Colloqui Usa-Iran senza accordo, torna la tensione sui mercati energetici

Colloqui Usa-Iran senza accordo, torna la tensione sui mercati energetici

Il mancato accordo nei colloqui tra Stati Uniti e Iran interrompe il recente clima di distensione sui mercati, riportando al centro dell’attenzione il rischio geopolitico e sostenendo un nuovo rialzo dei prezzi energetici. Focus sul nuovo governo in Ungheria dopo 16 anni di Orbán, mentre in Italia emergono timori per l’impatto sulla crescita e richiesta di maggiore flessibilità fiscale a livello UE.

Geopolitica ed energia: primi negoziati senza accordo, tensioni ancora elevate

Dopo circa 21 ore di negoziati a Islamabad, i colloqui tra Stati Uniti e Iran si sono conclusi senza un’intesa, evidenziando profonde divergenze tra le parti su temi chiave quali il programma nucleare iraniano, la gestione dello Stretto di Hormuz e la rimozione delle sanzioni.

Nonostante il cessate il fuoco temporaneo resti formalmente in vigore, secondo il Team Advisory & Gestione di Intermonte, il rischio di escalation appare in aumento. In risposta al fallimento dei negoziati, gli Stati Uniti hanno introdotto un blocco navale selettivo volto a limitare le esportazioni petrolifere iraniane, con l’obiettivo di colpire indirettamente anche le forniture energetiche verso i principali partner commerciali di Teheran.

I mercati hanno reagito rapidamente al mutato contesto: il prezzo del Brent è risalito a circa 102 dollari al barile (+7%), mentre il WTI ha raggiunto i 104 dollari (+8%). Parallelamente, il gas europeo TTF è salito fino a circa 47 euro per megawattora. Il movimento, secondo Intermonte, riflette il riacuirsi delle tensioni geopolitiche, dopo il temporaneo raffreddamento osservato nei giorni precedenti.

Mercati: volatilità in aumento e tassi sotto pressione

Dopo una settimana positiva per i principali listini azionari, con il FTSE Mib in rialzo del +4,34% e lo Stoxx Europe 50 del +2,83%, l’avvio della nuova ottava ha mostrato segnali di inversione, in un contesto caratterizzato da volatilità.

Come si legge nella nota di Intermonte, il rialzo dei prezzi energetici ha contribuito a riaccendere le aspettative inflazionistiche, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari: il Bund tedesco è tornato sopra il 3%, mentre negli Stati Uniti si osserva un rafforzamento del dollaro, tipico delle fasi di maggiore avversione al rischio.

Usa: crescita debole e inflazione sotto controllo

Negli Stati Uniti, si legge nella nota di Intermonte, la revisione finale del Pil del quarto trimestre ha evidenziato una crescita pari a +0,5%, in calo rispetto alla stima precedente di +0,7%, penalizzata principalmente dalla componente della spesa pubblica.

Sul fronte inflazionistico emergono segnali relativamente più positivi: l’inflazione al consumo si è attestata al +3,3% su base annua (leggermente inferiore alle attese del +3,4%), mentre la componente core si è fermata al +2,6% (vs +2,7% atteso). Resta tuttavia elevata la dinamica della componente energetica, che registra un incremento del +12,5% su base annua.

I verbali della Federal Reserve evidenziano una crescente divisione tra i membri del board: da un lato, coloro che esprimono preoccupazione per il rallentamento della crescita e del mercato del lavoro, favorevoli a un allentamento monetario; dall’altro, chi mantiene un approccio più prudente, focalizzato sui rischi inflazionistici e aperto anche all’ipotesi di ulteriori rialzi dei tassi nel corso dell’anno.

Europa e Italia: nuovo leader in Ungheria, crescita fragile e rischio energetico

Sul piano politico, Intermonte segnala un importante cambiamento in Ungheria, dove Viktor Orbán è stato sconfitto alle elezioni da Péter Magyar, leader del partito Tisza, che ha ottenuto una solida maggioranza parlamentare. Il nuovo governo ha annunciato un programma di riforme in ambito giudiziario, sanitario e dell’istruzione, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti con l’Unione Europea.

In Italia, il rischio principale resta legato all’evoluzione del quadro energetico: secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, un’eventuale intensificazione della crisi potrebbe spingere l’economia verso una fase recessiva. Parallelamente, evidenzia Intermonte, il governo ha avviato un confronto con le istituzioni europee per ottenere maggiore flessibilità fiscale, ipotizzando anche la sospensione del Patto di Stabilità al fine di sostenere famiglie e imprese colpite dall’aumento dei costi energetici.

Outlook: energia e geopolitica restano i driver chiave

Nel breve termine, conclude Intermonte, l’evoluzione del contesto geopolitico in Medio Oriente continuerà a rappresentare il principale fattore guida per i mercati finanziari.

L’assenza di un accordo strutturale tra Stati Uniti e Iran mantiene un quadro di incertezza, con possibili implicazioni sui prezzi energetici e sul contesto macroeconomico. In questo scenario, gli operatori resteranno attenti all’evoluzione del quadro geopolitico.

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