Dalle perdite di Wall Street all’effetto domino globale
La seduta americana ha innescato un’ondata di vendite che ha subito raggiunto anche Europa e Asia. Il Nasdaq ha chiuso in calo del 2,2% e l’S&P 500 dell’1,6%, dopo una giornata segnata da forti oscillazioni.

Il dato più evidente è stato l’aumento improvviso dell’indice Vix, schizzato da 20 a 28 nell’arco di due ore, segnale di una volatilità tornata a livelli considerati tipici delle fasi di stress finanziario.

L’effetto contagio è stato immediato. In Europa lo Stoxx 600 è sceso dell’1,2%, con il comparto tecnologico in ribasso del 2,4%. Il colosso dei semiconduttori ASML ha perso il 5% in apertura. In Asia, il Nikkei giapponese ha ceduto l’1,8%, il Kospi sudcoreano il 3,4%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong è arretrato dell’1,8%.
L’AI non spegne le paure sulle valutazioni
La forte reazione dei mercati arriva nonostante i risultati robusti di Nvidia, che aveva inizialmente guadagnato oltre il 5% sostenuta da una trimestrale superiore alle attese. L’entusiasmo è però durato poco: il titolo ha invertito la rotta chiudendo in calo del 3%, riflettendo un nervosismo crescente verso un settore che per mesi ha goduto di multipli molto elevati.

Secondo analisti citati dal Financial Times, gli investitori sono sempre più attenti al rischio che gli investimenti miliardari nei data center AI non generino ritorni sufficienti nel breve periodo. Nonostante i dati confortanti di Nvidia, il mercato resta concentrato sulle valutazioni di concorrenti come Amazon, Meta, Oracle e Alphabet, le cui spese in infrastrutture di calcolo stanno aumentando a ritmi eccezionali.
Arun Sai, strategist di Pictet Asset Management, sottolinea che la preoccupazione riguarda soprattutto l’incertezza su quando questi investimenti potranno tradursi in ricavi significativi. Anche Kristina Hooper (Man Group) parla di “unease crescente”, ricordando che le valutazioni attuali richiedono risultati molto superiori a quelli finora messi in campo.
Le big tech guidano i ribassi, mentre i difensivi recuperano
La rotazione settoriale è stata evidente. Titoli come Palantir (linea bianca) e Oracle (linea rossa) hanno perso rispettivamente il 5,8% e il 6,6%, mentre Robinhood (linea blu) ha ceduto oltre il 10%, contribuendo a guidare il ribasso del comparto tecnologico.

Al contrario, le utility e i beni di consumo primario hanno mostrato maggiore tenuta. Walmart (linea bianca) è salita del 6,5% grazie a ricavi trimestrali superiori alle attese, mentre Keurig Dr Pepper (linea rossa) e Costco (linea blu) hanno registrato progressi più contenuti ma comunque positivi. È un movimento tipico delle fasi in cui gli investitori privilegiano settori meno sensibili alla ciclicità del ciclo economico.

Anche i Treasury decennali hanno beneficiato della fuga dal rischio: il rendimento è sceso al 4,09%, coerente con una domanda più forte di titoli governativi ritenuti sicuri.
Bitcoin e lavoro Usa aggiungono incertezza
Il quadro è stato aggravato dal calo delle criptovalute. Bitcoin ha esteso la sua correzione con un ribasso superiore al 5% nella seduta e del 20% nell’ultimo mese, segnale della crescente avversione al rischio che attraversa i mercati più volatili.

Gli investitori hanno inoltre analizzato i dati sull’occupazione Usa diffusi poco prima dell’apertura. A settembre i nuovi posti creati sono stati 119 mila, molto più delle attese, mentre la disoccupazione è salita al 4,4%. Un mix che complica la lettura per la Federal Reserve, impegnata a valutare se procedere o meno con un taglio dei tassi nella riunione di dicembre.
Le minute della Fed confermano forti divisioni interne tra chi ritiene necessario un allentamento monetario e chi teme che un intervento prematuro possa riaccendere l’inflazione. Lo stesso presidente Jay Powell ha avvertito che il prossimo passo non è affatto una “conclusione scontata”.

di Gino Ercole Zincone













































