Bitcoin dopo il crollo, tre segnali che potrebbero riaccendere il mercato delle criptovalute

Bitcoin dopo il crollo, tre segnali che potrebbero riaccendere il mercato delle criptovalute

La recente correzione delle criptovalute ha riportato il sentiment ai livelli più cupi dalla crisi del 2022, ma dietro la volatilità emergono segnali che indicano una struttura di mercato più resiliente. Il ridimensionamento della leva speculativa, la stabilità del capitale istituzionale e il crescente divario di valutazione tra Bitcoin e oro suggeriscono che il settore non stia attraversando una crisi sistemica. Piuttosto, la fase attuale riflette un contesto macroeconomico più restrittivo e tensioni geopolitiche globali.

Sentiment depresso ma mercato più solido

L’ultima correzione del mercato degli asset digitali è stata rapida e significativa, ma non ha generato gli effetti sistemici che avevano caratterizzato la crisi delle criptovalute del 2022. Come si legge nel report di Stephen Coltman, Head of Macroeconomics di 21Shares, la fase attuale appare più come un processo di deleveraging macroeconomico che come il segnale di un collasso strutturale del settore.

Il sentiment degli investitori è tornato ai livelli di pessimismo osservati durante il momento più difficile del bear market del 2022. Nonostante ciò, la struttura del mercato appare diversa. L’interesse speculativo e il livello di leva finanziaria si sono ridotti in modo significativo, determinando l’uscita dal mercato di diversi operatori ma anche una riduzione dei meccanismi di vendita forzata e dei sell-off automatici che avevano amplificato la volatilità nelle fasi precedenti.

Secondo Coltman, questa riduzione della leva ha prodotto un effetto stabilizzante. Il mercato delle criptovalute risulta oggi più capace di assorbire shock esogeni senza innescare vendite a cascata, una caratteristica che in passato aveva contribuito ad aggravare le fasi ribassiste.

In questo contesto si crea una situazione particolare: sentiment e posizionamento degli investitori risultano significativamente scollegati dai fondamentali. Storicamente, osserva l’analisi di 21Shares, questa divergenza ha spesso preceduto periodi di stabilizzazione del mercato, soprattutto in assenza di rischi sistemici evidenti.

Il ruolo del capitale istituzionale

Un secondo elemento chiave riguarda la tenuta degli investimenti istituzionali. Nonostante il mercato abbia registrato un calo superiore al 50% rispetto ai massimi, il capitale regolamentato non si è ritirato in modo significativo.

Secondo Coltman, gli asset detenuti negli ETF spot statunitensi su Bitcoin si sono ridotti di appena il 5% rispetto ai livelli massimi, mentre gli ETP europei hanno già recuperato circa un miliardo di dollari di afflussi netti complessivi, registrando soltanto pochi giorni di flussi negativi.

Il quadro complessivo suggerisce quindi una strategia di investimento orientata al lungo periodo. Coltman sottolinea che ETF, imprese e soggetti collegati a enti sovrani hanno assorbito Bitcoin nell’ultimo anno a un ritmo oltre cinque volte superiore rispetto alle nuove emissioni.

Questo fenomeno implica uno spostamento progressivo dell’offerta verso investitori con un orizzonte temporale più lungo. Quando una quota crescente di moneta digitale viene detenuta da operatori strategici e non da speculatori di breve periodo, la pressione al ribasso tende a ridursi e la struttura del mercato diventa più matura.

Il divario crescente tra Bitcoin e oro

Un terzo fattore osservato da Coltman riguarda il comportamento dell’oro, che negli ultimi mesi ha registrato una forte sovraperformance. Questo andamento riflette una crescente domanda di asset reali e di beni rifugio, alimentata anche dagli acquisti costanti delle banche centrali.

Tra gli attori più attivi figura la Banca Popolare Cinese, che continua ad accumulare oro in modo sistematico. Secondo 21Shares, proprio le strategie di Pechino stanno contribuendo a creare una dinamica interessante nei mercati.

Da un lato la Cina continua a incrementare le proprie riserve auree, dall’altro ha introdotto restrizioni più severe sull’accesso al Bitcoin, generando un’asimmetria significativa. Uno dei più grandi bacini di capitale del mondo può accumulare oro liberamente, ma rimane sostanzialmente escluso dal trading di BTC.

Questa scelta contribuisce a rafforzare una percezione particolare della criptovaluta: più vicina a un asset tecnologico occidentale che a una riserva di valore universalmente condivisa.

Allo stesso tempo, la forte correlazione di Bitcoin con i titoli tecnologici ha temporaneamente indebolito la narrativa della criptovaluta come bene rifugio. Questo ha contribuito ad ampliare il divario di valutazione tra Bitcoin e oro, che negli ultimi mesi si è allargato in modo significativo.

Secondo Coltman, non esiste al momento un catalizzatore immediato in grado di riportare le due asset class verso una convergenza. Tuttavia, la storia dei mercati suggerisce che divari di questo tipo tendono a non essere permanenti.

La domanda globale per asset non sovrani rimane infatti elevata. In questo contesto Bitcoin potrebbe assorbire nuovo capitale man mano che la normalizzazione normativa e l’evoluzione dei mercati regolamentati ne ampliassero l’accessibilità. Anche un parziale spostamento di capitali dall’oro verso Bitcoin potrebbe amplificare significativamente il potenziale rialzo della criptovaluta.

Tra i segnali da monitorare figurano i profitti maturati sull’oro, nuovi afflussi negli ETF spot su Bitcoin e un progressivo disaccoppiamento della criptovaluta dai titoli tecnologici. Questi fattori potrebbero indicare una rivalutazione di BTC come asset complementare agli altri strumenti legati ai beni reali.

Gli scenari per il prezzo di Bitcoin

Guardando ai possibili sviluppi futuri, Coltman di 21Shares individua due scenari principali per l’evoluzione del mercato.

Nel caso più favorevole, una stabilizzazione più rapida del previsto potrebbe emergere grazie all’attenuazione dei dati macroeconomici negativi, al miglioramento del sentiment degli investitori e alla riduzione delle tensioni geopolitiche. In questo scenario diminuirebbero anche i sell-off legati agli shock di mercato.

Se queste condizioni dovessero concretizzarsi, Bitcoin potrebbe tornare nell’area compresa tra 72.000 e 74.000 dollari, una soglia considerata critica per confermare la stabilizzazione del trend. Da lì il mercato potrebbe puntare verso quota 80.000 dollari, a condizione che il processo di accettazione e integrazione della criptovaluta continui a rafforzarsi.

Ulteriori catalizzatori potrebbero arrivare anche dal fronte regolatorio. Coltman cita, ad esempio, i possibili progressi del CLARITY Act negli Stati Uniti o la recente decisione del Lussemburgo sugli OICVM, che consente ai fondi retail europei di ottenere fino al 10% di esposizione alle criptovalute attraverso veicoli di investimento regolamentati.

Lo scenario opposto si materializzerebbe invece se l’incertezza macroeconomica e geopolitica dovesse protrarsi più a lungo del previsto. In questo caso i mercati finanziari rimarrebbero in un regime di condizioni restrittive, limitando il ritorno degli investitori verso asset più rischiosi.

Se questa dinamica dovesse prevalere, i mercati potrebbero rafforzare un classico contesto di avversione al rischio, favorendo asset come petrolio, dollaro e oro. In tale scenario, conclude Coltman, Bitcoin potrebbe scendere sotto la soglia dei 65.000 dollari, aprendo la strada a un possibile ribasso fino nell’area compresa tra 56.000 e 58.000 dollari.

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