Fondamentali più solidi e spread ancora interessanti: perché l’high yield finanziario convince
I bond finanziari high yield rappresentano oggi una delle opportunità di reddito più interessanti in termini di rischio/rendimento. A dirlo è David Benamou, CIO di Axiom Alternative Investments, secondo cui dopo la crisi finanziaria globale, banche e assicurazioni hanno significativamente rafforzato patrimonializzazione, liquidità e regolamentazione. Questo significa che molti strumenti subordinati e con rating inferiori sono oggi emessi da istituzioni fondamentalmente più solide di quanto il rating possa suggerire.
Gli spread di questi titoli continuano inoltre a offrire un premio rispetto alle obbligazioni societarie di altri settori con rating simile, nonostante modelli di business generalmente più resilienti e caratterizzati da flussi di utili ricorrenti. In un contesto in cui i tassi sono destinati a rimanere strutturalmente più elevati rispetto al periodo pre-2020, gli investitori possono assicurarsi un carry interessante dal debito finanziario subordinato senza assumere una duration eccessiva. Anche i fattori tecnici restano favorevoli: l’offerta è sotto controllo e il rischio di rifinanziamento a breve termine è limitato, elemento che contribuisce a contenere le pressioni sul comparto.
Per Benamou, tuttavia, non è solo una questione di rating. La dispersione tra titoli con la stessa valutazione creditizia è ampia, soprattutto nel debito subordinato. Metriche come i coefficienti CET1, la qualità degli attivi e la diversificazione delle fonti di funding risultano spesso più indicative del semplice giudizio delle agenzie. Nel settore finanziario, la posizione nella struttura del capitale è cruciale almeno quanto il rating: strumenti come AT1 (Coco bond), Tier 2 e debito senior non-preferred possono reagire in modo molto diverso in situazioni di stress.
Comprendere elementi come gli incentivi al rimborso anticipato, i meccanismi di differimento delle cedole e i criteri di assorbimento delle perdite è fondamentale per evitare rischi di downside asimmetrici. In altre parole, sottolinea il CIO di Axiom Alternative Investments, gli investitori dovrebbero ragionare meno in termini di “BB contro B” e più in termini di “bilancio solido con rischio subordinato” rispetto a “business debole con rischio senior”. In questo scenario, una gestione attiva focalizzata su emittenti con fondamentali in miglioramento e capacità di generare capitale in eccesso risulta generalmente più efficace di una semplice esposizione al beta di mercato.
Europa contro Stati Uniti: differenze strutturali e il peso decisivo del cambio
Nel confronto tra credito finanziario high yield europeo e statunitense emergono differenze strutturali significative. L’Europa offre un universo più ampio e diversificato di strumenti subordinati, in particolare AT1 e Tier 2, con banche che operano in un quadro normativo più armonizzato e tendono a mantenere riserve di capitale più elevate. Storicamente, questo si è tradotto in tassi di insolvenza realizzati più bassi per i bond finanziari high yield europei.
Il mercato statunitense è più piccolo in termini di capitale bancario subordinato, ma presenta una maggiore varietà di emittenti high yield, incluse società finanziarie, istituti di credito specializzati e realtà regionali. Gli emittenti Usa possono offrire rendimenti nominali più elevati, ma con una maggiore esposizione alla ciclicità economica.
Il vero elemento discriminante, però, è la valuta. Per un investitore in euro, la copertura del rischio di cambio sull’esposizione in dollari può erodere gran parte del vantaggio in termini di rendimento offerto dagli high yield statunitensi, e in alcuni casi annullarlo completamente. È un fattore che, nella valutazione complessiva del rischio/rendimento, può spostare l’ago della bilancia a favore del mercato europeo.
Per David Benamou, il credito finanziario high yield resta un segmento interessante in un contesto di tassi strutturalmente più alti, ma la differenza la fa la selezione: fondamentali solidi, struttura del capitale ben compresa e attenzione al cambio sono le chiavi per trasformare il carry in rendimento reale.

di Francesco Sicuro













































