STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,2%. Poco mossi anche i futures sull’S&P 500 (-0,1%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,1%).
Sotto i riflettori restano soprattutto i numeri di Nvidia, usciti ieri dopo la chiusura di Wall Street. Il colosso dei semiconduttori ha registrato una crescita dell’85% anno su anno delle vendite trimestrali, arrivate a 81,6 miliardi di dollari, indicando per il trimestre in corso ricavi attorno ai 91 miliardi, superiori agli 87,4 miliardi attesi dal mercato. Nonostante la crescita record e un margine lordo del 75%, la guidance è stata accolta con freddezza dagli investitori. Dopo avere chiuso la seduta regolare con un rialzo del +1,3%, portando il progresso da inizio anno al +19,8%, il titolo ha ceduto circa il -1% nelle contrattazioni after-hours.
Gli investitori continuano a concentrarsi sulle prospettive geopolitiche legate al Medio Oriente. La seduta di ieri a Wall Street è stata sostenuta dall’aspettativa di sviluppi positivi nei negoziati con l’Iran, elemento che ha spinto al ribasso petrolio e rendimenti obbligazionari. Lo S&P 500 (+1,1%) è tornato a salire dopo quattro sedute negative consecutive, trainato soprattutto dai produttori di chip e dai titoli tecnologici. Il Philadelphia Semiconductor Index ha registrato un forte recupero con un rialzo del +4,5%, mentre il Nasdaq ha guadagnato il +1,5% e il gruppo dei Magnificent-7 è avanzato del +1,3%. Anche l’Europa ha chiuso in territorio positivo. Lo Stoxx 600 è salito dell’1,5%, il Cac 40 dell’1,70%, il Ftse 100 dell’1% e il Dax dell’1,4%, sostenuti dal miglioramento del sentiment globale e dalla discesa dei prezzi energetici.
A sostenere i mercati ha contribuito l’aumento dell’ottimismo su un possibile accordo tra Washington e Teheran. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti si trovano nelle “fasi finali” di una possibile bozza di accordo per mettere fine al conflitto. L’agenzia iraniana Tasnim ha riferito che Teheran sta esaminando il nuovo testo inviato dagli Stati Uniti in risposta alla proposta iraniana in 14 punti, mentre Axios ha riportato di una telefonata tesa tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu sul nuovo piano di pace promosso da Qatar e Pakistan. Trump ha comunque ribadito la possibilità di un’escalation, dichiarando che “o raggiungeremo un accordo oppure faremo qualcosa di un po’ spiacevole”. Nonostante questo, i mercati hanno privilegiato lo scenario di distensione.
Nonostante il recupero obbligazionario, i verbali dell’ultima riunione del Fomc hanno mostrato una Fed sempre più aperta all’ipotesi di ulteriori rialzi dei tassi. La maggioranza dei membri ha evidenziato che un ulteriore irrigidimento della politica monetaria potrebbe diventare necessario se l’inflazione dovesse restare stabilmente sopra il target del 2%. Molti funzionari hanno inoltre chiesto di eliminare l’attuale orientamento accomodante della banca centrale americana. Tre membri votanti del Fomc si erano già espressi a favore di questo cambiamento.
ASIA
La spinta rialzista si è trasferita sui mercati asiatici. In Giappone il Nikkei avanza del +3,6%, con SoftBank protagonista assoluta grazie a un balzo del +19,8%. Il rally del gruppo è stato alimentato dalla partecipazione di circa il 13% in OpenAI, dopo che il Wall Street Journal ha riportato che la società starebbe preparando il deposito dei documenti per una possibile IPO nelle prossime settimane. Secondo le stime citate dagli analisti, l’operazione potrebbe valere il doppio rispetto alla più grande quotazione mai registrata nella storia dei mercati finanziari.
In Corea del Sud il Kospi vola del +8,1%, con forti acquisti sui titoli tecnologici e legati alla robotica. LG Electronics balza del +26% dopo le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, che durante la conference call sui risultati ha evidenziato il potenziale di crescita dell’intelligenza artificiale fisica e della robotica. Otto società dell’indice registrano rialzi superiori al +15%. In evidenza anche Samsung Electronics, in progresso del +5,4% dopo avere raggiunto un accordo preliminare con il sindacato interno che evita il rischio di scioperi. L’indice australiano ASX sale del +1,6%, mentre i listini cinesi si muovono attorno alla parità.
Nella notte sono arrivati anche i primi dati preliminari sugli indici PMI di maggio. Il PMI composito australiano è sceso da 50,4 a 47,8, mentre quello giapponese è calato da 52,2 a 51,1. Sia il settore manifatturiero sia quello dei servizi hanno mostrato un deterioramento, con il comparto servizi in particolare sceso a 47,7 in Australia e ai minimi da 14 mesi in Giappone a quota 50.
In Australia il tasso di disoccupazione è salito inaspettatamente dal 4,3% al 4,5% ad aprile, raggiungendo il livello più alto dal novembre 2021. Dopo la pubblicazione dei dati, le aspettative di ulteriori rialzi della Reserve Bank of Australia entro fine anno si sono ridotte da 34 a 25 punti base.
In Giappone, invece, i dati commerciali di aprile hanno mostrato una tenuta superiore alle attese. Le esportazioni sono aumentate del 14,8% su base annua, nettamente oltre il 9,2% stimato dagli economisti, consentendo all’economia giapponese di registrare il terzo surplus commerciale mensile consecutivo pari a 302 miliardi di yen, contro attese che indicavano un lieve deficit.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,82%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 71 punti base. I rendimenti obbligazionari europei hanno rallentato dopo i recenti massimi raggiunti nelle ultime sedute, sostenuti dal crescente ottimismo dei mercati sulla possibilità che gli Stati Uniti possano essere vicini a un accordo con l’Iran per mettere fine al conflitto. La prospettiva di una de-escalation geopolitica ha contribuito ad allentare la pressione sui mercati energetici e sul comparto obbligazionario, favorendo un recupero dei titoli di Stato europei.
Sul mercato primario l’attenzione resta concentrata sulle aste a medio-lungo termine di Francia e Spagna, mentre in serata il Tesoro italiano comunicherà i dettagli del collocamento di Btp Short e Btp€i, in calendario per il prossimo 26 maggio.
Da segnalare anche l’annuncio arrivato ieri da Via XX Settembre, che ha confermato il lancio del nuovo “Btp Italia Sì”, titolo indicizzato all’inflazione nazionale destinato esclusivamente alla clientela retail. Il collocamento si svolgerà dal 15 al 19 giugno e rappresenta una nuova iniziativa del Tesoro rivolta al risparmio domestico in una fase ancora caratterizzata da elevata attenzione all’andamento dei prezzi al consumo.
I trader continuano a prezzare almeno due rialzi dei tassi da 25 punti base entro la fine dell’anno da parte della Bce. Secondo quattro fonti vicine al dossier, l’ipotesi di un primo aumento già nella riunione di giugno viene considerata ormai quasi certa. La Bce dovrebbe comunque mantenere un approccio prudente sulle eventuali mosse successive, cercando di limitare le aspettative del mercato su un nuovo intervento restrittivo già a luglio.
Il consigliere della Bce Olli Rehn ha dichiarato che l’istituto di Francoforte è pronto ad agire qualora fosse necessario, sottolineando però come al momento vi siano ancora pochi segnali di un radicamento strutturale dell’inflazione nell’area euro. Le dichiarazioni confermano la linea cauta adottata dalla banca centrale, impegnata a bilanciare il controllo dell’inflazione con i rischi di rallentamento economico nell’Eurozona.
PETROLIO
Il petrolio recupera terreno dopo il crollo di ieri, mentre i mercati continuano a seguire con estrema attenzione gli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran. Il Brent si avvicina ai 106 dollari al barile dopo aver perso il -5,6% ieri, mentre il West Texas Intermediate torna in area 99 dollari.
A sostenere le quotazioni sono state le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha affermato come Washington si trovi nelle “fasi finali” del confronto con Teheran. Le parole del presidente hanno alimentato le aspettative per un possibile accordo capace di riattivare in tempi brevi i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di greggio.
Le indiscrezioni e le notizie contrastanti sullo stato dei negoziati hanno continuato a generare forte volatilità per tutta la settimana. Nonostante le recenti correzioni, i prezzi del petrolio restano comunque superiori di oltre il 40% rispetto ai livelli registrati all’inizio della guerra scoppiata alla fine di febbraio. Gli operatori hanno continuato a prezzare la possibilità di una rapida de-escalation, ipotizzando anche uno scenario in cui l’Iran riapra completamente la rotta marittima e consenta di liberare milioni di barili rimasti bloccati nel Golfo Persico.
Secondo Joe DeLaura, global energy strategist di Rabobank, un eventuale accordo di pace con Teheran potrebbe effettivamente spingere al ribasso le quotazioni, ma il mercato fisico resta ancora profondamente compromesso. L’analista ha sottolineato che servono fino a 55 giorni affinché il petrolio proveniente dal Golfo Persico raggiunga le destinazioni finali, un fattore che continuerà a ridurre le scorte anche in presenza di una soluzione diplomatica immediata.
Le tensioni sull’offerta globale restano quindi elevate e il riequilibrio del mercato richiederà tempi molto più lunghi rispetto alle aspettative finanziarie degli investitori. A rafforzare questa lettura sono arrivate anche le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Abu Dhabi National Oil, Sultan Al Jaber, secondo cui i flussi petroliferi del Medio Oriente non torneranno completamente alla normalità prima della fine del 2027, anche nel caso in cui il conflitto con l’Iran si interrompesse subito. Il manager ha definito la chiusura dello Stretto di Hormuz come la più grave interruzione dell’offerta mai registrata.
Intanto le scorte globali di greggio e prodotti raffinati stanno diminuendo a un ritmo record nel corso del mese, secondo le stime di Goldman Sachs, mentre il protrarsi della guerra continua a limitare le forniture disponibili sui mercati internazionali.
Negli Stati Uniti le riserve di petrolio hanno registrato una contrazione di circa 7,9 milioni di barili la scorsa settimana, in linea con le precedenti indicazioni diffuse da una delle principali associazioni di settore. Le esportazioni americane si sono mantenute poco sotto i recenti massimi storici, sostenute dalla domanda internazionale di greggio statunitense utilizzato per compensare le difficoltà di approvvigionamento provenienti dal Medio Oriente.
Alcuni segnali iniziali di ripresa del traffico attraverso Hormuz stanno contribuendo a ridurre parte del premio al rischio incorporato nei prezzi del petrolio. Tre superpetroliere hanno tentato di attraversare il passaggio marittimo, mostrando un lieve incremento dell’attività dopo giorni caratterizzati da forti rallentamenti. L’Iran ha dichiarato che nelle ultime 24 ore sono transitate 26 navi, anche se in passato Teheran aveva comunicato numeri molto più elevati rispetto a quelli emersi dai sistemi di tracciamento navale.
Donald Trump ha dichiarato ieri che “vedremo cosa accadrà” con l’Iran, aggiungendo che un accordo verrà raggiunto oppure “faremo cose un po’ spiacevoli”, auspicando comunque che non sia necessario arrivare a nuove azioni militari. Il presidente americano ha più volte minacciato la ripresa degli attacchi contro Teheran nel caso in cui l’Iran non dovesse accettare le condizioni di pace avanzate da Washington.
Secondo quanto riportato dall’agenzia semi-ufficiale Tasnim, l’Iran starebbe esaminando la nuova bozza americana elaborata in risposta alla proposta in 14 punti presentata da Teheran e non avrebbe ancora fornito una risposta definitiva. Nelle stesse ore, la Repubblica islamica ha avvertito che eventuali nuovi attacchi da parte degli Stati Uniti o di Israele provocherebbero ritorsioni estese anche oltre il Medio Oriente.
ORO
L’oro mantiene i rialzi dopo le ultime dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che hanno rafforzato le aspettative di una possibile conclusione del conflitto in Medio Oriente, riducendo le scommesse su ulteriori rialzi dei tassi d’interesse. Il metallo prezioso si mantiene poco mosso in area 4.540 dollari l’oncia, dopo avere registrato un progresso del +1,4% ieri.
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti si trovano nelle “fasi finali” del confronto con l’Iran, mentre le due parti continuano comunque a scambiarsi minacce. Le parole del presidente hanno indebolito il dollaro e spinto al ribasso i rendimenti dei Treasury americani ieri, favorendo così il recupero del lingotto, che viene scambiato in valuta statunitense e non offre rendimento.
Una possibile conclusione della guerra e la riapertura dello Stretto di Hormuz contribuirebbero ad allentare le pressioni inflazionistiche alimentate dall’aumento dei prezzi energetici. Questo scenario ridurrebbe le aspettative che le principali banche centrali mondiali mantengano i tassi elevati per un periodo prolungato, elemento considerato positivo per l’oro, che storicamente beneficia di un contesto caratterizzato da tassi più bassi.
L’ottimismo degli investitori continua comunque a essere limitato dai continui cambiamenti di tono provenienti da entrambe le parti coinvolte nel conflitto. Dall’inizio della guerra, scoppiata alla fine di febbraio, il lingotto ha perso circa il 14%, mentre i rendimenti dei Treasury decennali restano vicini ai livelli più alti registrati nell’ultimo anno.
I verbali dell’ultima riunione della Fed hanno mostrato che la maggioranza dei funzionari della banca centrale americana ritiene possibile la necessità di ulteriori rialzi dei tassi nel caso in cui l’inflazione continui a mantenersi stabilmente sopra l’obiettivo fissato dalla Fed.
L’oro si muove da settimane in un intervallo ristretto dopo il forte calo registrato nei primi giorni del conflitto in Medio Oriente. Gli investitori stanno valutando l’impatto dei tassi elevati insieme al rischio di uno scenario di alta inflazione e crescita debole, una combinazione che storicamente tende a sostenere il comparto dei metalli preziosi.
Secondo gli analisti di Citigroup, quando la situazione nello Stretto di Hormuz inizierà realmente a stabilizzarsi, i principali fattori macroeconomici negativi per l’oro si attenueranno e il prezzo del metallo prezioso potrebbe avvicinarsi a un minimo. Gli esperti della banca americana ritengono anche che, nel caso di una chiusura molto più lunga della via marittima, l’attenzione dei mercati si sposterebbe verso il rischio di stagflazione, contesto nel quale i metalli preziosi hanno storicamente registrato performance positive.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In agenda la pubblicazione delle stime preliminari di maggio degli indici Pmi relativi a Germania, Francia e all’intero blocco europeo. Gli indicatori offriranno nuove indicazioni sullo stato di salute dell’economia dell’area euro in una fase caratterizzata da crescita debole e aspettative di politica monetaria ancora restrittive.
Per il comparto manifatturiero il consensus degli economisti prevede un ulteriore rallentamento nei tre principali rilevamenti, pur mantenendo gli indici in territorio di espansione. Sul fronte dei servizi, invece, le attese indicano una situazione sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente ma ancora in area di contrazione, confermando la debolezza della domanda interna in diversi Paesi dell’Eurozona.
Sempre in mattinata la Commissione Europea presenterà le stime economiche di primavera sui Paesi membri. Per l’Italia il confronto sarà particolarmente rilevante rispetto alle precedenti previsioni diffuse a novembre, quando Bruxelles indicava una crescita del Pil pari allo 0,8% sia per il 2026 sia per il 2027. Nelle stime autunnali il rapporto deficit/Pil era previsto al 2,8% per quest’anno e al 2,6% per il prossimo, mentre il rapporto debito/Pil veniva indicato al 137,9% nel 2026 e al 137,2% nel 2027.
Dal fronte italiano sono attesi anche i nuovi dati di Bankitalia relativi al portafoglio di titoli di Stato detenuti dagli investitori esteri. L’aggiornamento riguarderà il mese di marzo, dopo che a febbraio gli acquisti avevano registrato un forte incremento pari a 24,3 miliardi di euro, segnalando un rinnovato interesse degli investitori internazionali verso il debito pubblico italiano.
Tra gli interventi delle banche centrali figurano quelli di Villeroy per la Bce e di Taylor per la Bank of England. Sul fronte societario, il mercato guarda infine alle trimestrali di Walmart e Generali.
ULTIME NOTIZIE SUI TITOLI AZIONARI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
GENERALI. Il gruppo assicurativo ha archiviato il primo trimestre dell’anno con risultati migliori rispetto alle attese del mercato, confermando inoltre i target strategici previsti fino al 2027. Tra gli obiettivi indicati dalla società resta una crescita annuale dell’utile per azione compresa tra l’8% e il 10%. In programma alle ore 12 la conference call con gli analisti finanziari.
STELLANTIS. Il gruppo automobilistico presenta il nuovo piano industriale, atteso dal mercato per le indicazioni sulla strategia futura, sugli investimenti e sull’evoluzione della produzione nei principali mercati internazionali.
SNAM. Entro la settimana dovrebbe essere definita una shortlist composta da quattro potenziali acquirenti per la vendita della controllata Bioenerys, società che secondo le valutazioni di mercato avrebbe un valore vicino ai 500 milioni di euro. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, in posizione favorita ci sarebbe una cordata formata da Verdalia e dal fondo infrastrutturale Ludoil. Tra gli altri soggetti interessati figurano anche Edison e A2A.
INTESA SANPAOLO. La banca italiana compare tra i soggetti interessati all’acquisizione della private bank spagnola Singular. Secondo tre fonti vicine al dossier, l’azionista principale Warburg Pincus starebbe lavorando alla vendita del 93% dell’istituto finanziario.
NEXI. Eagle & CY Sca ha quasi completamente azzerato la propria partecipazione nella società dei pagamenti digitali. Secondo quanto emerge dalle comunicazioni Consob, la quota detenuta il 12 maggio è scesa rispetto al precedente 3,6%.
CAREL INDUSTRIES. Athena FH ha avviato un collocamento accelerato relativo a 5,6 milioni di azioni ordinarie della società, secondo quanto riferito da uno dei coordinatori dell’operazione.
A livello internazionale sono da monitorare:
SPACEX. La società aerospaziale ha depositato pubblicamente la documentazione per quella che potrebbe diventare la più grande quotazione in Borsa mai realizzata. Nei documenti emergono perdite per miliardi di dollari e una struttura azionaria con diritti di voto rafforzati che consentirebbe a Elon Musk di mantenere il controllo del gruppo anche dopo l’Ipo.
OPENAI. La società specializzata nell’intelligenza artificiale starebbe preparando il deposito della documentazione per una quotazione in Borsa nelle prossime settimane, con l’obiettivo di debuttare sui mercati nel corso dell’autunno, secondo una fonte a conoscenza del piano.
JPMORGAN CHASE. L’amministratore delegato Jamie Dimon ha dichiarato che il gruppo bancario prevede probabilmente di assumere un numero maggiore di specialisti in intelligenza artificiale e meno banchieri tradizionali, alla luce della crescente diffusione di queste tecnologie nel settore finanziario.
INTUIT. La società americana di software finanziari ha annunciato un taglio di circa il 17% della forza lavoro, pari a circa 3.000 dipendenti. La decisione rientra in una strategia di riduzione dei costi mentre il gruppo accelera gli investimenti nei prodotti basati sull’intelligenza artificiale.
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di Francesco Sicuro












































