La panoramica delle economie emergenti
Il debito dei mercati emergenti rimane uno dei segmenti più diversificati e ricchi di opportunità nel reddito fisso, che comprende il debito in valuta forte e in valuta locale. A dirlo è Thomas Timmerman, Fund Manager di DPAM, secondo cui entrambi i segmenti offrono un'esposizione alle economie emergenti, ma i loro motori di rendimento, le dinamiche di valutazione e l'attrattiva differiscono in modo significativo. I rendimenti del debito in valuta forte dei mercati emergenti sono guidati principalmente da una combinazione di generazione di reddito, dinamiche degli spread e movimenti dei tassi d'interesse globali.
Gli investitori beneficiano di un carry costante derivante dal premio di rendimento che le obbligazioni dei mercati emergenti offrono rispetto ai Treasury statunitensi, compensando il rischio di credito sovrano. I movimenti dei rendimenti dei Treasury statunitensi svolgono un ruolo cruciale data la natura denominata in dollari di questa asset class, con tassi core in calo che tipicamente sostengono la performance attraverso gli effetti di duration. Inoltre, la performance è significativamente influenzata dalle variazioni degli spread creditizi. Quando i fondamentali migliorano e il sentiment di rischio è favorevole, la compressione degli spread si traduce in plusvalenze.
La compressione degli spread è stata il principale motore di rendimento
Gli spread del debito in valuta forte dei mercati emergenti si trovano attualmente ai minimi da diversi anni (da 450 punti base alla fine del 2022 a circa 230 punti base rispetto ai Treasury statunitensi alla fine di giugno). Ciò solleva una domanda: `C'è ancora valore nel debito in valuta forte per gli investitori?`. Il paragone tra i livelli di credito odierni con quelli osservati vent'anni fa non è immediato, poiché il quadro economico sottostante si è evoluto in modo significativo.
Molti emittenti sovrani dei mercati emergenti presentano posizioni fiscali e saldi esteri più solidi rispetto ai mercati sviluppati, grazie a rapporti debito/PIL prudenti, riserve valutarie elevate, regimi di cambio più flessibili e una minore dipendenza da finanziamenti esterni. Le riforme strutturali attuate da diversi paesi hanno migliorato la credibilità delle politiche e la qualità istituzionale. Il momentum delle riforme è stato più evidente nel segmento con rating inferiore, guidando una notevole compressione del premio dell'high yield rispetto all'investment grade. Questo miglioramento complessivo ha generato un'ondata di upgrade dei rating sovrani e ridotto i rischi di default a breve termine. Di conseguenza, l'attuale compressione degli spread non rappresenta un'anomalia temporanea, bensì un repricing strutturale e duraturo del rischio nei mercati emergenti.
La maggiore vulnerabilità ai Treasury statunitensi impone cautela
Con gli spread su livelli compressi, la sensibilità del debito in valuta forte dei mercati emergenti ai movimenti dei rendimenti dei Treasury statunitensi diventerà probabilmente più pronunciata. Le crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità delle finanze pubbliche statunitensi, la percepita erosione dell'indipendenza della Fed e un contesto geopolitico sempre più complesso hanno contribuito a rendimenti dei Treasury più elevati.
Di conseguenza, gli investitori richiedono un compenso maggiore per detenere il debito pubblico statunitense, una tendenza ulteriormente sottolineata dal monito del FMI secondo cui la crescente entità delle emissioni di debito degli Stati Uniti potrebbe erodere gradualmente il tradizionale premio di sicurezza dei Treasury. Il confronto tra il rendimento dell'indice e quello di un titolo di Stato statunitense di simile scadenza illustra chiaramente la compressione nel tempo del premio di valore offerto dal debito in valuta forte dei mercati emergenti.
Stiamo assistendo a un allontanamento dal dollaro statunitense?
Per gli investitori basati in euro, l'evoluzione del dollaro statunitense rappresenta un motore fondamentale della performance, dato che l'universo del debito in valuta forte dei mercati emergenti rimane prevalentemente denominato in USD, con oltre l'80% del debito in circolazione emesso in dollari. I primi mesi del 2026 sono stati caratterizzati da un dollaro più debole, guidato in parte da un rinnovato slancio verso la dedollarizzazione. Ciò riflette uno spostamento graduale ma sempre più visibile nel sistema monetario globale, con le banche centrali che continuano a diversificare le proprie riserve valutarie allontanandosi dal dollaro statunitense a favore di valute alternative e dell'oro.
Gli elevati deficit fiscali e il debito crescente degli Stati Uniti pesano sulla fiducia degli investitori, aumentando al contempo l'offerta di Treasury. In parallelo, la graduale erosione dell'eccezionalismo statunitense e il riequilibrio dei flussi di capitale globali stanno riducendo l'attrattiva delle attività denominate in dollari. Pur senza intravedere un fattore scatenante imminente in grado di privare il dollaro statunitense del suo status di bene rifugio, riteniamo che questi venti contrari potrebbero pesare sulla performance futura del dollaro statunitense.
Il debito in valuta locale dei mercati emergenti offre la soluzione
Il debito in valuta locale dei mercati emergenti può offrire diversificazione per i portafogli degli investitori, fornendo diversi elementi che non sono presenti in altre asset class del reddito fisso. L’interessante incremento di rendimento rispetto ai mercati sviluppati compensa gli investitori per l'assunzione di rischi aggiuntivi e fornisce una fonte stabile di rendimento che si capitalizza nel tempo, inoltre offre la possibilità di diversificare, allontanandosi dagli investimenti tradizionali orientati all'eurozona e agli Stati Uniti. Le obbligazioni locali dei mercati emergenti sono guidate da un insieme distinto di fattori: le dinamiche dell'inflazione interna, le esposizioni alle materie prime e i cicli politici specifici per paese spesso divergono in modo significativo, indebolendo le tradizionali correlazioni cross-asset. Di conseguenza, questi fattori idiosincratici possono migliorare la diversificazione e contribuire a ridurre la volatilità del portafoglio, in particolare durante i periodi di stress regionale o settoriale. Pertanto, il debito locale dei mercati emergenti può fungere da valida componente di portafoglio per gli investitori che cercano una copertura contro la debolezza del dollaro, migliorando al contempo i rendimenti complessivi corretti per il rischio.
Infine, la crescente domanda globale di debito locale dei mercati emergenti fornisce un forte sostegno all'asset class. Allo stesso tempo, la proprietà rimane prevalentemente domestica, con gli investitori locali che continuano a detenere la maggior parte del mercato. Questa caratteristica contribuisce a isolare il debito locale da improvvisi spostamenti nei flussi di capitale globali, riducendo la vulnerabilità durante i periodi di stress esterno. Di conseguenza, nonostante il crescente interesse internazionale, il debito locale dei mercati emergenti mantiene una resilienza che può aiutare a limitare i rischi di ribasso nei momenti di turbolenza dei mercati.
Valuta locale preferita alla valuta forte
La preferenza di DPAM per il debito in valuta locale dei mercati emergenti rispetto al debito in valuta forte rimane valida. Sebbene gli spread più stretti nella valuta forte riflettano reali miglioramenti nei fondamentali, comprino anche i premi al rischio e lasciano l'asset class più esposta a fattori esterni quali i tassi statunitensi e il sentiment di rischio globale.
Al contrario, i mercati in valuta locale offrono un insieme di opportunità più ampio e dinamico, combinando rendimenti interessanti, elevati cuscinetti di tassi reali e il potenziale di apprezzamento valutario. La loro dipendenza dagli investitori domestici e dai fondamentali interni offre una maggiore resilienza e diversificazione, in particolare durante i periodi di accentuata incertezza globale.

di Francesco Sicuro















































