Mercato in tensione
Nella scorsa settimana Bitcoin ha ceduto circa il 10% del proprio valore, mentre l’intero comparto cripto ha bruciato oltre 1,1 trilioni di dollari in 41 giorni, riportando il sentiment su livelli classificati come “paura estrema”. Un quadro che riflette come, secondo André Dragosch, Head of Research di Bitwise per l’Europa, la sola spinta regolatoria dell’Amministrazione Trump non riesca a rafforzare in modo stabile la fiducia degli investitori.
Il ciclo attuale continua a essere guidato soprattutto dai flussi istituzionali e dai comportamenti degli holder di lungo periodo, mentre la componente retail mantiene un peso nelle fasi di volatilità e reagisce in modo emotivo. Bitwise sottolinea che questo scivolone appare come una fisiologica correzione all’interno di un mercato rialzista, piuttosto che l’avvio di un declino strutturale.
Vendite degli holder e pressioni sul prezzo
Dragosch segnala che la performance da inizio anno di Bitcoin è diventata ufficialmente negativa, un evento accolto con forte disagio dal mercato, anche perché negli anni successivi agli Halving non si erano mai osservati risultati simili. Per Dragosch, il peso maggiore arriva proprio dalle prese di profitto dei detentori che mantengono l’investimento per oltre 155 giorni: solo nel mese di novembre sono stati ceduti circa 186.000 bitcoin.
Il quadro è stato appesantito anche da voci secondo cui la Strategy Inc. di Michael Saylor avrebbe iniziato a vendere bitcoin. Secondo l’analista, le movimentazioni on-chain sembrano legate a ristrutturazioni interne dei wallet e non a vere vendite; anzi, Saylor ha dichiarato pubblicamente che MSTR ha aumentato gli acquisti rispetto alle settimane precedenti. Bitwise conferma che queste interpretazioni errate hanno contribuito a peggiorare il sentiment.
Indicatori contrarian e segnali di esaurimento della pressione di vendita
Molti indicatori di sentiment presentano una forte impostazione ribassista, definita da Dragosch come un contesto dove i rischi di ribasso risultano però limitati. Il Crypto Fear & Greed Index di alternative.me ha raggiunto il livello 10, classificato come “paura estrema”, per la prima volta dal febbraio 2025. Per tutto novembre l’indice è rimasto in zona “paura”, con livelli paragonabili a eventi come l’insolvenza di FTX nel 2022 o il crollo legato al Covid nel 2020.
Dragosch aggiunge che il Fear & Greed Index è un indicatore contrarian: letture molto basse, inferiori a 20, hanno spesso anticipato rendimenti futuri positivi e superiori alla media. Anche l’indicatore proprietario di Bitwise continua a esprimere uno scenario ribassista ma con una “divergenza rialzista”: alcune metriche di sentiment scendono meno rapidamente rispetto ai prezzi, segnalando un progressivo esaurimento della pressione di vendita in varie aree del mercato.
Liquidità globale, cicli post-Halving e opportunità di accumulo
Secondo Dragosch, i timori di un picco ciclico risultano eccessivi. La liquidità globale sta crescendo grazie ai tagli aggressivi dei tassi da parte delle principali banche centrali, un fattore che tende ad anticipare di 6-9 mesi il ciclo economico globale e l’appetito per il rischio associato a bitcoin.
Il deficit di offerta generato dall’Halving ha perso importanza rispetto alla domanda istituzionale proveniente dalle grandi tesorerie internazionali e dagli ETP, motivo per cui la performance del ciclo in corso non seguirà gli schemi storici. Le valutazioni di bitcoin non mostrano segnali di eccesso e non è emerso alcun “blow-off top”; le metriche suggeriscono invece una condizione di sottovalutazione.
Per Bitwise, l’attuale fase rappresenta un’opportunità per aumentare l’esposizione ai principali cryptoasset, più che un segnale per ridurla. Dragosch definisce il ribasso come una correzione all’interno di un mercato rialzista, non l’avvio di una fase ribassista strutturale.

di Francesco Sicuro













































