colloca invece 2 miliardi di euro di Bubill con scadenza gennaio 2026 e 3 miliardi di euro di Bubill con scadenza giugno 2027.
PETROLIO
Le quotazioni del petrolio hanno registrato una forte flessione dopo che Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo provvisorio destinato a porre fine al conflitto iniziato mesi fa, aprendo la strada alla riattivazione dello Stretto di Hormuz e all’allentamento delle tensioni che hanno pesato sull’offerta energetica globale.
Il Brent perde oltre il -4%, scendendo sotto gli 84 dollari al barile dopo aver concluso la scorsa settimana sui minimi degli ultimi tre mesi, mentre il West Texas Intermediate si attesta in area 81 dollari. Donald Trump ha annunciato attraverso i social media l’autorizzazione alla riapertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco nei confronti della Repubblica Islamica, precisando che il passaggio marittimo tornerà operativo una volta firmata ufficialmente l’intesa prevista per venerdì.
Nonostante l’ottimismo espresso dal presidente statunitense, che ha invitato a “lasciare scorrere il petrolio”, operatori e analisti mantengono un approccio più prudente, evidenziando l’assenza di dettagli completi sul contenuto dell’accordo, le difficoltà logistiche necessarie per ripristinare la navigazione e i tempi richiesti per il ritorno alla piena produzione dei giacimenti.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha confermato il raggiungimento dell’intesa, spiegando che il testo verrà reso pubblico soltanto dopo la cerimonia ufficiale di firma prevista in Svizzera. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato che parteciperà all’evento e ha aggiunto che anche Donald Trump potrebbe essere presente.
Dallo scoppio della guerra alla fine di febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno colpito l’Iran nel tentativo di limitare il programma nucleare di Teheran, i mercati energetici mondiali sono rimasti fortemente influenzati dagli sviluppi del conflitto. La risposta iraniana ha incluso attacchi nell’area del Golfo Persico e la chiusura dello Stretto di Hormuz, una rotta che in condizioni normali movimenta circa un quinto dei flussi petroliferi globali. In seguito, anche gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni alle navi collegate all’Iran.
Dopo l’impennata registrata nelle prime fasi della guerra, le quotazioni del greggio hanno progressivamente ridotto i guadagni nelle ultime settimane grazie ai continui segnali di avvicinamento tra Washington e Teheran e alle indicazioni di una parziale ripresa dei flussi attraverso Hormuz. A questo si sono aggiunti il ricorso alle riserve strategiche da parte di numerose economie avanzate e la riduzione delle importazioni da parte di alcuni grandi acquirenti, in particolare la Cina.
Un calo duraturo del prezzo del petrolio potrebbe contribuire a ridurre i rischi inflazionistici per le banche centrali, inclusa la Fed, che questa settimana esaminerà l’orientamento della politica monetaria. Oltre al greggio, anche il gas naturale europeo ha registrato una forte discesa, con i futures in calo fino al -5,8%, mentre oro e rame hanno beneficiato dell’indebolimento del dollaro statunitense. In ribasso anche le materie prime agricole.
Permangono comunque numerosi ostacoli prima che il traffico attraverso Hormuz possa tornare alla normalità. Tra i principali fattori figurano la bonifica delle mine presenti nell’area e la necessità di chiarire quale grado di controllo l’Iran intenda esercitare sulle imbarcazioni in transito.
Chris Weston di Pepperstone Group ha sottolineato che resta necessario comprendere con precisione il contenuto dell’accordo. Secondo l’analista, anche in presenza della riapertura prevista per venerdì potrebbero persistere rischi legati alla presenza di mine e a costi assicurativi elevati per le compagnie di navigazione.
A conferma del cambiamento nelle aspettative del mercato, lo spread tra i primi due contratti del Brent si è ridotto a meno di 1 dollaro al barile in backwardation. La struttura rimane favorevole a un mercato con disponibilità limitata nel breve termine, ma risulta nettamente inferiore rispetto agli oltre 12 dollari registrati ad aprile.
Gli operatori monitorano inoltre i segnali di una possibile ripresa della produzione nei giacimenti del Golfo Persico rimasti inattivi durante il conflitto. I produttori hanno avvertito che il ritorno alla piena capacità richiederà probabilmente diversi mesi a causa delle complessità tecniche, delle caratteristiche geologiche dei campi e dei danni subiti dalle infrastrutture.
Anche le scorte strategiche e commerciali di petrolio e derivati dovranno essere ricostituite dopo essere state utilizzate a ritmi record nel corso della crisi. Secondo Weston, gli squilibri strutturali creati dalla guerra richiederanno tempo prima di essere completamente riassorbiti.
L’accordo provvisorio raggiunto tra Washington e Teheran prevede inoltre l’avvio di 60 giorni di negoziati dedicati al futuro del programma nucleare iraniano. Pur celebrando il raggiungimento dell’intesa, Trump ha dichiarato al New York Times che, in assenza di un accordo definitivo su quel dossier, gli Stati Uniti potrebbero riprendere le operazioni militari contro l’Iran.
ORO
L’oro ha avviato la settimana in forte rialzo dopo l’annuncio di un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran che prevede la cessazione delle ostilità e la riapertura dello Stretto di Hormuz, un’intesa che contribuisce ad allentare le preoccupazioni legate all’inflazione globale e potrebbe ridurre le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi d’interesse.
Il metallo prezioso è balzato fino al +2,7%, superando quota 4.330 dollari l’oncia dopo che Donald Trump ha annunciato sui social media che l’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è stato completato. La conferma è arrivata anche dal viceministro degli Esteri iraniano, che ha precisato come la firma ufficiale sia prevista venerdì in Svizzera. Nella scorsa settimana il lingotto aveva invece registrato una flessione del -2,5%.
L’intesa raggiunta tra Washington e Teheran prevede l’interruzione reciproca delle azioni militari e l’avvio di un periodo di 60 giorni di negoziati dedicati allo smantellamento del programma nucleare iraniano. In cambio, la Repubblica Islamica beneficerà di un alleggerimento delle sanzioni che colpiscono le esportazioni petrolifere verso l’estero.
Le quotazioni del Brent hanno reagito con una discesa superiore al -4% sulla prospettiva di una ripresa dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, favorita dalla revoca dei blocchi imposti sia dall’Iran sia dagli Stati Uniti lungo una delle principali rotte energetiche mondiali. Trump ha dichiarato che il passaggio marittimo sarà riaperto una volta completata la firma dell’accordo. Nello stesso tempo il dollaro ha mostrato un indebolimento.
Secondo Christopher Wong di Oversea-Chinese Banking, il nuovo scenario macroeconomico risulta meno sfavorevole per l’oro. L’analista ha comunque sottolineato che l’accordo deve ancora essere formalizzato e che, fino a quel momento, il mercato potrebbe continuare a registrare movimenti irregolari.
Wong ha aggiunto che per consentire all’oro di recuperare una tendenza rialzista più robusta sarà necessario osservare un miglioramento più stabile del contesto esterno, caratterizzato da rendimenti obbligazionari più contenuti, prezzi del petrolio più bassi e indicazioni più chiare che il processo di revisione al rialzo delle aspettative sui tassi della Fed abbia raggiunto il proprio punto massimo.
Dall’inizio della guerra, scoppiata alla fine di febbraio, l’oro ha mostrato un andamento prevalentemente inverso rispetto al petrolio. Il rialzo dei prezzi energetici ha infatti alimentato le aspettative di inflazione e rafforzato l’ipotesi di tassi elevati per un periodo più lungo, riducendo l’attrattiva dei metalli preziosi che non offrono rendimenti. Dall’inizio del conflitto il lingotto registra ancora una perdita di circa il -18%.
L’accordo arriva in una settimana particolarmente importante per le banche centrali. Gli investitori attendono una serie di decisioni di politica monetaria, con la Fed che si riunirà per la prima volta sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh. Le aspettative di mercato continuano a orientarsi verso un aumento dei tassi nel corso dell’anno.
Positiva anche la dinamica degli altri metalli preziosi, con l’argento in progresso del +4%, mentre platino e palladio avanzavano anch’essi. Il rialzo del metallo giallo ha sostenuto i titoli auriferi dell’area Asia-Pacifico. In Australia Northern Star Resources è salita fino al +8,2%, mentre a Hong Kong Zijin Mining Group ha registrato un progresso massimo del +8,7%. In evidenza anche OceanaGold Philippines, arrivata a guadagnare fino al +8,5%.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In mattinata la Banca d’Italia pubblica il consueto rapporto mensile dedicato a finanza pubblica, fabbisogno e debito. Via Nazionale ha confermato una crescita dell’economia italiana dello 0,6% nel 2026 e dello 0,4% nel 2027, rivedendo leggermente al ribasso la stima per il prossimo anno rispetto allo 0,5% indicato a inizio aprile. Il documento fornirà inoltre un aggiornamento sulla distribuzione dei titoli di Stato tra investitori esteri e retail e sull’andamento del debito pubblico. Nell’ultima rilevazione il debito italiano aveva raggiunto un nuovo massimo storico, aumentando di 20 miliardi di euro fino a 3.159 miliardi.
Alle 11:00 Eurostat pubblicherà i dati di aprile sulla bilancia commerciale e sulla produzione industriale, attesa in crescita dello 0,2% su base mensile. I numeri offriranno nuove indicazioni sullo stato dell’attività economica europea dopo i recenti segnali di rallentamento.
Negli Stati Uniti l’attenzione si sposterà nel pomeriggio sull’indice manifatturiero della Fed di New York, seguito dai dati di maggio sulla produzione industriale, prevista in aumento dello 0,2%, sull’utilizzo della capacità produttiva atteso al 76,2% e sull’output manifatturiero. In calendario figurano anche il dato annuale sulla produzione industriale e l’indice NAHB sul mercato immobiliare relativo a giugno.
Sul piano politico prende il via a Evian il vertice del G7 sotto la presidenza francese, con conclusione prevista mercoledì. I leader delle principali economie avanzate discuteranno dei temi legati alla sicurezza internazionale, alla crisi in Medio Oriente, alle prospettive di una crescita economica più equilibrata e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. A rappresentare l’Unione europea saranno il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Tra gli appuntamenti collegati figura anche il vertice bilaterale tra Francia e Italia in programma il 25 giugno ad Antibes.
Infine, la Bank of Japan avvia oggi la riunione di politica monetaria che si concluderà domani, con i mercati in attesa di indicazioni sull’evoluzione della normalizzazione monetaria in Giappone.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
BANCA MPS, INTESA SANPAOLO, BANCO BPM, UNIPOL, BPER. Il governo non intende utilizzare i poteri speciali del golden power nelle operazioni che riguardano il futuro di Monte dei Paschi. Lo ha affermato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un’intervista a Milano Finanza, sottolineando la volontà dell’esecutivo di non intervenire nei processi di aggregazione che coinvolgono l’istituto senese. Sul dossier Mps resta alta l’attenzione del mercato: secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’amministratore delegato Luigi Lovaglio starebbe preparando una serie di iniziative da presentare al consiglio di amministrazione convocato per il 22 giugno come possibile risposta all’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo. Tra le opzioni allo studio figurerebbe anche un coinvolgimento di Banco BPM.
FERRARI. Lewis Hamilton ha conquistato il Gran Premio di Catalogna 2026 ottenendo il suo primo successo da pilota della scuderia Ferrari.
TELECOM ITALIA. Da oggi diventa operativo il raggruppamento azionario deliberato dal gruppo, con il rapporto di una nuova azione ordinaria ogni dieci titoli esistenti. Il nuovo prezzo di riferimento è fissato a 7,886 euro.
RAI WAY, MFE-MEDIAFOREUROPE. Le trattative tra gli azionisti di Rai Way ed EI Towers per valutare una possibile integrazione dovrebbero proseguire anche oltre la scadenza dell’esclusiva prevista per oggi. Secondo fonti vicine al dossier, le parti stanno cercando di avvicinare le rispettive posizioni su alcuni aspetti considerati fondamentali. Tra questi figura la richiesta della Rai, che controlla il 65% di Rai Way, di ottenere un’estensione di ulteriori quindici anni, oltre il 2037, del contratto che lega EI Towers al suo socio Mediaset, controllato da MFE-MediaForEurope con una quota del 40%.
FERRETTI. Il gruppo continua a esaminare possibili opportunità di crescita attraverso operazioni di fusione e acquisizione. L’amministratore delegato Stassi Anastassov ha dichiarato a Milano Finanza che la società sta valutando diverse opzioni sul mercato. Il manager ha inoltre evidenziato come le tensioni generate dalla guerra in Medio Oriente non abbiano avuto effetti negativi sulla raccolta ordini. Al contrario, nel secondo trimestre si sarebbe registrato un miglioramento della domanda, accompagnato da commesse di valore elevato.
MARE GROUP. Un gruppo di soci ha sottoscritto un patto parasociale che riguarda una partecipazione complessiva pari al 41,8% del capitale della società.
A livello internazionale sono da monitorare:
SPACEX. Gina Rinehart, considerata la persona più ricca d’Australia, ha annunciato di aver effettuato un investimento rilevante in SpaceX. La sua società mineraria ha inoltre illustrato l’intenzione di sviluppare collaborazioni con il gruppo guidato da Elon Musk attivo nei settori spaziale e satellitare.
ZHIPU. Le azioni della società cinese specializzata in modelli di intelligenza artificiale hanno registrato un forte rialzo dopo che JPMorgan ha aumentato il target price sul titolo. Contestualmente la banca d’affari ha abbassato la raccomandazione sulla concorrente domestica MiniMax.
JPMORGAN CHASE. Secondo le stime dell’istituto, tra nuove quotazioni, aumenti di capitale e altre operazioni sul mercato azionario potrebbero arrivare circa 1.500 miliardi di dollari di nuove azioni sul mercato statunitense nei prossimi due anni, anche tenendo conto dei programmi di riacquisto. Se confermato, si tratterebbe del periodo più intenso per emissioni nette di equity dalla fine degli anni Novanta.
ATLAS ARTERIA. La società australiana specializzata nella gestione di infrastrutture autostradali ha invitato gli azionisti a respingere la nuova proposta avanzata da IFM Investors, giudicandola insufficiente e incapace di riflettere adeguatamente il valore del gruppo.
BANCHE. Gli istituti finanziari da Sydney a Londra stanno accelerando la ricerca di figure da nominare come chief AI officer, un ruolo quasi inesistente fino a un anno fa. Molti professionisti già attivi in questa funzione ritengono però che l’incarico possa evolvere rapidamente o addirittura scomparire una volta completata l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali.

di Francesco Sicuro















































