BCE tra pausa e stretta: inflazione, petrolio e attese di mercato sotto osservazione

BCE tra pausa e stretta: inflazione, petrolio e attese di mercato sotto osservazione

La Banca Centrale Europea si riunirà domani in un contesto dominato da incertezza geopolitica e shock energetico. Con il petrolio in rialzo e le aspettative di inflazione sotto pressione, Francoforte si trova a bilanciare il rischio di un intervento prematuro con quello di una reazione tardiva. Il risultato è una strategia attendista, accompagnata però da un tono più restrittivo e da una crescente attenzione ai possibili effetti di secondo livello sull’inflazione.

BCE tra pausa e tono più restrittivo

La BCE dovrebbe lasciare invariato il tasso sui depositi al 2,00% per la sesta riunione consecutiva, segnalando l’assenza di urgenza immediata nel modificare la politica monetaria in un contesto caratterizzato da elevata incertezza. Come evidenzia Henry Cook, Senior Europe Economist di MUFG Bank, il comunicato atteso domani pomeriggio dovrebbe mantenere un’impostazione equilibrata, con un orientamento chiaramente guidato dai dati e deciso riunione per riunione.

Allo stesso tempo, è probabile per Cook che venga abbandonata la narrativa del “good place”, pur sottolineando che la politica monetaria era adeguatamente impostata all’inizio della crisi. I funzionari saranno particolarmente attenti a evitare che questo passaggio venga interpretato come segnale di compiacenza, rafforzando invece durante la conferenza stampa l’impegno verso la stabilità dei prezzi.

Negli ultimi interventi pubblici emerge infatti uno spostamento del baricentro verso una posizione più restrittiva. I policymaker temono che un ulteriore shock energetico possa produrre cambiamenti strutturali nelle aspettative di inflazione, con effetti persistenti sulle dinamiche di prezzo. La presidente Lagarde ha già ribadito che la BCE “farà tutto il necessario per garantire che l’inflazione sia sotto controllo”, un messaggio destinato a essere riaffermato anche nella prossima riunione.

Anche l’esponente più rigorista Isabel Schnabel ha sottolineato il rischio di “cicatrici” lasciate dall’inflazione elevata, richiamando la necessità di mantenere alta la vigilanza. Questo orientamento più hawkish riflette una crescente preoccupazione per il disancoraggio delle aspettative, mentre il rischio recessivo appare, rispetto al 2022, relativamente meno centrale.

Tuttavia, spiega Cook, all’interno del Consiglio direttivo permane una certa cautela. I membri più accomodanti mettono in guardia dal rischio di “combattere la guerra precedente”, ricordando come il contesto attuale sia diverso da quello post-pandemico, quando domanda elevata, carenze di manodopera e catene di approvvigionamento frammentate alimentavano l’inflazione.

Tassi, inflazione e rischio di nuove strette

Il quadro energetico sta modificando rapidamente le prospettive inflazionistiche. Come sottolinea Cook, prezzi del petrolio più elevati si traducono in un impatto immediato sull’inflazione headline, con un aumento stimato di circa 25 punti base dovuto ai rincari dei carburanti. Di conseguenza, l’inflazione dell’area euro potrebbe avvicinarsi al 2,5% nei prossimi mesi, un livello che potrebbe mettere a disagio diversi membri della BCE.

Al momento, i mercati prezzano circa 40 punti base di inasprimento nel corso dell’anno, riflettendo un cambiamento significativo rispetto alle aspettative precedenti. Nonostante ciò, precisa Cook, il deprezzamento dell’euro resta un rischio concreto, alimentato dal deterioramento dei termini di scambio legato all’aumento dei costi delle importazioni energetiche, con effetti potenzialmente inflattivi.

In questo contesto, secondo Cook l’ipotesi di rialzi dei tassi appare plausibile. Con una politica monetaria attualmente in territorio neutrale, la BCE dispone di un margine di attesa più limitato rispetto ad altre banche centrali. Qualora decidesse di intervenire, un aumento di 25 punti base difficilmente verrebbe interpretato come isolato.

Un tasso sui depositi al 2,25% resterebbe all’interno dell’intervallo neutrale stimato dalla stessa BCE (1,75%-2,25%), ma per inviare un segnale più deciso contro il rischio di disancoraggio delle aspettative, il livello potrebbe essere portato almeno al 2,50%. Un simile intervento, evidenzia Cook, rappresenterebbe un messaggio forte sulla determinazione della banca centrale nel contenere le pressioni inflazionistiche.

Nel breve termine, spiega Cook, il messaggio prevalente resterà quello del “wait and see”. I funzionari vorranno osservare segnali più chiari di effetti di secondo livello e verificare la tenuta dell’attività economica prima di intervenire. In questo quadro, secondo Cook giugno potrebbe rappresentare la prima finestra utile per un rialzo, anche se una decisione nella seconda metà dell’anno appare più probabile.

Proiezioni e rischio stagflazione

La riunione di domani sarà accompagnata dalla pubblicazione delle nuove proiezioni macroeconomiche, che andranno a sostituire quelle di dicembre 2025, ormai superate. Tuttavia, spiega Cook, il valore informativo di queste stime dipenderà dalle ipotesi tecniche adottate, in particolare dalla capacità di incorporare l’impatto del recente shock energetico.

In condizioni normali, le proiezioni si baserebbero su dati precedenti all’escalation del conflitto, ma non si esclude un aggiornamento che includa almeno parte del rialzo dei prezzi energetici. In tal caso, lo scenario inflattivo potrebbe mostrare un lieve sforamento rispetto al target.

Data l’elevata incertezza, sottolinea Cook, è probabile che la BCE affianchi alle previsioni di base anche scenari alternativi, tra cui quelli legati a un’interruzione del transito nello Stretto di Hormuz. Le stime precedenti indicavano un impatto di circa +0,9 punti percentuali sull’inflazione, ma nuove analisi suggeriscono che, in uno scenario avverso, l’inflazione potrebbe raggiungere picchi fino al 6%.

Questo riporta al centro il rischio di stagflazione, osserva Cook, una combinazione di inflazione in aumento e crescita debole che rappresenta una delle sfide più complesse per la politica monetaria. I policymaker devono bilanciare la necessità di contrastare eventuali effetti di secondo livello con il rischio di reagire eccessivamente a uno shock che potrebbe rivelarsi temporaneo.

In questo contesto, conclude Cook, le preoccupazioni per possibili cambiamenti strutturali nei meccanismi di formazione dei prezzi diventano sempre più rilevanti, soprattutto se i prezzi energetici dovessero rimanere elevati e la crescita mostrasse una certa resilienza. Per il momento, la BCE sembra orientata verso una pausa accompagnata da un tono più restrittivo, con l’obiettivo di contenere l’impatto dello shock energetico sulle aspettative di inflazione senza compromettere ulteriormente il quadro economico.

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