Energia, inflazione e contesto pre-conflitto
Il conflitto in Medio Oriente entra nella quarta settimana, i missili continuano a colpire e lo Stretto di Hormuz resta chiuso, con infrastrutture energetiche sotto minaccia. Arif Husain, CFA, Head of Global Fixed Income and Chief Investment Officer di T. Rowe Price, osserva che il Brent è rimasto a lungo sopra i 100 dollari al barile, mentre il gas europeo quota il doppio rispetto ai livelli pre-guerra, con una volatilità alimentata dal flusso continuo di notizie contrastanti.
Husain invita però a non perdere di vista il contesto economico precedente al conflitto, evidenziando come il rischio inflazionistico fosse già presente. Husain ricorda che le politiche interne cinesi, orientate a contrastare la debolezza economica, avevano contribuito negli anni recenti a mantenere bassa l’inflazione globale. Tuttavia, con le misure “anti-involuzione”, i fattori disinflazionistici si sono esauriti, trasformandosi in potenziali pressioni inflazionistiche.
Husain sottolinea inoltre che anche il ruolo dell’intelligenza artificiale sull’inflazione resta incerto. Se da un lato l’IA potrebbe aumentare la produttività e ridurre la domanda di lavoro nel lungo periodo, dall’altro gli investimenti in infrastrutture come i data center risultano inflazionistici nel breve termine, contribuendo a mantenere ancorate le aspettative di inflazione.
Infine, Husain evidenzia che prima della guerra la crescita statunitense era pronta a rafforzarsi, sostenuta da politiche fiscali espansive, condizioni finanziarie accomodanti e stimoli interni. Anche a livello globale, politiche monetarie e fiscali favorevoli contribuivano a un quadro di crescita positiva.
Shock energetico e distorsioni di mercato
Husain spiega che ciò che è cambiato con il conflitto è soprattutto il costo dell’energia, ora molto più elevato, con carenze in alcune aree e danni alle infrastrutture che potrebbero avere effetti duraturi anche dopo la fine della guerra.
Secondo Husain, nonostante l’incertezza sulla durata del conflitto, gli incentivi economici e politici suggeriscono una possibile de-escalation. Tuttavia, Husain sottolinea che nei mercati si è assistito a una forma di “distruzione” diversa, legata alla liquidazione delle posizioni più affollate.
Husain evidenzia come la combinazione di bassa liquidità e posizionamenti concentrati abbia amplificato i movimenti di mercato, con esempi come l’aumento di 100 punti base dei rendimenti a breve termine dei titoli di Stato britannici in pochi giorni, fenomeno attribuito più a fattori tecnici che ai fondamentali.
Husain invita a non sottovalutare l’impatto delle liquidazioni a leva, osservando che alcuni mercati dei tassi sono risultati meno liquidi rispetto al periodo iniziale della pandemia. Questo ha contribuito a generare movimenti estremi e disallineati dai fondamentali economici.
Errori delle banche centrali e strategie nel reddito fisso
Guardando al futuro, Husain ritiene che la priorità per gli investitori sia rafforzare la protezione dall’inflazione, dato che le pressioni erano già in aumento prima del conflitto. Husain sottolinea che i titoli indicizzati all’inflazione appaiono interessanti, soprattutto considerando che i breakeven sono rimasti stabili mentre i prossimi dati CPI potrebbero risultare elevati.
Husain evidenzia poi il rischio crescente di errori di politica monetaria. Da un lato, alcune banche centrali potrebbero alzare i tassi in modo eccessivo, soffocando la crescita; dall’altro, potrebbero restare inattive, rischiando di alimentare le aspettative inflazionistiche. Husain osserva che entrambi gli scenari sono plausibili, soprattutto considerando che molti governatori sono a fine mandato e potrebbero essere influenzati da considerazioni reputazionali.
Secondo Husain, esistono due principali modalità di posizionamento. La prima riguarda le valute, dove si attende una maggiore volatilità e opportunità di carry. Husain sottolinea che il recente rafforzamento del dollaro non è legato al suo ruolo di bene rifugio, ma alla chiusura di posizioni corte e al fatto che il petrolio è denominato in dollari, lasciando aperta la possibilità di un futuro indebolimento.
La seconda riguarda i mercati globali dei tassi, dove Husain individua opportunità di valore relativo tra paesi, con livelli di dispersione tra i più elevati dal periodo precedente alla crisi finanziaria globale. In questo contesto, Husain ritiene che le strategie basate sulle differenze tra tassi a breve termine possano offrire rendimenti interessanti con volatilità contenuta, spostando il focus dagli orientamenti direzionali alle opportunità relative tra mercati.

di Francesco Sicuro













































