AI nelle assicurazioni: solo il 10% delle compagnie crea vero valore, le altre restano ferme ai progetti pilota

AI nelle assicurazioni: solo il 10% delle compagnie crea vero valore, le altre restano ferme ai progetti pilota

L’intelligenza artificiale promette di trasformare il settore assicurativo, ma i risultati concreti restano concentrati in una ristretta élite di operatori. Le compagnie più avanzate registrano ricavi e performance di Borsa nettamente superiori rispetto ai concorrenti, mentre gran parte del mercato continua a scontrarsi con problemi di governance, competenze insufficienti e difficoltà nel misurare il ritorno degli investimenti. Il nuovo report di Capgemini fotografa un settore a due velocità, dove il vero vantaggio competitivo nasce dall’integrazione dell’AI nei processi aziendali e non dalla sola adozione della tecnologia.

Un settore diviso tra pionieri e ritardatari

Le compagnie assicurative del ramo danni stanno entrando in una fase decisiva del percorso di adozione dell’intelligenza artificiale. Come evidenzia il World Property & Casualty Insurance Report 2026 del Capgemini Research Institute, il settore è oggi caratterizzato da un crescente divario competitivo tra un ristretto gruppo di operatori che ha trasformato l’AI in una competenza aziendale strategica e la maggioranza delle imprese che fatica ancora a ottenere benefici tangibili.

Secondo il report del Capgemini Research Institute, soltanto il 10% delle compagnie assicurative Property & Casualty può essere considerato realmente avanzato nell’adozione dell’intelligenza artificiale. La distanza rispetto al resto del mercato è significativa. Una delle ragioni principali risiede nella difficoltà di misurare l’impatto delle iniziative intraprese: il 42% delle compagnie non monitora alcuna metrica specifica legata all’AI e, senza strumenti adeguati per valutare risultati e performance, circa il 60% degli operatori rimane confinato alla fase esplorativa o ai semplici proof of concept.

Il rapporto identifica questo gruppo di eccellenza come i “pionieri dell’intelligenza artificiale”. Si tratta di compagnie che non considerano l’AI come una semplice raccolta di strumenti tecnologici, ma come una vera capacità operativa integrata all’interno dell’organizzazione. Questi operatori riescono ad allineare strategia aziendale, competenze, infrastrutture tecnologiche e processi organizzativi, ottenendo risultati economici nettamente superiori alla media del settore.

I numeri raccolti da Capgemini mostrano che i pionieri registrano fino al 21% di ricavi in più e una crescita del valore azionario superiore di circa il 51% nell’arco di tre anni rispetto ai concorrenti meno maturi.

Oltre la tecnologia: il vero vantaggio nasce dall’organizzazione

L’analisi del Capgemini Research Institute evidenzia come il successo dei leader del settore non dipenda esclusivamente dagli investimenti tecnologici. Le compagnie più avanzate si distinguono soprattutto per il modo in cui affrontano il cambiamento organizzativo necessario per rendere efficace l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

I pionieri risultano quasi quattro volte più propensi a investire in programmi di trasformazione aziendale che vanno oltre la semplice formazione di base. Inoltre, sono quasi tre volte più inclini a sviluppare infrastrutture di AI spiegabile, elemento fondamentale per rafforzare la fiducia all’interno delle organizzazioni e favorire una maggiore accettazione delle nuove tecnologie. A questo si aggiunge una propensione quasi doppia a integrare responsabilità legate all’AI direttamente nelle job description dei dipendenti, aumentando così il livello di accountability.

Il report di Capgemini sottolinea come il settore assicurativo stia vivendo un vero e proprio disallineamento strutturale. L’evoluzione della tecnologia procede infatti molto più rapidamente rispetto alla capacità delle aziende di integrarla in maniera efficace all’interno dei processi operativi.

In media, le compagnie assicurative destinano il 72% degli investimenti in AI a infrastrutture e tecnologie, mentre soltanto il 28% viene indirizzato verso iniziative di trasformazione organizzativa, comprese le attività di formazione di dipendenti e management. Questo squilibrio limita fortemente la capacità di generare valore su scala aziendale e spiega perché molte iniziative non riescano a sviluppare tutto il loro potenziale.

A confermare questa criticità sono anche le parole di Matteo Bonati, Insurance Director di Capgemini Italia, secondo cui il settore si trova di fronte a un vero punto di svolta. Bonati sottolinea come la questione non sia più se l’AI abbia un ruolo all’interno delle compagnie, ma come costruire l’intera organizzazione attorno all’intelligenza artificiale. Le esperienze dei pionieri dimostrano che, quando l’AI viene integrata fin dall’inizio nella strategia aziendale, smette di essere uno strumento di efficientamento e diventa un autentico fattore di vantaggio competitivo.

Il problema del ritorno sugli investimenti e della carenza di competenze

Un altro elemento emerso dal report riguarda la difficoltà di misurare il ritorno degli investimenti effettuati nel campo dell’intelligenza artificiale. Secondo il Capgemini Research Institute, il 55% delle compagnie assicurative Property & Casualty segnala l’assenza di una chiara valutazione del ROI delle iniziative AI. La stessa percentuale afferma inoltre che non esiste una responsabilità interna ben definita per la gestione di questi progetti.

La conseguenza è che l’implementazione dell’intelligenza artificiale finisce spesso per essere affidata a singoli individui o a piccoli gruppi di lavoro, senza riuscire a produrre un impatto diffuso sull’intera organizzazione.

Le difficoltà emergono anche sul fronte delle competenze. Secondo il report, il 67% delle compagnie denuncia una carenza di professionalità specializzate nell’AI. Ancora più significativo è il dato relativo ai dipendenti che già utilizzano strumenti di intelligenza artificiale: quasi la metà, pari al 47%, afferma che la propria giornata lavorativa non è cambiata in modo significativo neppure dopo 18 mesi di utilizzo.

Come osserva Bonati, molte imprese continuano a confrontarsi con ostacoli tecnici e culturali ormai noti. La vera opportunità consiste nel rafforzare la governance dei dati, definire responsabilità chiare e investire in competenze adeguate per superare la fase sperimentale e creare valore a livello aziendale. La sfida consiste nel costruire una disciplina organizzativa capace di rendere permanente e strutturale l’impatto dell’intelligenza artificiale sul business.

La compagnia assicurativa del futuro sarà fondata sulla collaborazione tra uomo e AI

L’ultima parte del report del Capgemini Research Institute guarda al futuro del settore e individua nella collaborazione tra persone e intelligenza artificiale il modello destinato a prevalere nei prossimi anni.

Nonostante i progressi compiuti dagli operatori più avanzati, restano infatti numerose criticità da affrontare. Quasi la metà del tempo lavorativo dei dipendenti, pari al 49%, viene oggi impiegata nella collaborazione tra team, mentre la maggior parte degli strumenti di AI continua a operare principalmente a livello di singole attività individuali.

Anche la disponibilità dei dati rappresenta un limite importante. Soltanto il 12% delle compagnie dichiara infatti di aver raggiunto un livello molto elevato di maturità nella gestione dei dati, nonostante il settore dipenda fortemente da informazioni non strutturate.

Parallelamente si sta ampliando un problema di fiducia. Il 43% dei dipendenti identifica nella sicurezza del posto di lavoro la principale fonte di preoccupazione legata all’intelligenza artificiale e solo il 14% afferma di comprendere con chiarezza il ruolo che l’AI avrà nelle proprie attività quotidiane.

Secondo il report di Capgemini, il modello assicurativo del futuro vedrà il top management definire la direzione strategica e i confini della collaborazione tra esseri umani e sistemi intelligenti. I professionisti specializzati saranno chiamati a gestire decisioni operative complesse supportati da insight in tempo reale, mentre gli agenti AI si occuperanno delle attività più ripetitive e standardizzate.

In questo scenario, nuove figure di coordinamento avranno il compito di allineare strategia aziendale, governance e principi dell’intelligenza artificiale, consentendo di scalare l’innovazione all’interno di organizzazioni sempre più complesse. Per arrivare a questo traguardo, conclude il report, le compagnie dovranno integrare l’AI nella collaborazione quotidiana, nei processi decisionali e nella gestione dei dati, ripensando profondamente i workflow per adattarli all’era dell’intelligenza artificiale agentica.

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