Bitcoin affonda oltre il 20% dai massimi: segnali di una fase ribassista matura
La nuova ondata di vendite che ha travolto il mercato delle criptovalute arriva nel momento in cui gli operatori tornano a privilegiare i listini tradizionali, lasciando indietro gli asset digitali. Bitcoin è sceso a 95.352 dollari, con un calo dell’1,1% nelle ultime 24 ore e un ritracciamento complessivo del 24,5% rispetto al massimo di inizio ottobre in area 126.296 dollari.

Una dinamica che conferma l’ingresso in una fase di debolezza strutturale, aggravata dall’assenza di nuovi flussi in acquisto nonostante la ripartenza dei futures del Nasdaq 100. Anche Ethereum, Solana e XRP proseguono nel movimento discendente, evidenziando una sincronizzazione negativa del mercato che lascia poco spazio al rimbalzo tecnico.

Il decoupling dai titoli tecnologici aumenta l’incertezza e rafforza l’avversione al rischio
Il distacco tra criptovalute e settore tech appare uno degli elementi più significativi di questa fase. Mentre i future sugli indici statunitensi suggeriscono un ritorno dell’appetito per il rischio nel comparto azionario, le crypto non stanno beneficiando dello stesso slancio. La prudenza degli investitori è legata anche al ritardo nella pubblicazione dei dati macroeconomici statunitensi, bloccati durante lo shutdown: un blackout informativo che alimenta il bisogno di protezione e riduce la propensione verso asset volatili. Le sedute più recenti mostrano infatti un mercato che teme shock improvvisi e preferisce attendere indicazioni più chiare sulle prospettive dell’economia USA.
Da inizio anno il Nasdaq (linea rossa) è in rialzo del 18,6% circa, contro il +0,8% del Bitcoin (linea blu), che ad inizio ad ottobre era arrivato fino ad un +32% circa, perdendo rapidamente terreno nelle ultime settimane.

Una crisi che si estende alle altcoin: vendite aggravate dal cambio di sentiment
La pressione è cresciuta ulteriormente nei giorni precedenti, quando un’ondata di realizzi ha investito l’intero settore digitale. Bitcoin ha registrato un crollo intraday del 5,6% fino a 97.204 dollari, mentre Ethereum ha subito una flessione vicina al 10% in 24 ore. Solana e XRP hanno evidenziato discese altrettanto marcate, segno che il movimento non è legato a dinamiche specifiche dei singoli progetti, ma a un vero e proprio flight to safety che sta penalizzando in blocco gli asset a più alto beta. La rotazione fuori dai settori più esposti alla volatilità, acuita dai dubbi sui valori eccessivi raggiunti dai titoli legati all’intelligenza artificiale, ha incrementato il clima di nervosismo generale.
MicroStrategy sfida il trend ribassista mentre cresce l’attenzione sul ruolo degli investitori istituzionali
In questo quadro, sorprende la tenuta di Strategy (ex MicroStrategy), società considerata da anni una proxy su Bitcoin. Il titolo oggi è in rialzo dell’1,8% circa, alimentando l’attenzione sul ritmo degli acquisti settimanali dichiarati dalla società. Al 10 novembre, la posizione complessiva ha raggiunto 641.692 Bitcoin, per un valore superiore ai 61 miliardi di dollari ai prezzi attuali.

Resta però un interrogativo rilevante: la profondità della correzione in corso potrebbe mettere alla prova anche la resilienza degli investitori istituzionali, soprattutto se l’incertezza macro dovesse protrarsi per più settimane.

di Gino Ercole Zincone













































