Un mercato obbligazionario vicino ai massimi storici
Nel 2025 le società statunitensi hanno collocato circa 1.700 miliardi di dollari di obbligazioni investment grade, avvicinandosi al massimo storico di 1.800 miliardi raggiunto nel 2020, in piena emergenza pandemica. La differenza, questa volta, è nella natura della spinta: non una crisi improvvisa, ma una massiccia corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Molte aziende hanno approfittato di condizioni di finanziamento ancora favorevoli per rifinanziare il debito in scadenza. Ma una quota crescente delle emissioni è direttamente legata alla costruzione di data center, sistemi di accumulo energetico e infrastrutture necessarie a sostenere la domanda computazionale dell’AI.
Big Tech protagoniste del debito
Secondo stime di Goldman Sachs, circa il 30% delle nuove emissioni nette investment grade è riconducibile all’AI, con protagonisti i grandi gruppi tecnologici come Meta, Alphabet, Amazon e Oracle. Il peso di questo segmento è destinato ad aumentare nel 2026, mentre il mercato inizia a interrogarsi sull’entità dell’indebitamento accumulato dagli hyperscaler.
Per molti gestori obbligazionari, quello attuale è solo l’inizio. La pipeline di emissioni resta molto ricca e il mercato si sta preparando a un ulteriore aumento dell’offerta di bond già dal prossimo anno, in un contesto in cui la domanda degli investitori potrebbe non crescere allo stesso ritmo.
Costi di finanziamento in risalita
Durante l’estate, i costi di finanziamento delle aziende con rating elevato erano scesi ai livelli più bassi rispetto ai Treasury USA dalla fine del secolo scorso, con spread ridotti fino a 0,74 punti percentuali. Negli ultimi mesi, però, gli spread sono tornati sopra 0,8 punti, riflettendo la crescente quantità di nuove emissioni legate all’AI.
Il timore è che l’eccesso di offerta di debito possa continuare a spingere verso l’alto i rendimenti richiesti dagli investitori, soprattutto se i ritorni economici degli investimenti in AI dovessero tardare a materializzarsi.
Ricavi sotto pressione e primi segnali di nervosismo
Alcuni risultati societari hanno già acceso i riflettori sulle possibili criticità. In particolare, il divario tra spesa per infrastrutture AI e crescita dei ricavi ha alimentato vendite sia sul comparto azionario sia su quello obbligazionario di alcune società tecnologiche. Il caso Oracle è diventato emblematico, con dati sui ricavi inferiori alle attese a fronte di investimenti molto elevati nei data center.
Questi episodi hanno rafforzato la percezione che il mercato stia iniziando a distinguere tra chi può sostenere l’indebitamento e chi rischia di spingersi troppo oltre.
Il 2026 potrebbe battere ogni record
Le prospettive per il prossimo anno restano impegnative. Oltre al continuo build-out dell’AI, oltre 1.000 miliardi di dollari di debito corporate andranno in scadenza ogni anno nei prossimi tre esercizi, costringendo le aziende a maxi operazioni di rifinanziamento. A questo si aggiunge un flusso potenzialmente elevato di emissioni legate a operazioni di fusioni e acquisizioni.
Secondo diversi operatori di mercato, il 2026 potrebbe diventare l’anno con il più alto volume di emissioni investment grade di sempre, superando anche il picco del periodo Covid.
Cresce la copertura contro il rischio di un bust del credito
Parallelamente, una parte degli investitori ha iniziato a proteggersi da uno scenario più negativo. Il trading sui credit default swap (CDS) legati ai grandi gruppi tecnologici è aumentato in modo marcato negli ultimi mesi, segnale di una crescente domanda di copertura contro il rischio di default o di deterioramento del credito.
I volumi sui CDS “single name” di alcune big tech sono cresciuti di circa il 90% dall’inizio di settembre, mentre i CDS di Oracle hanno raggiunto i livelli più elevati dal 2009.
Crescita e debito, un equilibrio delicato
Il mercato del credito sta quindi vivendo una fase di espansione senza precedenti, trainata dall’intelligenza artificiale ma accompagnata da interrogativi sempre più pressanti. Finché la fiducia nella crescita resta intatta, il debito trova facilmente compratori. Ma se i ritorni dell’AI dovessero deludere, la linea tra boom finanziato a leva e eccesso di indebitamento potrebbe diventare improvvisamente molto sottile.

di Gino Ercole Zincone















































