Bitcoin e guerra in Iran, tre possibili scenari

Bitcoin e guerra in Iran, tre possibili scenari

Il conflitto in Medio Oriente sta ridefinendo non solo gli equilibri energetici ma anche il comportamento degli asset finanziari, inclusi quelli digitali. In un contesto di crescente instabilità, Bitcoin mostra segnali di resilienza inattesa, mentre gli investitori iniziano a valutarne il ruolo come possibile alternativa sistemica. L’evoluzione della crisi iraniana diventa così un fattore chiave per comprendere le prospettive del mercato cripto nei prossimi mesi.

Bitcoin resiste allo shock geopolitico e cambia narrativa

A quasi venti giorni dall’inizio dell’operazione “Epic Fury”, il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti ha ormai superato i confini del solo mercato energetico, influenzando in modo significativo anche gli asset finanziari globali. Come si legge Eliézer Ndinga, Head of Research di 21shares, il dato più rilevante è che il mercato degli asset digitali non solo ha assorbito lo shock geopolitico, ma ha registrato una performance sorprendentemente positiva.

Bitcoin ha segnato infatti un +13% su base mensile, mentre l’intero mercato cripto è cresciuto del 12,5% nello stesso periodo. Un risultato che appare ancora più significativo se confrontato con gli altri asset: l’S&P 500 ha perso il 3,7%, l’oro il 6,5% e l’argento il 15%, mentre solo l’obbligazionario ha mostrato una dinamica positiva (+10%). Questo comportamento suggerisce, come evidenzia Ndinga, un cambiamento di percezione del Bitcoin, sempre meno asset puramente speculativo e sempre più strumento alternativo nei momenti di stress.

Resta però aperta la domanda centrale: il mercato ha davvero superato la fase di debolezza oppure si trova in una pausa prima di una nuova correzione? Secondo 21shares, la risposta dipenderà in larga misura dall’evoluzione del conflitto in Iran, che fungerà da catalizzatore per i diversi scenari possibili.

Tre scenari per Bitcoin tra petrolio, inflazione e geopolitica

L’analisi di 21shares individua tre possibili traiettorie, strettamente legate all’andamento della crisi nello Stretto di Hormuz e ai suoi effetti sui mercati energetici e monetari.

Nel primo scenario, quello rialzista, si ipotizza una rapida risoluzione del conflitto entro 30 giorni, con la riapertura delle rotte commerciali e il ritorno alla normalità per il traffico petrolifero. In questo caso, il prezzo del greggio potrebbe scendere verso i 70 dollari al barile e successivamente fino a 60 dollari. Parallelamente, Ndinga sottolinea come potrebbe accelerare il processo di diversificazione delle riserve da parte dei Paesi BRICS, con un maggiore interesse verso asset alternativi come oro, valute locali e strumenti on-chain.

In un simile contesto, Bitcoin risulterebbe tra i principali beneficiari, con un potenziale rialzo nel breve periodo verso i 74-75 mila dollari e una successiva estensione nel medio-lungo termine fino alla fascia 80-90 mila dollari. Questo scenario rafforzerebbe ulteriormente la narrativa di Bitcoin come asset emergente all’interno del sistema finanziario globale.

All’estremo opposto si colloca lo scenario ribassista, caratterizzato da una prolungata escalation del conflitto per almeno sei mesi, con il coinvolgimento di altri Paesi della regione come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In questa ipotesi, il prezzo del petrolio potrebbe superare i 150 dollari al barile, mentre l’oro potrebbe spingersi oltre i 6.000 dollari l’oncia, sostenuto da uno stress monetario diffuso.

Secondo Ndinga, una simile escalation avrebbe effetti sistemici, con instabilità sui mercati finanziari, difficoltà di accesso ai depositi bancari e shock sui sistemi di pagamento, anche a causa di possibili attacchi cyber. In questo scenario, il mercato cripto verrebbe inevitabilmente colpito nel breve periodo, con Bitcoin che potrebbe scendere fino all’area dei 50 mila dollari, pur mantenendo prospettive di recupero nel lungo termine.

Tra questi due estremi si colloca lo scenario intermedio, considerato da 21shares il più probabile. Si tratterebbe di una “zona grigia” della durata di tre-sei mesi, in cui il traffico nello Stretto di Hormuz prosegue ma a ritmo ridotto, con attacchi intermittenti da parte di attori regionali e senza un coinvolgimento diretto e totale dell’Iran.

In questo contesto, il prezzo del petrolio si manterrebbe in un range compreso tra 85 e 105 dollari al barile, con effetti rilevanti ma non estremi sulla politica monetaria globale. Il ruolo delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve, diventerebbe quindi cruciale nel determinare l’equilibrio tra crescita e inflazione. In uno scenario di questo tipo, l’oro continuerebbe a svolgere una funzione di copertura contro la stagflazione persistente, mentre Bitcoin resterebbe relativamente stabile nel breve periodo, oscillando tra 68 mila e 74 mila dollari, con un potenziale di crescita nel lungo termine verso i 75-80 mila dollari.

Flussi, ETF e accumulo: i segnali di un cambio strutturale

Al di là degli scenari, alcuni elementi concreti suggeriscono che il ruolo di Bitcoin stia evolvendo in modo significativo. Ndinga evidenzia come, già all’inizio del conflitto il 28 febbraio, BTC abbia registrato un rialzo dell’1,74%, un comportamento in controtendenza rispetto agli shock geopolitici passati, che avevano generalmente prodotto correzioni tra il 4% e l’8% nel breve periodo.

Questo cambiamento si riflette anche nei flussi di capitale e nel posizionamento degli investitori. Secondo i dati citati da 21shares, negli Stati Uniti gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato afflussi netti per circa 7.800 BTC (530 milioni di dollari) a partire dal 2 marzo. Nello stesso periodo, circa 60.000 BTC sono stati ritirati dagli exchange, mentre i detentori di lungo periodo hanno accumulato circa 61.000 BTC dal 28 febbraio.

Questi movimenti indicano chiaramente un passaggio verso un orizzonte di investimento più lungo, con il capitale che si sposta da logiche speculative a strategie di accumulo. Per Ndinga, si tratta di un segnale importante che suggerisce un’evoluzione strutturale del ruolo di Bitcoin all’interno dei portafogli globali.

Il vero nodo: fiducia nel sistema e futuro di Bitcoin

L’analisi di 21shares mette in evidenza un punto cruciale: la reazione del Bitcoin non dipende tanto dal livello del prezzo del petrolio, quanto dal modo in cui gli shock geopolitici influenzano la fiducia nel sistema monetario e le aspettative di inflazione.

Gli shock energetici mettono sotto pressione la politica monetaria, mentre gli shock finanziari mettono alla prova l’intero sistema. Quando questa fiducia inizia a erodersi, il capitale tende a cercare alternative. È in questo contesto che Bitcoin può emergere come asset di riserva non sovrano, soprattutto in un mondo caratterizzato da crescente frammentazione economica e geopolitica.

Il vero interrogativo, sottolinea Ndinga, non è se la geopolitica influenzi Bitcoin in modo negativo o positivo, ma se questi shock possano accelerare la transizione verso un’infrastruttura finanziaria più neutrale e decentralizzata. È proprio questa domanda a definire il momento attuale del ciclo economico nel mondo cripto, in cui Bitcoin si trova sempre più al centro del confronto tra sistemi tradizionali e nuove forme di valore.

La presente pubblicazione è stata preparata da investireinformati.it esclusivamente a scopo informativo, educativo e divulgativo e non costituisce in alcun modo una consulenza in materia di investimenti, né un'offerta, sollecitazione o raccomandazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Le informazioni, le analisi e le opinioni espresse riflettono il punto di vista dell'autore al momento della pubblicazione e possono essere soggette a modifiche senza preavviso. I dati e le fonti utilizzati sono stati controllati e ritenuti affidabili dalla stessa redazione di investireinformati.it, ma non viene fornita alcuna garanzia circa la loro completezza, accuratezza o aggiornamento. Gli strumenti finanziari menzionati possono comportare rischi significativi, inclusa la possibile perdita totale o parziale del capitale investito. I rendimenti indicati, ove presenti, sono sempre al lordo della tassazione e non sono indicativi di risultati futuri. Prima di effettuare qualsiasi operazione di investimento è necessario consultare la documentazione ufficiale dell'emittente (KID, final terms e altri documenti disponibili sul sito dell'emittente) e valutare attentamente la propria situazione finanziaria, gli obiettivi di investimento e il profilo di rischio. Investireinformati.it, i suoi autori e collaboratori non si assumono alcuna responsabilità per eventuali perdite, danni diretti o indiretti o decisioni di investimento assunte sulla base delle informazioni contenute nel presente articolo. Qualora l'articolo sia realizzato nell'ambito di contenuti sponsorizzati o collaborazioni commerciali, tale circostanza è chiaramente indicata. La presenza di una sponsorizzazione non altera l'indipendenza editoriale dei contenuti, che rimangono di natura informativa. In ogni caso, il lettore è invitato a rivolgersi a un consulente finanziario abilitato per ottenere una valutazione professionale personalizzata.
Potrebbero interessarti anche