Crescita sopra le attese e un quadro più solido del previsto
La narrativa del rallentamento americano non trova per ora conferme nei dati più recenti. Come emerge nell’analisi di David Rees, Head of Global Economics di Schroders, la crescita statunitense continua a superare le aspettative, sostenuta da consumi che restano sorprendentemente resilienti e da indicatori reali che puntano a un’espansione del PIL intorno al 4% nel terzo trimestre. La tenuta del ciclo non riguarda solo gli Stati Uniti. L’Eurozona ha sorpreso positivamente con un incremento marginalmente superiore alle attese, mentre Regno Unito e Cina, pur in un contesto più fragile, hanno mostrato una dinamica meno debole del previsto. Questa solidità contribuisce a un panorama complessivo in cui la crescita globale potrebbe attestarsi intorno al 2,6% nel 2026 e nel 2027, un valore superiore al consenso e potenzialmente favorevole agli asset rischiosi.
A rafforzare questo quadro si sommano gli stimoli monetari e fiscali già in campo. La Federal Reserve ha effettuato due tagli dei tassi nel 2025 e, secondo le valutazioni di mercato, potrebbe procedere con un’ulteriore riduzione. Anche le banche centrali emergenti stanno progressivamente allentando le condizioni finanziarie, mentre la Bank of England ha adottato un approccio più accomodante. Nello stesso momento, l’Eurozona beneficia di condizioni monetarie più espansive e si prepara a una politica fiscale più ampia nel 2026. La combinazione di crescita solida e sostegno delle politiche macro crea un terreno fertile per gli investitori, almeno nel breve termine.
Inflazione persistente e rischi di shock sul lato dell’offerta
Nonostante il miglioramento del contesto macro, l’inflazione resta la principale incognita per i mercati globali. Finora la componente dei prezzi è stata contenuta anche grazie alla gradualità con cui sono stati introdotti i dazi statunitensi, fattore che ha evitato una rapida trasmissione ai prezzi finali. Tuttavia, la previsione centrale di Schroders continua a stimare un’inflazione superiore al target nei prossimi anni, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, due economie in cui le banche centrali sembrano aver accettato un margine di tolleranza maggiore rispetto al passato.
L’analisi mette inoltre in evidenza la crescente vulnerabilità dell’economia globale di fronte a shock dell’offerta. Un’eventuale seconda ondata di inflazione alimentare, una nuova carenza di manodopera legata a politiche migratorie più restrittive o tensioni nelle catene di approvvigionamento potrebbero alimentare pressioni sui prezzi più durevoli. Si tratta di rischi che, pur non essendo lo scenario principale, potrebbero riaccendere rapidamente la volatilità e costringere le banche centrali a riconsiderare il ritmo dell’allentamento monetario.
Rischi politici attenuati ma nuovi fronti si affacciano
Il 2025 era iniziato con un quadro politico che minacciava di frenare la crescita globale. Oggi diverse criticità risultano attenuate. Il dialogo tra Stati Uniti e Cina ha ridotto la probabilità di un’escalation tariffaria, mentre il rischio relativo a una possibile abolizione dei meccanismi tariffari da parte della Corte Suprema americana appare mitigato da strumenti alternativi a disposizione dell’esecutivo. Anche sul fronte fiscale i timori si sono allentati. Il deficit statunitense non ha registrato deterioramenti significativi, il Regno Unito si avvia verso un bilancio restrittivo e la Francia sembra ancora una volta destinata a evitare un ampliamento del rischio sovrano.
Ma mentre alcuni rischi si riducono, l’attenzione degli analisti si sta spostando sul tema dell’intelligenza artificiale. Il persistente scollamento tra le valutazioni azionarie e le aspettative di crescita economica apre il dibattito su una possibile bolla tecnologica. Rees sottolinea come un eventuale scoppio potrebbe innescare una mini recessione, soprattutto attraverso un rallentamento degli investimenti in intelligenza artificiale e semiconduttori. Anche nel caso in cui la promessa di una produttività straordinaria venisse mantenuta, i benefici potrebbero essere distribuiti in modo molto diseguale, con implicazioni sociali e politiche tutt’altro che trascurabili.
Il ruolo del dollaro e le implicazioni per i mercati
In un contesto di crescita solida e afflussi di capitale verso gli Stati Uniti, il dollaro potrebbe trovare sostegno nel breve periodo. Tuttavia, i fattori strutturali restano sfavorevoli. Il doppio deficit statunitense e valutazioni relativamente tirate continuano a suggerire una traiettoria di indebolimento nel medio termine. È un elemento che gli investitori dovranno considerare nella gestione dell’esposizione valutaria, soprattutto in un contesto in cui l’asimmetria dei rischi legata ai movimenti del biglietto verde può incidere sensibilmente sulle performance dei portafogli.
In sintesi, l’economia globale entra nel 2026 con una crescita sorprendentemente resiliente e con politiche macro ancora espansive. Tuttavia, i rischi legati all’inflazione, agli shock dell’offerta e all’evoluzione dell’intelligenza artificiale continueranno a condizionare l’equilibrio dei mercati finanziari. Per gli investitori rimane un contesto ricco di opportunità, ma anche di possibili aree di vulnerabilità che richiedono un approccio selettivo e attento alle dinamiche macro.

di Francesco Sicuro













































