Il Tesoro torna sul mercato internazionale con una tripla emissione in dollari
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha annunciato una nuova emissione via sindacato in dollari statunitensi, confermando la volontà di mantenere una presenza attiva anche sui mercati internazionali oltre alle tradizionali aste di BTP denominate in euro.
L'operazione rientra nel Programme for the Issuance of Debt Instruments della Repubblica Italiana, il programma attraverso il quale il Tesoro effettua emissioni sui mercati esteri rivolte principalmente agli investitori istituzionali internazionali.
Per l'operazione sono stati incaricati quattro tra i principali operatori del mercato obbligazionario mondiale: BofA Securities Europe SA, Citigroup Global Markets Europe AG, Goldman Sachs Bank Europe SE e Morgan Stanley Europe SE, che agiranno come lead manager del collocamento.
La transazione sarà effettuata nel prossimo futuro, compatibilmente con le condizioni dei mercati finanziari e con il livello della domanda degli investitori.
Tre scadenze per coprire l''intera curva dei rendimenti
L'emissione sarà strutturata su tre diverse scadenze, una scelta che consente al Tesoro di raggiungere una platea molto ampia di investitori con differenti orizzonti temporali.
Nel dettaglio saranno emessi titoli con scadenza:
- 14 luglio 2031;
- 14 luglio 2036;
- 14 luglio 2056.
La presenza di una tranche trentennale consente inoltre di rafforzare la parte lunga della curva dei rendimenti in dollari, segmento particolarmente apprezzato da investitori come fondi pensione, compagnie assicurative e fondi sovrani.
Attraverso questa struttura il Tesoro crea anche nuovi benchmark liquidi che potranno diventare punti di riferimento per le future emissioni denominate in valuta statunitense.
Perché l''Italia emette titoli in dollari
A prima vista potrebbe sembrare insolito che uno Stato appartenente all'Eurozona raccolga risorse in una valuta diversa dall'euro. In realtà si tratta di una strategia consolidata tra i principali emittenti sovrani.
Come spiega Saverio Berlinzani, Chief Analyst di ActivTrades, il ricorso ai cosiddetti Global Bond non nasce dall'esigenza di reperire dollari, ma dalla volontà di diversificare le fonti di finanziamento e ampliare la platea degli investitori.
Emettere titoli in dollari consente infatti di intercettare grandi investitori istituzionali internazionali — come fondi pensione, banche centrali, fondi sovrani e asset manager statunitensi e asiatici — che, per regolamento interno o per scelta di portafoglio, privilegiano strumenti denominati nella valuta americana.
Si tratta quindi di un modo per aumentare la domanda potenziale di debito italiano e ridurre la dipendenza esclusiva dal mercato europeo.
Una strategia che migliora la gestione del debito
L'operazione si inserisce nella più ampia strategia di gestione del debito pubblico perseguita dal Tesoro.
La presenza di tre diverse scadenze permette infatti di distribuire nel tempo le future scadenze dei rimborsi, riducendo il rischio di rifinanziamento e contribuendo a mantenere una struttura equilibrata del debito.
Negli ultimi anni il MEF ha più volte ribadito come uno degli obiettivi principali sia quello di mantenere una vita media elevata del debito pubblico, limitando l'impatto di eventuali rialzi dei tassi di interesse sui futuri costi di finanziamento.
Le emissioni sindacate internazionali rappresentano uno degli strumenti più efficaci per raggiungere questo obiettivo, soprattutto quando riguardano scadenze molto lunghe come quella prevista nel 2056.
Il ruolo dei derivati nella gestione del rischio di cambio
Un altro aspetto particolarmente interessante riguarda la gestione del rischio valutario.
Come evidenzia Berlinzani, il Tesoro italiano non mantiene necessariamente un'esposizione netta in dollari. Nella maggior parte dei casi il rischio di cambio viene infatti gestito attraverso strumenti derivati, in particolare mediante Cross Currency Swap, che consentono di trasformare i flussi finanziari denominati in dollari in flussi equivalenti in euro.
Grazie a queste operazioni, se le condizioni di mercato risultano favorevoli, il costo finale del finanziamento può persino risultare inferiore rispetto a quello di un tradizionale BTP emesso direttamente in euro, sfruttando differenze tra i mercati valutari e quelli dei tassi d'interesse.
Questa attività di gestione rappresenta una pratica consolidata per molti grandi emittenti sovrani e permette di ottimizzare il costo complessivo del debito senza modificare il profilo di rischio dello Stato.
Opportunità e rischio per gli investitori
Per gli investitori europei, invece, acquistare un titolo denominato in dollari significa esporsi anche all'andamento del cambio euro-dollaro.
Cedole e rimborso finale saranno infatti corrisposti in valuta statunitense. Di conseguenza, il rendimento effettivo dipenderà non solo dall'andamento del titolo obbligazionario, ma anche dall'evoluzione del mercato valutario.
Un eventuale rafforzamento del dollaro nei confronti dell'euro determinerebbe un guadagno aggiuntivo per un investitore dell'Eurozona al momento della conversione dei flussi in euro. Al contrario, un indebolimento della valuta americana ridurrebbe il rendimento complessivo dell'investimento.
Per gli investitori internazionali che operano abitualmente in dollari, invece, questo rischio non esiste e rappresenta uno dei motivi principali dell'elevato interesse verso emissioni sovrane denominate nella valuta statunitense.
Un mercato che guarda ai grandi investitori internazionali
L'operazione arriva in un momento in cui il debito italiano continua a registrare una domanda sostenuta sia sul mercato domestico sia attraverso le emissioni sindacate.
Negli ultimi mesi le operazioni internazionali del Tesoro hanno raccolto richieste record, spesso di molte volte superiori agli importi effettivamente collocati, grazie soprattutto alla forte partecipazione di investitori esteri.
Con questa nuova emissione triple tranche in dollari, il Tesoro punta quindi a consolidare ulteriormente la propria presenza sul mercato globale dei capitali, ampliando la base degli investitori e confermando una strategia di finanziamento che affianca alle tradizionali aste in euro operazioni mirate sui principali mercati internazionali.

di Francesco Sicuro















































