La svolta sull’allocazione globale
Amundi si prepara a ridurre l’esposizione agli asset statunitensi, in particolare quelli denominati in dollari, orientando le strategie di investimento verso Europa e mercati emergenti. A indicare il cambio di rotta è stata l’amministratrice delegata Valerie Baudson, alla guida di un gruppo che gestisce 2.400 miliardi di euro di masse.
Secondo Baudson, se l’attuale impostazione della politica economica americana dovesse rimanere invariata, il dollaro continuerà a indebolirsi, rendendo necessario un riposizionamento strutturale dei portafogli nel corso dei prossimi dodici mesi.
Dollaro sotto pressione e rischio politico
La scelta di Amundi si inserisce in un contesto di crescente cautela nei confronti degli Stati Uniti, alimentata dalla volatilità delle decisioni economiche dell’amministrazione Trump, dalle tensioni geopolitiche con gli alleati europei e dai dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve.
Il biglietto verde ha perso oltre il 10% in un anno rispetto a un paniere di valute principali, toccando a fine gennaio i livelli più bassi degli ultimi quattro anni. Un movimento che, secondo la stessa Baudson, ha inizialmente spinto molti investitori internazionali a rifugiarsi nell’oro, contribuendo alla forte ascesa del metallo prezioso.

Dalla copertura valutaria alla vera diversificazione
Dopo una prima fase di copertura contro la debolezza del dollaro, la strategia degli investitori si è evoluta. L’obiettivo non è più solo proteggersi dal rischio di cambio, ma ridurre l’eccessiva concentrazione sugli asset statunitensi, considerati ormai sovrarappresentati nei portafogli globali.
Questo processo ha favorito un crescente afflusso di capitali verso azioni e obbligazioni europee ed emergenti, un trend che si è rafforzato all’inizio del 2026. I mercati emergenti, in particolare, hanno registrato nel 2025 la miglior performance azionaria dal 2017, beneficiando proprio della debolezza del dollaro.
Da inizio 2025, l’MSCI Emerging Markets (linea blu) segna un +43% circa, contro il +21% dello Stoxx Europe 600 (linea rossa) e il +18% dell’S&P 500 (linea bianca).

Maggiore equilibrio tra aree, settori e dimensioni
Amundi sottolinea come la propria strategia di investimento stia diventando sempre più diversificata non solo dal punto di vista geografico, ma anche per settori e dimensione delle società, riducendo la dipendenza dai grandi titoli statunitensi.
La volatilità osservata nelle ultime settimane su dollaro, oro e mercati finanziari, accentuata dalla nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed, rafforza secondo il gruppo francese la necessità di portafogli più bilanciati e meno esposti a singoli fattori politici o monetari.
Oro ancora al centro dello scenario
Nonostante le recenti oscillazioni, l’oro resta un punto di riferimento nelle strategie di diversificazione. Baudson ha osservato che, in assenza di un cambiamento significativo nella traiettoria economica statunitense, il metallo prezioso potrebbe continuare a beneficiare della ricerca di asset alternativi al dollaro.
Il rally dell’oro, che a gennaio ha superato i 5.500 dollari l’oncia, riflette secondo Amundi non solo tensioni geopolitiche, ma anche una ridefinizione più profonda delle preferenze degli investitori internazionali.

Un trend condiviso dai grandi gestori
La posizione di Amundi non è isolata. Altri grandi operatori globali stanno esprimendo valutazioni simili. Pimco ha parlato di un processo di diversificazione pluriennale lontano dagli asset statunitensi, mentre diversi gestori internazionali dichiarano di aver ridotto in modo significativo l’esposizione al dollaro a favore di euro, dollaro australiano e valute emergenti.
In questo contesto, la scelta di Amundi appare meno come una scommessa tattica e più come una revisione strutturale dell’asset allocation globale, destinata a influenzare le strategie di investimento ben oltre il prossimo anno.

di Gino Ercole Zincone













































