Agentic AI, futuro dell’intelligenza artificiale o semplice moda tecnologica?

Agentic AI, futuro dell’intelligenza artificiale o semplice moda tecnologica?

L’intelligenza artificiale è ormai un motore strutturale dell’economia globale e non più un tema di nicchia. Con investimenti che incidono già sull’1,3% del Pil americano, il dibattito si sposta oggi sulla Agentic AI, l’evoluzione capace di pianificare e agire in autonomia. Un’innovazione potenzialmente rivoluzionaria, ma che solleva interrogativi sulla qualità dei dati, il ruolo umano e le sfide d’investimento in un settore in rapido mutamento.

L’impatto economico dell’intelligenza artificiale

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (AI) è passata da curiosità tecnologica a driver macroeconomico globale. Secondo il Global Research team di Bank of America, gli investimenti in conto capitale legati all’AI hanno rappresentato l’1,3% del Pil statunitense nel secondo trimestre del 2025, una quota tale che, senza il contributo di questo settore, la crescita americana sarebbe stata prossima allo zero.

Guardando avanti, McKinsey stima che la sola AI generativa potrà aggiungere tra 2,6 e 4,4 trilioni di dollari all’economia mondiale, aumentando la produttività tra lo 0,1% e lo 0,6% l’anno fino al 2040. Una rivoluzione paragonabile, per portata, a quella delle telecomunicazioni tra gli anni ’80 e ’90, ma più trasversale e capace di trasformare l’intera struttura industriale, dall’e-commerce alla logistica, dalla finanza alla diagnostica medica.

L’AI, come si legge in un report di L&G, non rappresenta soltanto un’evoluzione incrementale, ma un nuovo paradigma produttivo capace di riscrivere modelli operativi e generare economie di scala. In questo senso, il suo impatto non appare ciclico, ma strutturale, destinato a incidere in modo duraturo sulla crescita globale.

Agentic AI: la nuova frontiera dell’autonomia digitale

Negli ultimi mesi l’attenzione si è spostata sulla cosiddetta Agentic AI, una branca che va oltre la semplice generazione di contenuti. Basandosi sui large language model (LLM), questa tecnologia è capace di aggiungere livelli di ragionamento, pianificazione e decisione, riuscendo a scomporre incarichi complessi in sotto-compiti, gestirli autonomamente e adattarsi ai risultati ottenuti, proprio come farebbe un essere umano.

Questa capacità, secondo L&G, la rende un potenziale acceleratore della produttività, non solo per via dell’automazione, ma grazie alla possibilità di orchestrare interi flussi di lavoro in modo indipendente. Un esempio concreto: un sistema di cybersecurity basato su Agentic AI potrebbe monitorare minacce in tempo reale, applicare contromisure e verificare l’integrità dei sistemi senza intervento umano diretto.

È per questo che Precedence Research prevede che, nei prossimi dieci anni, il mercato dell’Agentic AI crescerà di venti volte rispetto alle dimensioni attuali. Tuttavia, questa autonomia non implica la sostituzione del giudizio umano: come tutti i sistemi di intelligenza artificiale, anche l’Agentic AI dipende dalla qualità dei dati di input. Dati incompleti o distorti producono errori, e solo la supervisione umana può garantire coerenza e affidabilità.

Investire nell’AI tra innovazione e incertezza

La portata rivoluzionaria dell’AI spinge molti investitori a chiedersi se convenga puntare tutto sull’Agentic AI. Tuttavia, spiega L&G, il settore rimane complesso e in rapida evoluzione: le tecnologie davvero dirompenti sono difficili da individuare in anticipo.

Accanto all’intelligenza artificiale, emergono infatti altre innovazioni come il quantum computing, capace di risolvere problemi con più variabili indipendenti a velocità inarrivabili per i sistemi tradizionali. È plausibile che l’interazione tra queste tecnologie amplifichi ulteriormente la portata dell’AI.

Per questo, secondo L&G, la diversificazione diventa essenziale. Piuttosto che concentrarsi su singole società, una strategia prudente punta su aziende che integrano l’AI lungo l’intera catena di valore: dai produttori di semiconduttori ai fornitori di infrastrutture cloud, dalle piattaforme software alle imprese di sicurezza informatica.

Questi abilitatori rappresentano la spina dorsale dell’ecosistema AI, destinati a beneficiare dell’espansione della tecnologia indipendentemente dalle applicazioni dominanti. L’intelligenza artificiale, infatti, non è un tema monolitico, ma un insieme di settori e casi d’uso interconnessi.

Come conclude L&G, un approccio diversificato consente agli investitori di partecipare a questa rivoluzione tecnologica mitigando i rischi di una previsione errata sulle traiettorie future. In un mare di innovazioni ancora in formazione, la chiave sarà navigare con equilibrio, sfruttando la crescita senza farsi travolgere dall’onda della moda.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
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