Bitcoin: cosa aspettarsi dopo il crollo di giugno tra ETF, Fed ed elezioni USA

Bitcoin: cosa aspettarsi dopo il crollo di giugno tra ETF, Fed ed elezioni USA

Giugno è stato il mese peggiore per Bitcoin dal 2022, ma dietro il forte ribasso si nascondono fattori tecnici e macro più che un deterioramento dei fondamentali. Tra la stretta monetaria, i deflussi dagli ETF e l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il mercato delle criptovalute resta sospeso tra segnali incoraggianti e nuove fonti di incertezza.

Un giugno difficile ma con cause soprattutto tecniche

Il mese di giugno si è chiuso con un bilancio estremamente negativo per il Bitcoin. La principale criptovaluta è scesa fino a quota 60.000 dollari, registrando una flessione del 19% su base mensile, la peggiore performance del 2026 e il calo più marcato dal collasso di Three Arrows Capital nel 2022. Di fronte a un ribasso di questa portata è naturale chiedersi se il mercato abbia già raggiunto un minimo oppure se esistano ancora margini per ulteriori discese.

Come si legge nella nota di Eliézer Ndinga, Head of Research di 21shares, l'entità del ribasso non deve essere valutata isolatamente. Molto più importante è comprendere le cause che lo hanno determinato e, secondo l'analista, si tratta prevalentemente di fattori meccanici, più che di un deterioramento strutturale dei fondamentali del mercato.

Giugno è stato caratterizzato da un deciso irrigidimento delle condizioni finanziarie. Gli shock sul mercato energetico hanno alimentato una revisione al rialzo delle aspettative d'inflazione, inducendo gli investitori a ridurre l'esposizione agli asset più rischiosi. In questo contesto anche gli altri mercati finanziari hanno subito pesanti correzioni. Il Nasdaq ha perso 1.130 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre l'S&P 500 ha registrato una contrazione pari a 560 miliardi di dollari. La diminuzione di circa 380 miliardi di dollari della capitalizzazione complessiva degli asset digitali si inserisce quindi all'interno di un più ampio movimento di riduzione del rischio e non rappresenta un fenomeno isolato.

A questo quadro si sono aggiunti fattori specifici che hanno interessato direttamente Bitcoin, a partire dai deflussi pari a 2,5 miliardi di dollari registrati dagli ETF spot quotati negli Stati Uniti.

ETF e basis trade hanno amplificato le vendite

Secondo Ndinga, una parte rilevante delle vendite osservate nel corso di giugno è riconducibile alla progressiva scomparsa del cosiddetto basis trade, una strategia che prevedeva l'acquisto di ETF spot su Bitcoin accompagnato dalla vendita allo scoperto dei futures, con l'obiettivo di incassare il differenziale di prezzo tra i due strumenti.

Questa operazione aveva riscosso un forte successo nei mesi precedenti, ma ha progressivamente perso convenienza quando il differenziale si è ridotto fino a circa il 2%. Nel momento in cui tali strategie vengono chiuse, gli operatori sono costretti a liquidare le proprie posizioni, generando una pressione di vendita che non riflette necessariamente una perdita di fiducia nei confronti del Bitcoin come investimento di lungo periodo.

I dati del Chicago Mercantile Exchange (CME) confermano questa dinamica. Le posizioni corte detenute dai fondi a leva sono diminuite da circa 100.000 Bitcoin, registrati al picco dello scorso ottobre, a circa 63.000 Bitcoin. La chiusura di queste operazioni equivale a una liquidazione di posizioni per un controvalore stimato di circa 2,3 miliardi di dollari, avvenuta parallelamente alla discesa delle quotazioni.

Ndinga sottolinea come questa distinzione sia particolarmente importante. La liquidazione di una strategia di arbitraggio non produce infatti lo stesso significato di un investitore che decide di vendere perché ha perso fiducia nelle prospettive dell'asset. In questo caso il movimento è stato determinato principalmente dalla minore convenienza economica della strategia utilizzata dagli operatori professionali, piuttosto che da un cambiamento nella percezione del valore di lungo periodo del Bitcoin.

I fondamentali della rete continuano a mostrare segnali di tenuta

Nonostante Bitcoin ed Ethereum abbiano continuato a catalizzare gran parte dell'attenzione degli investitori, l'analisi dell'intero ecosistema on-chain restituisce un quadro meno negativo rispetto a quello suggerito dall'andamento dei prezzi. Secondo Ndinga, diversi indicatori mostrano come l'attività sulla blockchain abbia mantenuto una buona vitalità anche durante la fase di correzione.

Uno degli esempi più significativi riguarda Solana, che nel corso di giugno ha intercettato oltre il 90% dei volumi legati allo scambio di azioni tokenizzate, superando complessivamente 1 miliardo di dollari di transazioni. Si tratta di un dato che conferma come lo sviluppo dell'ecosistema e l'interesse degli operatori siano proseguiti anche durante una fase di debolezza dei prezzi.

Un altro elemento osservato da Ndinga riguarda il comportamento dei grandi investitori. Anche durante la discesa delle quotazioni, i principali detentori hanno continuato ad accumulare Bitcoin, mentre la quota di investitori ancora in profitto è scesa al di sotto del 50%. In passato questa combinazione di fattori si è verificata soltanto in due occasioni particolarmente significative: durante il crollo dei mercati provocato dalla pandemia di Covid-19 nel marzo 2020 e nel quarto trimestre del 2022, in seguito al fallimento di FTX.

In entrambi i casi il mercato si trovava sui minimi del ciclo oppure molto vicino a essi, trasformandosi successivamente in un importante punto di ingresso per gli investitori. Pur senza rappresentare una garanzia che la storia possa ripetersi, la presenza contemporanea di questi segnali suggerisce che i fondamentali della rete risultano più solidi di quanto il recente andamento delle quotazioni possa far pensare.

Le elezioni di metà mandato diventano il nuovo fattore di rischio

Accanto ai segnali provenienti dal mercato e dalla blockchain emerge un'altra variabile destinata a influenzare l'andamento del Bitcoin nei prossimi mesi: le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, previste per novembre.

Secondo Ndinga, l'evoluzione dello scenario politico ha mostrato una relazione significativa con il comportamento della principale criptovaluta. I dati di Polymarket evidenziano infatti una correlazione inversa pari a -0,79 tra il prezzo del Bitcoin e le probabilità di una vittoria schiacciante del Partito Democratico.

Nel dettaglio, mentre le probabilità di uno sweep democratico sono aumentate da circa il 21% fino a raggiungere un picco vicino al 52% nell'aprile 2026, il prezzo del Bitcoin è sceso da circa 120.000 dollari fino a 60.000 dollari. Al contrario, la temporanea crescita delle probabilità di una netta affermazione repubblicana registrata nell'ottobre 2025 ha coinciso con il massimo del ciclo, quando Bitcoin aveva raggiunto 126.000 dollari.

Attualmente le probabilità di una vittoria completa dei Democratici si attestano intorno al 42%, mentre quelle di uno sweep repubblicano sono pari a circa il 18%. Secondo Ndinga, un progressivo rafforzamento dello scenario favorevole ai Repubblicani continua a essere interpretato dal mercato come un elemento positivo per il comparto delle criptovalute. Al contrario, un consolidamento delle aspettative di una vittoria democratica tende a rafforzare la fase di resistenza che caratterizza attualmente il mercato del Bitcoin.

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