La situazione dell’Africa centrale
I sei paesi della Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale (CEMAC) si rivolgono sempre più ai mercati obbligazionari internazionali per far fronte alle crescenti necessità di liquidità e affrontare la delicata sfida di bilanciare le priorità nazionali con il coordinamento regionale. L'unione comprende Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo, Gabon e Guinea Equatoriale. Con una valuta comune (il franco CFA), riserve condivise gestite da una banca centrale comune (BEAC) e requisiti decisionali collettivi per i programmi del FMI, il tessuto regionale dovrebbe teoricamente costituire una fonte di forza. Invece, è un arazzo con diversi fili allentati che rischiano di compromettere l'intero disegno.
Come si legge nel commento a cura di Polina Kurdyavko, Head of BlueBay Emerging Markets di RBC BlueBay, le riserve regionali coprono appena 3,8 mesi di importazioni, al di sotto dei 5 mesi raccomandati dal FMI per le economie dipendenti dalle risorse naturali. Inoltre, i requisiti di garanzia regionale del FMI generano una dinamica particolarmente perversa: anche se paesi come la Repubblica del Congo, che registrano avanzi primari di bilancio, sono disposti e capaci di soddisfare gli obiettivi del Fondo, non possono accedere ai finanziamenti del programma se la maggioranza degli Stati membri non dimostra un adeguato impegno politico. Tuttavia, il sostegno del FMI è necessario per affrontare il problema del debito. Nel caso della Repubblica del Congo il rapporto debito/PIL superiore al 90% deriva dagli shock sui prezzi del petrolio del 2014-2015 e da grandi progetti di investimento finanziati tramite accordi di prefinanziamento. Sebbene tali accordi siano in diminuzione e oggi rimanga solo il gruppo Trafigura come attore principale, con una completa estinzione prevista tra il 2027 e il 2028, il paese non è riuscito a ridurre la spesa pubblica con sufficiente rapidità.
Il Camerun come tassello mancante
Per quanto riguarda gli altri paesi della CEMAC, spiega Kurdyavko, la questione dell'impegno dipende spesso dalla combinazione tra volontà e capacità. Nel caso del Camerun, la volontà potrebbe esistere a livello tecnico-amministrativo, ma la capacità di agire è messa in dubbio dal vuoto politico esistente. Otto mesi dopo elezioni contestate, il Paese rimane senza un governo effettivamente operativo, intrappolato nelle lotte tra fazioni vicine alla moglie del presidente e altri centri di potere.
Secondo alcune fonti locali, la probabilità di un intervento militare sarebbe intorno al 40%, creando un vuoto di leadership che si ripercuote sull'intera regione. Questo è particolarmente grave perché il Camerun ha tradizionalmente svolto il ruolo di ancora di stabilità della regione. Storicamente il paese accedeva ai mercati internazionali ai tassi più bassi della regione e contribuiva alla stabilità complessiva. La sua attuale disfunzione costringe gli altri paesi a cercare fonti di finanziamento alternative e limita il coordinamento delle politiche regionali.
L'attuale ministro delle finanze della Repubblica del Congo sembra impegnato a fare la cosa giusta dal punto di vista tecnico — introducendo sistemi automatici di pagamento, creando un conto unico del Tesoro e promuovendo riforme nel settore energetico — ma la vera sfida resta l'allineamento politico in un contesto regionale privo di visione e leadership.
La composizione del debito e i vincoli del settore bancario
L'insistenza del Fondo su limiti pari a zero per il nuovo indebitamento estero durante il precedente programma ha impedito ai paesi di accedere a finanziamenti esterni a lungo termine. Ciò, evidenzia Kurdyavko, li ha spinti verso forme di finanziamento domestico costose e a breve termine, creando nuove vulnerabilità. Nella Repubblica del Congo, ad esempio, il debito interno rappresenta ormai oltre il 60% del debito totale. I paesi si trovano quindi di fronte a una scelta difficile: violare le condizioni del FMI accedendo ai mercati esteri a più lunga scadenza, aumentando i rischi futuri legati al debito estero, oppure rispettare il programma accumulando un crescente onere di debito interno in mercati locali caratterizzati da liquidità limitata.
A complicare ulteriormente la situazione vi è la regolamentazione prudenziale della Commissione Bancaria dell'Africa Centrale, che limita l'esposizione delle banche verso il debito sovrano al 30% delle attività totali. Molti istituti hanno già raggiunto o superato questa soglia. Inoltre, con l'uscita delle banche francesi — motivata da bassi rendimenti e alti requisiti patrimoniali — e con le banche locali ormai sature di titoli pubblici, la capacità di finanziare ulteriormente gli stati è fortemente limitata.
Il punto cieco sistemico: la gestione delle finanze
Una delle principali preoccupazioni, sottolinea Kurdyavko, riguarda le evidenti disfunzioni nelle operazioni fondamentali dello stato. Diversi alti funzionari hanno sottolineato come la gestione delle finanze pubbliche resti problematica in tutta la CEMAC, a causa di carenze digitali, spese fuori bilancio e difficoltà nella gestione degli arretrati.
Nel caso della Repubblica del Congo, la spesa annualizzata per beni e servizi è passata dal 2,1% al 5,8% del Pil, un aumento eccezionale attribuito in larga misura alle spese militari. Tesoro e banca centrale non dispongono ancora di adeguata connettività digitale e continuano a utilizzare procedure cartacee per l'esecuzione dei pagamenti. Problemi analoghi emergono anche in altri Paesi della regione. Fitch, ad esempio, ha evidenziato che il deficit fiscale del Gabon è aumentato dal 3,7% del Pil nel 2024 al 12,2% nel 2025 a causa di un forte incremento della spesa per investimenti pubblici.
Opportunità immediate e risorse naturali
Nonostante queste sfide, precisa Kurdyavko, la Repubblica del Congo offre prospettive incoraggianti. Il ministro delle Finanze ha illustrato diverse iniziative a rapida realizzazione: digitalizzazione delle dichiarazioni fiscali e doganali, introduzione del conto unico del Tesoro entro luglio 2026 e una profonda riforma del settore energetico che affronti i sussidi a elettricità, petrolio e gas.
I paesi della CEMAC possiedono un notevole potenziale di trasformazione grazie alle risorse ancora inutilizzate nei settori minerario, dei fosfati, dell'agricoltura e delle energie rinnovabili. La Repubblica del Congo, in particolare, dispone contemporaneamente di gas, fosfati e potassa, una combinazione rara che potrebbe renderlo autosufficiente nella produzione di fertilizzanti e creare opportunità di esportazione. Progetti infrastrutturali come il ponte tra Brazzaville e Kinshasa potrebbero trasformare la connettività regionale, mentre i progetti di esportazione di gas offrono prospettive di diversificazione economica oltre la dipendenza dal petrolio.
Il prossimo semestre appare cruciale per il futuro della CEMAC. Diversi fattori potrebbero convergere verso una trasformazione positiva oppure verso una crisi: i negoziati con il FMI, la relativa stabilità dei prezzi del petrolio, le transizioni politiche e la crescente attenzione degli investitori internazionali verso una delle aree dei mercati emergenti con i rendimenti più elevati.
Tra gli aspetti positivi vi sono i prezzi elevati del petrolio, che offrono margini fiscali, e il potenziale contributo della finanza per lo sviluppo italiana e di altri finanziamenti agevolati. La Banca Mondiale, da sola, sta mettendo a disposizione della Repubblica del Congo un miliardo di dollari, con possibilità di ampliamento. Sul fronte negativo, il rischio principale è la frammentazione regionale. Se il trasferimento del potere in Camerun continuerà a essere paralizzato e altri Paesi proseguiranno nell'accumulo di debito attraverso costose emissioni internazionali e accordi garantiti dal petrolio, l'intera regione potrebbe affrontare una crisi di fiducia.
Dal punto di vista degli investitori, conclude Kurdyavko, la CEMAC rappresenta oggi il segmento del debito emergente con i rendimenti più elevati e continua comunque a offrire performance positive. Tuttavia, stanno emergendo differenze sempre più marcate tra i Paesi sulla base della qualità della governance e della trasparenza.

di Francesco Sicuro















































