Tassi invariati, un compromesso necessario
La Banca centrale europea (BCE) dovrebbe mantenere invariati i tassi nella riunione di domani 18 dicembre, in un contesto che promette un dibattito acceso ma senza esiti concreti. Nell’analisi di Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, gli sviluppi successivi all’ultima riunione non offrono elementi sufficienti per giustificare un cambiamento di rotta immediato. La crescita del PIL del terzo trimestre è risultata più solida delle attese, ma i fondamentali dell’economia dell’Eurozona restano fragili, con dazi statunitensi che continuano a pesare sulle esportazioni, investimenti frenati dall’incertezza e una crescita del 2026 ancora fortemente legata agli stimoli fiscali tedeschi.
Anche sul fronte dei prezzi, le sorprese sono state limitate. L’inflazione si è collocata leggermente sopra le attese, ma il rinvio dell’entrata in vigore del nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione dovrebbe spostare parte delle pressioni inflazionistiche dal 2027 al 2028. In questo quadro, per la BCE ci sono poche ragioni per modificare una politica monetaria che l’Eurotower continua a definire “in buona posizione”.
Proiezioni sotto la lente, ma senza svolte
Uno dei passaggi più attesi della riunione sarà la pubblicazione della nuova tornata di proiezioni macroeconomiche. Brzeski osserva che, nonostante Isabel Schnabel abbia recentemente sottolineato come i rischi per crescita e inflazione siano ora orientati al rialzo rispetto a settembre, è difficile che questa visione trovi pieno riscontro nei nuovi numeri ufficiali della BCE. La traiettoria di crescita di lungo periodo, fissata allo 0,3% trimestrale per il 2026 e il 2027, appare destinata a restare invariata.
Sul fronte dell’inflazione, le stime per il 2026 potrebbero essere riviste marginalmente al rialzo rispetto all’1,7% precedente, mentre quelle per il 2027 potrebbero scendere a causa del rinvio dell’ETS2. In ogni caso, con proiezioni che restano chiaramente sotto il target del 2%, quantificare veri rischi al rialzo diventa complesso. Questo rende poco probabile che le nuove proiezioni possano avallare una narrativa più aggressiva sui tassi.
Falchi contro colombe, Lagarde resta prudente
Le dichiarazioni recenti di Schnabel, che in un’intervista ha aperto alla possibilità che la prossima mossa sui tassi possa essere un rialzo, hanno contribuito ad accendere il dibattito interno. Secondo Brzeski, si tratta però di una posizione isolata, che non riflette il tono emerso dai verbali della riunione di ottobre, dove l’orientamento appariva più vicino alle colombe che ai falchi.
Questa divergenza interna suggerisce che la stabilità dei tassi rappresenti il compromesso più praticabile nel breve termine. In tale contesto, è probabile che la presidente Christine Lagarde eviti accuratamente di fornire indicazioni prospettiche o valutazioni esplicite sui rischi inflazionistici, mantenendo un profilo attendista anche nella comunicazione.
Oltre dicembre, il taglio resta lo scenario più probabile
Guardando oltre la riunione di dicembre, lo scenario centrale resta quello di tassi stabili ancora per diversi mesi. Brzeski sottolinea che, con un’inflazione prevista sotto il 2% per i prossimi tre anni, qualsiasi futura modifica del costo del denaro appare più verosimilmente un taglio piuttosto che un rialzo, almeno fino alla tarda primavera del prossimo anno.
Solo successivamente, e più probabilmente nel 2027, uno stimolo fiscale sul lato dell’offerta potrebbe riaccendere pressioni sui prezzi e chiudere la finestra per ulteriori allentamenti. Per il 2026, tuttavia, questa ipotesi resta lontana e non incide sulle scelte immediate della BCE.
Il tema della successione e il peso dei Trattati
A margine della riunione, il dibattito si è spinto anche su un terreno più politico, con le dichiarazioni di Schnabel sulla propria disponibilità a succedere a Christine Lagarde alla guida della BCE. Brzeski richiama però l’attenzione sui Trattati europei, che prevedono per i membri del Comitato esecutivo un unico mandato non rinnovabile, senza distinguere tra ruoli ordinari e presidenza.
I precedenti storici mostrano quanto il tema sia delicato e quanto sia improbabile un’interpretazione estensiva delle regole solo per consentire una successione interna. Anche se teoricamente discutibile, una simile soluzione appare politicamente poco percorribile.
Una riunione senza colpi di scena
Nel complesso, la riunione del 18 dicembre si profila come un appuntamento ricco di discussioni, aspettative e qualche indiscrezione, ma privo di decisioni operative. Proprio come una cena di Natale ben animata, il confronto sarà vivace e talvolta controverso, ma alla fine non produrrà cambiamenti concreti, lasciando la politica monetaria europea in una fase di attesa e osservazione.

di Francesco Sicuro













































