Wall Street chiude mista con rotazione settoriale, focus sulla Fed

Wall Street chiude mista con rotazione settoriale, focus sulla Fed

Indici contrastati e semiconduttori in calo mentre il petrolio segna un ribasso. Attesa per la riunione del FOMC e i rialzi dei tassi

Venerdì scorso Wall Street ha chiuso in territorio misto, lontana dai massimi di seduta, concludendo un`altra settimana in calo per i principali indici. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,46%, l`S&P 500 lo 0,05%, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,64% e il Russell 2000 lo 0,35%. La partecipazione al rialzo è risultata però positiva con un rapporto di oltre due a uno tra titoli in rialzo e in calo, con la versione a pari peso dell`S&P 500 che ha sovraperformato quella a capitalizzazione di circa 80 punti base. La dinamica di rotazione ha dominato la seduta: il momentum ha ceduto terreno con semiconduttori e memoria in calo, mentre i settori ciclici hanno sovraperformato. Un possibile contributo alla debolezza dei chip è arrivato dalla prossima quotazione sul mercato americano di CXMT, produttore cinese di semiconduttori. Il petrolio ha chiuso in calo venerdì, possibile segnale di un allentamento del rischio geopolitico, anche con attacchi Houthi nel Mar Rosso apparentemente più contenuti. Il mercato guarda alla prossima riunione del FOMC di luglio, con il mercato che prezza circa 42 punti base di rialzi della Fed entro fine anno, vicino ai massimi dell`anno.

Il pacchetto tariffario annunciato venerdì segna un`evoluzione significativa nella strategia commerciale dell`amministrazione Trump. L`utilizzo della Sezione 301 del Trade Act del 1974 offre una base giuridica più robusta rispetto ai poteri di emergenza bocciati dalla Corte Suprema a febbraio, con il vantaggio di un iter procedurale che storicamente ha resistito ai ricorsi giudiziari. I dazi tra il 10% e il 12,5% si applicano a circa 60 paesi citati per pratiche di lavoro forzato nelle filiere di esportazione, con esenzioni per energia, gas, fertilizzanti e alcune categorie non prodotte negli Stati Uniti. Un secondo pacchetto di indagini è già in corso su Cina, Giappone, Messico e Unione Europea per eccesso di capacità produttiva, con aliquote non ancora definite. Per l`Europa, il rischio più immediato non è tanto questo primo strato di dazi ma la seconda tornata, che potrebbe colpire settori chiave dell`export europeo. Sullo sfondo, la minaccia di Trump di dazi aggiuntivi sull`UE in risposta alle multe alle società tecnologiche americane aggiunge un ulteriore fronte di tensione commerciale transatlantica, anche se il mercato per ora tende a ridimensionare il rischio di un`escalation tariffaria più ampia in avvicinamento alle elezioni di metà mandato.

Fabrizio Barini  di Fabrizio Barini resonsabile digital marketing presso Integrae SIM
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