Start&Stock: Warsh imprime una svolta alla Fed, arriva la firma elettronica dell’accordo Usa-Iran

Start&Stock: Warsh imprime una svolta alla Fed, arriva la firma elettronica dell’accordo Usa-Iran

I mercati restano focalizzati su due temi principali: il nuovo orientamento più restrittivo della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh e l’entrata in vigore dell’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran. La Fed ha confermato i tassi ma ha rafforzato il messaggio sulla lotta all’inflazione, alimentando le attese di ulteriori rialzi nei prossimi mesi. La firma del memorandum tra Washington e Teheran sostiene il sentiment degli investitori e rafforza le aspettative di una graduale normalizzazione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. L’attenzione resta ora rivolta alle prossime decisioni delle banche centrali e all’attuazione concreta dell’intesa tra i due Paesi.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna poco distante dalla parità con il future che segna un ribasso del -0,2%. Positivi invece i futures sull’S&P 500 (+0,7%) e quelli sul Nasdaq 100 (+1,2%) dopo la notizia della firma elettronica di un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra.

Il primo intervento pubblico di Kevin Warsh da presidente della Federal Reserve ha segnato una svolta rilevante per i mercati, con un dot plot orientato in senso restrittivo e una comunicazione centrata sulla lotta all’inflazione che ha rafforzato la percezione di nuovi rialzi dei tassi in discussione. Il cambiamento ha portato gli investitori a prezzare pienamente un aumento del costo del denaro entro ottobre, pesando sugli asset rischiosi e spingendo l’S&P 500 in calo del -1,2%.

Partendo dalla Fed, il Fomc ha lasciato invariati i tassi per la quarta riunione consecutiva, ma il nuovo dot plot ha mostrato che 9 partecipanti su 18 prevedono almeno un rialzo entro fine anno e 6 si attendono due o più interventi. Il comunicato post-riunione, molto più breve rispetto ai precedenti, ha eliminato la forward guidance con inclinazione accomodante e ha inserito un impegno esplicito a garantire la stabilità dei prezzi. Warsh, nella conferenza stampa, ha concentrato il messaggio sulla credibilità della Fed nella lotta all’inflazione. In apertura ha riconosciuto che l’inflazione ha superato le attese per cinque anni consecutivi e ha ribadito più volte l’importanza del mandato di stabilità dei prezzi. Pur evitando indicazioni precise sull’evoluzione della politica monetaria e scegliendo di non presentare una propria previsione nel dot plot, il nuovo presidente non ha contrastato il segnale restrittivo emerso dalle proiezioni e non ha dato spazio ad argomentazioni più accomodanti. Warsh ha inoltre annunciato la creazione di gruppi di lavoro in cinque aree, tra cui comunicazione e bilancio della Fed.

Nel complesso, la riunione ha lasciato un tono nettamente più restrittivo. Gli economisti statunitensi mantengono come scenario di base tassi fermi, ma osservano che una Fed meno dipendente dalla forward guidance potrebbe risultare più agile, aprendo la possibilità di rialzi prima del previsto.

Il cambio di linguaggio della Fed ha innescato un forte riprezzamento dei Fed funds. La probabilità di un rialzo a settembre è salita dal 36% all’80% alla chiusura di ieri, mentre il mercato ha incorporato 38 punti base di rialzi entro fine anno, con un aumento di 17,2 punti base nella giornata.

Poco dopo la chiusura di Wall Street è arrivata la notizia della firma elettronica dell’accordo provvisorio tra i presidenti di Stati Uniti e Iran per porre fine alle ostilità, con il memorandum d’intesa entrato in vigore. La firma era attesa inizialmente per venerdì, ma Axios aveva anticipato già nella giornata di ieri la possibilità di un’accelerazione. Secondo le ricostruzioni, il memorandum in 14 punti prevede una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz e un periodo prorogabile di 60 giorni per negoziare un accordo definitivo su questioni nucleari e ampia rimozione delle sanzioni. L’intesa include anche un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran, anche se Trump ha sottolineato che gli Stati Uniti non investiranno nel Paese e che Teheran potrà beneficiare dell’accordo solo se rispetterà gli impegni.

Gli investitori guardano alle elezioni suppletive di Makerfield in programma oggi nel Regno Unito. Il sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, si presenta per il Labour al governo ed è ampiamente favorito. I risultati sono attesi nelle prime ore di domani nel Regno Unito. Il voto potrebbe avere implicazioni rilevanti per i mercati, poiché Burnham ha dichiarato che parteciperebbe a una eventuale competizione per la leadership al posto del primo ministro Keir Starmer. Polymarket attribuisce ora una probabilità del 77% che Burnham diventi primo ministro entro fine anno. In passato Burnham ha affermato che il Regno Unito non dovrebbe essere ostaggio dei mercati obbligazionari e ha suggerito politiche fiscali più espansive. In seguito ha però dichiarato di voler rispettare le regole fiscali dell’attuale governo, inducendo gli investitori a ridurre il premio al rischio emerso su Gilt e sterlina.

Sempre nel Regno Unito, l’altro appuntamento centrale della giornata sarà la decisione della Bank of England. Gli investitori si attendono tassi invariati, con l’attenzione rivolta alla distribuzione dei voti, che gli economisti stimano in 7 a 2, e a eventuali modifiche della guidance. Il contesto resta caratterizzato da un’inflazione ancora persistente, anche se il dato di maggio pubblicato ieri, più debole del previsto, dovrebbe aumentare la fiducia del Monetary Policy Committee nel prendersi più tempo. L’inflazione headline è risultata pari al +2,8% annuo contro il +3,0% atteso, quella core al +2,6% contro il +2,7% previsto, mentre i servizi sono cresciuti del +3,7%, in linea con le attese del +3,6%.

Ieri anche la Riksbank svedese ha lasciato invariato il tasso di riferimento all’1,75%, come previsto, ma ha alzato di 5 punti base la previsione di fine anno portandola all’1,82%.

ASIA

La notizia della firma elettronica ha creato un contesto favorevole per i principali mercati asiatici. Il Nikkei avanza del +1,8% e il Kospi del +1,9%, spingendosi verso nuovi massimi grazie al forte contributo dei titoli dei semiconduttori. In Cina il CSI 300 sale del +0,1%, mentre lo Shanghai Composite arretra del -0,4% e l’Hang Seng perde il -1,7%. In Australia l’S&P/ASX 200 scende dello -0,5%.

Lo yen giapponese resta sostanzialmente invariato dopo aver perso ieri fino a 160,65 contro il dollaro, minimo successivo al 2024. Il movimento è stato più contenuto rispetto a quello di altre valute del G10, anche perché la valuta giapponese ha raggiunto livelli che a fine aprile avevano spinto le autorità a intervenire sul mercato dei cambi.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,63%, sui minimi dal 10 marzo, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 70 punti base.

Prosegue intanto il collocamento del Btp Italia Sì dedicato agli investitori retail. Al termine della terza giornata di offerta gli ordini complessivi hanno raggiunto 6,9 miliardi di euro. Il ritmo della raccolta risulta leggermente superiore rispetto a quello registrato nell’emissione di maggio 2025, quando il precedente Btp Italia con scadenza a sette anni aveva totalizzato 6,52 miliardi di euro alla fine del terzo giorno di collocamento.

Nel mercato primario dell’Eurozona è in arrivo una nuova tornata di emissioni da parte di Francia e Spagna per un importo complessivo fino a 20 miliardi di euro. Parigi offrirà fino a 16 miliardi di euro attraverso diverse tranche di Oat, mentre Madrid tornerà sul mercato con titoli di Stato in scadenza nel 2033, 2036 e 2040 per un ammontare massimo di 6 miliardi.

Per quanto riguarda la Bce, che la scorsa settimana ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base, il membro del Consiglio direttivo Olaf Sleijpen ha affermato che il tasso di riferimento resterebbe in area neutrale anche in caso di un ulteriore rialzo fino al 2,5%. Secondo il banchiere centrale olandese, uno shock inflazionistico simile a quello del 2022 appare poco probabile nell’attuale contesto economico, pur non potendo essere escluso completamente.

PETROLIO

Le quotazioni del petrolio proseguono il movimento ribassista dopo l’entrata in vigore dell’accordo provvisorio di pace tra Stati Uniti e Iran, mentre l’attenzione degli operatori si concentra sulla velocità con cui potranno riprendere i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz e sul ritorno alla produzione dei giacimenti del Golfo Persico rimasti inattivi durante il conflitto.

Il Brent scende sotto i 78 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate tratta in area 75 dollari. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato di aver firmato l’intesa, che prevede una rapida riapertura dello strategico passaggio marittimo. Dal canto suo, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che le sanzioni petrolifere statunitensi dovranno essere rimosse immediatamente.

I mercati monitorano i primi segnali di ripresa dei flussi energetici. I dati sul traffico navale mostrano il transito nello stretto di una nave metaniera carica di gas naturale liquefatto e di una petroliera per prodotti raffinati senza carico. Il traffico resta comunque limitato, con il passaggio prevalente di imbarcazioni commerciali di dimensioni ridotte.

Il Brent ha perso circa il -11% dall’inizio della settimana e si avvia a registrare la seconda flessione settimanale consecutiva. Con il nuovo calo di oggi, i futures quotano poco più di 5 dollari sopra i livelli precedenti allo scoppio della guerra. Ad aprile il benchmark internazionale aveva superato quota 126 dollari al barile, raggiungendo i massimi dal 2022.

Le quotazioni del greggio sono state trascinate al ribasso dall’accelerazione dei negoziati per la fine del conflitto iniziato a febbraio, quando Stati Uniti e Israele attaccarono l’Iran nel tentativo di limitarne il programma nucleare. La risposta di Teheran aveva comportato la chiusura dello Stretto di Hormuz, una rotta che in condizioni normali movimentava circa un quinto dell’offerta petrolifera mondiale. Successivamente anche gli Stati Uniti avevano imposto un blocco navale nell’area per aumentare la pressione sulla Repubblica Islamica.

Goldman Sachs ha rivisto le proprie stime e prevede ora che le esportazioni del Golfo Persico tornino a livelli normali entro la fine del prossimo mese, anticipando di un mese le precedenti previsioni che indicavano la fine di agosto. Gli analisti della banca sottolineano comunque che i flussi potrebbero recuperare soltanto il 70% dei livelli precedenti alla guerra, evidenziando come molti produttori abbiano nel frattempo sviluppato percorsi alternativi per le esportazioni.

Secondo Haris Khurshid di Karobaar Capital, raggiungere un accordo rappresentava la parte più semplice del processo, mentre la vera sfida sarà capire quanta parte delle conseguenze generate dai mesi di conflitto diventerà permanente. Khurshid osserva che il mercato tende ad associare la riapertura dello Stretto di Hormuz a un ritorno immediato alla situazione precedente, mentre alcune modifiche introdotte durante la crisi potrebbero rivelarsi più durature di quanto gli investitori attualmente stimino.

Nonostante il calo delle quotazioni, la pressione sulle scorte rimane elevata. A Cushing, principale hub commerciale statunitense per lo stoccaggio di greggio, le riserve sono scese a circa 20 milioni di barili, un livello che molti operatori considerano vicino alla soglia minima necessaria per il normale funzionamento del mercato.

Anche i prodotti raffinati stanno seguendo la discesa del petrolio. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è sceso a 4,025 dollari al gallone rispetto al massimo di 4,564 dollari registrato il mese scorso, secondo i dati dell’American Automobile Association.

Ieri Donald Trump ha affermato che il rischio di una grave crisi economica ha avuto un ruolo determinante nella decisione di interrompere il conflitto. Il presidente ha dichiarato che un’ulteriore escalation militare avrebbe potuto provocare una depressione economica internazionale.

Secondo Carolyn Kissane, associate dean del Center for Global Affairs della New York University, Trump punta ad arrivare alle elezioni di metà mandato di novembre con prezzi della benzina più bassi. Per questo motivo, ha spiegato l’esperta, il presidente sarebbe disposto ad accettare un accordo praticamente a qualsiasi costo.

ORO

L’oro torna a salire sostenuto dalla firma dell’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran, nonostante la Fed abbia confermato la possibilità di un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.

Il metallo prezioso è avanzato fino al +1,7%, raggiungendo quota 4.328 dollari l’oncia e recuperando integralmente la flessione registrata nella seduta precedente. Funzionari statunitensi e iraniani hanno firmato elettronicamente l’accordo nella serata di ieri, anche se non è ancora chiaro se lo Stretto di Hormuz sia stato effettivamente riaperto.

Le quotazioni del petrolio hanno continuato a indebolirsi, poiché l’intesa dovrebbe contribuire ad attenuare lo shock energetico globale che negli ultimi mesi ha alimentato l’inflazione e rafforzato le aspettative di rialzi dei tassi. Restano comunque incertezze sui tempi necessari per una riduzione significativa dei prezzi dei carburanti e per il ritorno dei flussi marittimi attraverso Hormuz ai livelli precedenti al conflitto.

Christopher Wong di Oversea-Chinese Banking ha osservato che il calo del petrolio continua a offrire un sostegno marginale all’oro. Secondo l’analista, la decisione della Fed rende però il quadro più complesso e suggerisce un approccio prudente nel breve termine, pur senza compromettere le prospettive costruttive di medio periodo per il metallo prezioso.

La Fed ha lasciato invariati i tassi d’interesse nella riunione di ieri, ribadendo l’impegno a garantire la stabilità dei prezzi e rimuovendo dal comunicato il riferimento a ulteriori aggiustamenti dei tassi. I mercati prezzano ora pienamente un inasprimento della politica monetaria entro ottobre. Tassi più elevati rappresentano tradizionalmente un fattore negativo per i metalli preziosi, che non offrono rendimenti.

Ryan McKay di TD Securities ha spiegato che l’ipotesi di un rialzo dei tassi era già ampiamente incorporata nelle aspettative del mercato prima della decisione della banca centrale americana. Secondo McKay, il quadro generale continua a mantenere un’impostazione ribassista per l’oro e sarebbe necessario un cambiamento significativo nelle prospettive della Fed per modificare in modo sostanziale il sentiment degli investitori nei confronti dei metalli preziosi.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

Dai dati di Banca d’Italia attesi oggi arriverà il quadro aggiornato della bilancia dei pagamenti relativo ad aprile, con particolare attenzione all’andamento degli investimenti esteri nei titoli di Stato italiani. Il dato sarà confrontato con quello di marzo, mese in cui gli investitori non residenti avevano ridotto l’esposizione ai titoli pubblici italiani per 8,8 miliardi di euro.

Negli Stati Uniti sono in calendario le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, attese a 225.000 unità, l’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia di giugno, previsto a 10 punti, e il Leading Indicator di maggio, per il quale il consenso stima una crescita dello 0,1% su base mensile.

Sul fronte delle banche centrali, gli economisti interpellati da Reuters si aspettano che Svizzera, Norvegia e Regno Unito mantengano invariati i tassi d’interesse nelle decisioni in programma oggi.

A Bruxelles prende il via il vertice dei leader dell’Unione Europea, con diversi capi di governo appena rientrati dal G7, tra cui Giorgia Meloni. I leader ascolteranno l’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sugli ultimi sviluppi del conflitto e discuteranno del processo di allargamento dell’Unione, inclusa l’apertura dei negoziati con Ucraina e Moldova dopo il recente vertice tra Ue e Balcani occidentali tenutosi a Tivat. Sul tavolo anche i temi della competitività, delle sfide economiche globali, della situazione in Medio Oriente, della difesa e della sicurezza europea.

ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

UNICREDIT, GENERALI. UniCredit avrebbe valutato la possibilità di incrementare in modo significativo la propria partecipazione in Generali fino a sfiorare il 20% del capitale attraverso un’operazione di scambio azionario con Delfin. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, i contatti sarebbero stati avviati ma le discussioni risulterebbero al momento sospese o concluse senza sviluppi.

STELLANTIS. Il gruppo automobilistico sta discutendo con due potenziali partner industriali una possibile collaborazione legata al marchio Maserati, che attraversa una fase complessa. Lo ha riferito l’amministratore delegato Antonio Filosa nel corso di un’audizione parlamentare.

ENI. PC Ketapang II Ltd, società controllata dalla joint venture Searah costituita da Eni e Petronas, ha annunciato l’avvio delle attività di costruzione del giacimento di gas Bukit Panjang in Indonesia.

LEONARDO. La joint venture creata con Edge dovrebbe contare, una volta pienamente operativa, su contratti per diverse centinaia di milioni di euro e su ulteriori commesse potenziali superiori a 4 miliardi di euro nell’arco dei prossimi cinque anni.

SAIPEM. Il progetto di integrazione con Subsea7 è arrivato all’esame dell’Antitrust dell’Unione Europea. Secondo MF, una prima decisione è attesa entro il 22 luglio. Oltre alla valutazione degli effetti sulla concorrenza, l’operazione dovrà ottenere anche il via libera relativo all’assenza di sussidi esteri considerati distorsivi, con una risposta prevista entro il 29 giugno.

FERRETTI. L’amministratore delegato Stassi Anastassov ha respinto le contestazioni avanzate dal secondo azionista del gruppo riguardo a una presunta violazione delle norme sul golden power in occasione dell’assemblea che ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione.

POSTE, BANCA GENERALI. Conio, fintech partecipata da Poste Italiane e Banca Generali, ha ottenuto l’autorizzazione prevista dal regolamento europeo MiCAR per operare come fornitore di servizi legati ai cripto-asset. La licenza permette alla società di offrire attività di custodia, trasferimento e collocamento di asset digitali nel rispetto della normativa comunitaria.

OVS. Il gruppo ha chiuso il primo trimestre con ricavi consolidati pari a 397 milioni di euro, in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Ebitda rettificato si è attestato a 29,4 milioni di euro.

AVIO. Il vettore europeo Ariane 6 ha completato il lancio di 36 satelliti Leo di Amazon utilizzando quattro nuovi booster a propellente solido P160C sviluppati da Avio.

BRAGA MORO SISTEMI DI ENERGIA. L’offerta pubblica di acquisto promossa da Power Conversion Holding con l’obiettivo del delisting partirà il 22 giugno e terminerà il 10 luglio. Il corrispettivo previsto è pari a 6,91 euro per azione, secondo quanto indicato nella documentazione della società.

A livello internazionale sono da monitorare:

NATIONAL STOCK EXCHANGE OF INDIA. Il gestore della più grande piattaforma mondiale per il trading di derivati ha depositato la documentazione preliminare per la propria quotazione in Borsa, un’operazione destinata a diventare una delle più grandi offerte pubbliche iniziali mai realizzate in India.

BLUE ORIGIN. La società spaziale fondata da Jeff Bezos ha avviato i lavori di ricostruzione della base di lancio in Florida danneggiata dall’esplosione del razzo New Glenn avvenuta il mese scorso, con l’obiettivo di tornare a effettuare missioni entro la fine dell’anno e rilanciare la sfida a SpaceX.

CME GROUP. Dopo oltre venticinque anni alla guida del maggiore mercato mondiale dei derivati, l’amministratore delegato Terry Duffy lascerà l’incarico il 1° marzo assumendo il ruolo di presidente esecutivo. La direzione operativa passerà all’attuale direttore finanziario Lynne Fitzpatrick.

NIDEC. Gli azionisti hanno contestato il consiglio di amministrazione durante l’assemblea annuale della società giapponese, reduce da un anno caratterizzato da scandali contabili, problemi produttivi e dall’uscita di scena del fondatore che per anni ne ha rappresentato il principale punto di riferimento.

GOOGLE. Uno dei ricercatori più importanti del gruppo ha deciso di lasciare l’azienda per trasferirsi in OpenAI, infliggendo un colpo ad Alphabet nella competizione multimiliardaria per lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati.

KINGBOARD LAMINATES. Gli investitori cinesi hanno aumentato in modo significativo la propria esposizione nel gruppo, considerato tra i nuovi protagonisti legati al tema dell’intelligenza artificiale. Secondo i dati più recenti di mercato, la partecipazione complessiva è più che raddoppiata dall’inizio dell’anno fino a raggiungere il 13% del capitale.

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