AI, mercati nervosi e tensioni sul credito
Le crescenti preoccupazioni sull’impatto dell’intelligenza artificiale sull’economia globale hanno alimentato la volatilità nelle ultime settimane. Secondo il Team Advisory & Gestione di Intermonte, le dichiarazioni di diverse società sull’utilizzo dell’AI per incrementare produttività ed efficienza hanno messo sotto pressione comparti chiave come trasporti, asset management e software, contribuendo a rendere più nervoso il clima di mercato.
Nel complesso, i ribassi dei principali indici sono rimasti contenuti, ma le Magnifiche 7 hanno registrato revisioni al ribasso significative, con un calo del -3,23%. Microsoft e Amazon sono tecnicamente entrate in bear market, avendo perso oltre il 20% dai massimi di ottobre 2025, segnale di un cambio di sentiment sui grandi nomi tecnologici.
A pesare sono state anche alcune comunicazioni societarie. Algorhythm Holdings ha dichiarato che il proprio sistema proprietario consentirebbe ai clienti di aumentare i volumi di carico dal 300% al 400% senza incrementare il numero di dipendenti, mettendo sotto pressione il settore dei trasporti. Pochi giorni prima era toccato all’asset management, dopo che Blue Owl aveva annunciato l’implementazione di un sistema di analisi del credito basato su AI capace di ridurre i tempi di valutazione da giorni a pochi minuti. Il mercato ha reagito temendo la possibilità di offrire prodotti con commissioni più basse grazie all’automazione, comprimendo i margini dell’intero comparto. Dinamica simile nel software.
Parallelamente, negli Stati Uniti prosegue il flusso di emissioni corporate da parte delle big tech per finanziare gli investimenti in AI. L’ultima in ordine di tempo è stata Alphabet, che ha raccolto circa 32 miliardi di dollari in meno di 24 ore. Il crescente ricorso al debito sta però generando attenzione tra gli operatori, con un aumento dell’attività sul mercato dei Credit Default Swap. Come evidenziato da Intermonte, fino a un anno fa non esistevano CDS su singole Big Tech high grade; oggi, secondo la Depository Trust & Clearing Corporation, sono tra i contratti più scambiati negli Stati Uniti al di fuori del settore finanziario. Un segnale che il mercato sta iniziando a coprirsi anche sul rischio credito dei colossi tecnologici.
Occupazione forte, ma segnali di raffreddamento
Sul fronte macroeconomico, i dati statunitensi hanno restituito un quadro articolato. L’occupazione ha mostrato una resilienza superiore alle attese, con la creazione di 130.000 posti di lavoro, il doppio delle stime. Un dato che, isolato, suggerirebbe solidità del mercato del lavoro.
La revisione al ribasso dei dati del 2025 offre però una lettura meno brillante: con 181.000 nuovi occupati nell’intero anno, si tratta del livello più basso dal 2003, escludendo la fase pandemica. Un elemento che, come sottolinea il team di Intermonte, ridimensiona l’ottimismo.
Altri indicatori confermano un possibile raffreddamento. Le vendite al dettaglio di dicembre sono rimaste invariate, deludendo le aspettative, mentre l’Employment Cost Index è salito dello 0,7%, il valore più contenuto dal 2001. Anche l’inflazione ha sorpreso per moderazione: a gennaio si è attestata a +0,2%, il livello più basso degli ultimi sei mesi. Nonostante la tenuta dei costi nei servizi, la stabilità dei prezzi dei beni e il rallentamento complessivo dell’indice hanno rassicurato gli investitori.
Questo mix di dati (occupazione solida ma consumi e costo del lavoro in rallentamento, inflazione in moderazione) ha modificato le aspettative sulla politica monetaria. Alcuni operatori ora ipotizzano fino a tre tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel 2026, scenario che ha favorito il calo dei rendimenti dei Treasury. Secondo Intermonte, il mercato sta ricalibrando rapidamente le proprie scommesse, tornando a prezzare un ciclo di allentamento più incisivo.
In settimana l’attenzione sarà concentrata sull’indice dei prezzi PCE, in uscita venerdì, per verificare se il rallentamento già evidenziato dal CPI verrà confermato anche dalla misura preferita dalla Fed.
Europa, Italia e l’agenda strategica UE
In Europa, l’evento principale è stato il vertice informale dei leader dell’Unione Europea dedicato alla definizione dell’Agenda Strategica 2024-2029. L’obiettivo è fissare le priorità del prossimo ciclo istituzionale, con particolare enfasi sul rafforzamento della competitività economica rispetto a Stati Uniti e Cina, sulla riduzione della burocrazia e sul potenziamento dell’industria della difesa.
È emersa anche la volontà di proseguire nella transizione ecologica, ricercando un equilibrio tra tutela della coesione sociale e salvaguardia della produzione industriale europea.
Per quanto riguarda l’Italia, l’ultima rilevazione Istat segnala che nel 2025 la produzione industriale ha registrato una flessione dello 0,2% rispetto all’anno precedente. A dicembre 2025, l’indice destagionalizzato è stimato in calo dello 0,4% su novembre, mentre su base annua si evidenzia un aumento del 3,2%. Dati che confermano un quadro ancora fragile ma non privo di segnali di rimbalzo su base tendenziale.
Da segnalare infine la chiusura per l’intera settimana dei mercati cinesi in occasione del Capodanno lunare: la Borsa di Shanghai riaprirà il 24 febbraio, mentre Hong Kong tornerà operativa venerdì 20 febbraio. Un fattore tecnico che potrebbe incidere sulla liquidità globale in una fase già caratterizzata da volatilità e riposizionamenti sulle aspettative di politica monetaria.

di Francesco Sicuro













































