Mercati globali solidi, ma il dollaro fa la differenza
Il 2025 si è confermato un anno positivo per i mercati azionari globali, nonostante le persistenti incertezze macro e geopolitiche. Secondo Bob Homan, Chief Investment Officer di ING, dopo il rialzo superiore al 25% registrato nel 2024, l’indice MSCI All Country World, calcolato in total return in euro, mostra un progresso del 9% circa da inizio anno. Se espresso in dollari, tuttavia, la performance superava il 21%, evidenziando il ruolo determinante della dinamica valutaria.
Per gli investitori dell’area euro, il deprezzamento del dollaro di circa il 12% ha eroso in modo significativo i rendimenti, ribaltando quanto osservato nel 2024, quando un dollaro forte aveva sostenuto le performance. Con il mercato statunitense che rappresenta circa il 65% dell’indice globale, Wall Street e il biglietto verde restano forze dominanti nella determinazione dei rendimenti complessivi, sottolinea ING.
Utili in crescita, valutazioni sotto osservazione
Alla base della solida performance dei mercati vi è soprattutto la dinamica degli utili. Secondo l’analisi di ING, gli utili delle società incluse nell’indice globale dovrebbero registrare nel 2025 una crescita di oltre il 9%, leggermente superiore alla previsione iniziale dell’8%. Il fatto che l’indice abbia guadagnato ancora di più riflette però anche un aumento delle valutazioni, con il rapporto prezzo/utili che è cresciuto sia sugli utili realizzati sia su quelli attesi.
Questa dinamica è in atto da due anni. Nel corso del 2025, il P/E dell’indice globale è aumentato di quasi il 10%, superando 19 volte gli utili attesi nei successivi dodici mesi. In un contesto di crescita economica globale stabile, inflazione in lieve rallentamento e tagli dei tassi da parte delle principali banche centrali, inclusa la Federal Reserve, gli utili nominali delle imprese potrebbero continuare ad accelerare. Tuttavia, secondo Homan di ING, a differenza degli ultimi anni, è probabile che le valutazioni subiscano pressioni al ribasso.
Le quotazioni particolarmente elevate delle azioni statunitensi sono destinate a normalizzarsi, con effetti di trascinamento anche sulla media globale. La crescita degli utili delle principali società tecnologiche dovrebbe restare sostenuta, ma progressivamente convergere verso la media di mercato. Con nove big tech statunitensi tra i dieci titoli a maggiore capitalizzazione al mondo, la loro influenza resta comunque decisiva per l’andamento complessivo degli indici.
Rendimenti attesi più contenuti e ruolo delle valute
Guardando al medio termine, ING ritiene plausibile una crescita media degli utili intorno al 10% per l’indice globale, leggermente inferiore al consenso degli analisti, che supera il 12%. Per il 2027, la crescita stimata è di circa l’8%, anche in questo caso al di sotto delle aspettative di mercato. Assumendo un rapporto P/E leggermente più basso, pari a 18,5 volte gli utili attesi per il 2027 a fine 2026, rispetto alle attuali 19,3 volte sui prossimi dodici mesi, il rendimento atteso dell’indice globale nel 2026 si collocherebbe intorno al 6% in dollari, includendo un dividend yield del 2%.
In questo contesto, i movimenti valutari continueranno a rappresentare un fattore chiave per gli investitori dell’area euro, in grado di amplificare o ridurre i rendimenti in funzione dell’andamento del dollaro. Secondo ING, questo elemento resta uno dei principali fattori di incertezza per il prossimo anno.
Un contributo positivo potrebbe arrivare dal real estate quotato, che dopo un 2025 deludente potrebbe beneficiare dei probabili tagli dei tassi negli Stati Uniti. Con un dividend yield relativamente interessante e modesti rialzi dei prezzi, Homan indica un rendimento totale atteso intorno al 5%, in grado di sostenere i risultati complessivi del portafoglio.
Selezione attiva, dispersione e nuovi vincitori
Nel complesso, lo scenario delineato da ING per il 2026 è quello di rendimenti azionari moderati, con un divario ridotto tra le prospettive di azioni e obbligazioni. Il premio per il rischio azionario è sceso ai livelli più bassi degli ultimi vent’anni, riflettendo l’aumento dei prezzi, valutazioni elevate e tassi di interesse che non sono diminuiti in modo significativo. Ciononostante, le azioni continuano a offrire opportunità selettive.
Secondo Bob Homan, emergeranno forti differenze di rendimento tra aree geografiche, settori e singole società, rendendo la gestione attiva più importante che mai. L’accelerazione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale nel 2026 rappresenta uno dei principali fattori di dispersione. Gli investimenti continueranno a crescere e i benefici si estenderanno oltre il settore tecnologico, coinvolgendo ambiti come utilities e sanità, che potrebbero migliorare i margini grazie a una maggiore efficienza e a una domanda di elettricità più elevata.
Allo stesso tempo, la “distruzione creativa” implica che accanto ai vincitori emergeranno anche grandi perdenti, potenzialmente anche all’interno del comparto tecnologico. La disruption genera rischi e opportunità, rendendo cruciale evitare approcci passivi troppo concentrati.
Scenari alternativi e asset allocation
Come di consueto, ING affianca allo scenario di base due scenari alternativi. In uno scenario positivo, una crescita economica e un’inflazione più forti del previsto migliorerebbero sensibilmente le stime sugli utili e porterebbero gli investitori ad accettare valutazioni più elevate, con rendimenti azionari potenzialmente intorno al 18% in dollari. In uno scenario negativo, al contrario, un calo degli utili e valutazioni più basse potrebbero determinare una flessione dei mercati azionari di circa il 12%.
La storia dimostra quanto sia complesso prevedere con precisione i movimenti dei mercati. Per questo, sottolinea Homan di ING, l’analisi per scenari rappresenta soprattutto un quadro di riferimento, da aggiornare costantemente alla luce degli sviluppi reali. Le tensioni geopolitiche restano elevate e potrebbero innescare movimenti bruschi, rendendo fondamentale mantenere disciplina ed evitare decisioni emotive.
Alla luce delle prospettive attuali, ING mantiene un’allocazione tattica neutrale tra azioni e obbligazioni. Il real estate quotato risulta sovrappesato, mentre materie prime e investimenti alternativi restano neutrali all’interno del portafoglio complessivo, in attesa di segnali più chiari sul fronte macro e valutativo.

di Francesco Sicuro













































