Quando un segnale da Tokyo attraversa il mondo
La metafora dell’effetto farfalla assume una nuova dimensione di fronte a ciò che è accaduto il primo dicembre 2025. Come si legge in un report a cura di Gabriel Debach, market analyst di eToro, una sola sfumatura hawkish del governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, abbia generato un’onda di volatilità con impatto su Asia, Stati Uniti e criptovalute. Una variazione di linguaggio a Nagoya ha mostrato la natura interconnessa del sistema finanziario globale, ricordando che un segnale a Tokyo può creare frizioni tangibili a Wall Street.
Nel suo discorso Ueda ha indicato che la BoJ valuterà i pro e i contro di un rialzo dei tassi nella riunione del 18 e 19 dicembre. Pur in un contesto politico guidato dal primo ministro Sanae Takaichi, tradizionalmente orientato a politiche accomodanti, il governatore ha lasciato intendere che il momento di un aumento potrebbe essere vicino. Ha parlato di un possibile rialzo come di un “rilascio graduale dell’acceleratore”, evitando l’idea di una frenata. Il mercato ha tradotto subito il messaggio, con probabilità di rialzo salite verso il 70-80%.
La memoria del 2024 e la reazione immediata dei mercati
L’esperienza dell’agosto 2024, con un rialzo a sorpresa che contribuì a destabilizzare i mercati globali, resta nel ricordo degli operatori. Debach chiarisce che questa volta il tono della BoJ è apparso più calibrato e anticipato. La reazione, però, è stata rapida. I rendimenti dei Japanese Government Bonds sono saliti in modo deciso: il 2 anni ha toccato l’1,02%, un livello che non si vedeva dal 2008, mentre il 10 anni ha raggiunto l’1,87%. Lo yen si è rafforzato, con USDJPY sceso verso 155,4, e il Nikkei ha perso quasi il 2%.
In Asia il sentiment è diventato più difensivo e l’effetto si è propagato anche in Occidente. La dinamica principale è stata l’unwind del carry trade yen. Chi aveva preso a prestito yen a costo minimo per investire in asset più redditizi, come azioni o criptovalute, ha dovuto chiudere posizioni, riducendo esposizioni e drenando liquidità. Un movimento che ha superato gli aspetti tecnici ed è divenuto pienamente macro.
Crypto come valvola di sfogo della liquidità
La prima area a reagire è stata quella degli asset digitali, storicamente più sensibili ai flussi di liquidità e alle aspettative di politica monetaria. Debach evidenzia che Bitcoin ha perso il 4,5%, scendendo sotto 87.000 dollari e in alcune sessioni fino a 83.800. Ethereum ha ceduto oltre il 6,4%. La pressione è stata amplificata dal contesto: i commenti del CEO di Strategy Phong Lee, la stretta di Pechino sulle stablecoin e i deflussi dagli ETF spot hanno aggravato la tensione. Parliamo di 3,48 miliardi di USD in uscita dagli ETF su Bitcoin e 1,42 miliardi da quelli su Ethereum, per quest’ultimo il peggior mese di sempre per i prodotti spot.
Un elemento mitigante è arrivato da Michael Saylor, che ha annunciato la creazione di un fondo da 1,44 miliardi di USD tramite vendita di azioni, destinato a coprire per 12-24 mesi dividendi e interessi sul debito. Il quadro resta quello di un asset, quello crypto, che spesso agisce da canarino nella miniera per il sentiment globale.
L’onda d’urto sui mercati statunitensi
L’effetto della BoJ non si è limitato all’Asia o al comparto crypto. Debach illustra come i rendimenti dei Treasury siano saliti, con il decennale in aumento di quasi 10 basis points in un contesto di selloff obbligazionario globale. Il riferimento alla posizione del Giappone è cruciale: Tokyo è oggi il primo detentore mondiale di Treasury Usa a lunga scadenza, con oltre 1.050 miliardi di USD. S&P 500 e Nasdaq hanno aperto in calo tra lo 0,5% e quasi l’1%. Il dollaro ha proseguito la fase di indebolimento dopo aver registrato la peggior settimana in quattro mesi con una flessione dello 0,72%. L’oro ha segnato un rialzo tattico, riflettendo la ricerca di protezione.
Il movimento più significativo riguarda però la liquidità USA. Il tasso SOFR, barometro chiave del mercato interbancario, è salito al 4,12% e nelle ultime cinque sedute ha mostrato una dinamica che non si vedeva da marzo 2023, periodo segnato dalle turbolenze di Silicon Valley Bank, Signature Bank e First Republic. Lo spread con il tasso sulle riserve della Fed è salito a 0,22%. Il repo overnight ha raggiunto 26 miliardi di USD, secondo valore più alto dell’intero periodo post Covid. Le banche hanno portato Treasury e MBS alla Fed per ottenere liquidità immediata.
Una tensione che rivela la fragilità del sistema
Questi movimenti non rappresentano un intervento di salvataggio, ma un segnale. Debach sottolinea che alla pressione di fine anno si sommano requisiti sulle riserve minime, emissioni di Treasury bills per finanziare il deficit e il ritmo del quantitative tightening. Una combinazione che mette alla prova un sistema fondato su equilibri delicati, esposto a tensioni quando una grande banca centrale come la BoJ modifica le proprie aspettative di policy.
Il messaggio è chiaro. Una stretta in Giappone può pesare sulla liquidità in misura maggiore di quanto i mercati vogliano riconoscere. Colpisce prima gli asset più esposti alla leva, come le criptovalute, poi gli Stati Uniti e arriva infine a interessare i meccanismi di funding in dollari. Il triangolo BoJ-Fed-yen diventa un punto centrale nella lettura delle prossime settimane di mercato.

di Francesco Sicuro













































