Energia e inflazione, cosa aspettarsi da Fed e BCE tra crescita e tensioni geopolitiche

Energia e inflazione, cosa aspettarsi da Fed e BCE tra crescita e tensioni geopolitiche

Prezzi del petrolio sopra i 100 dollari, negoziati incerti e banche centrali in equilibrio precario tra inflazione e crescita. I mercati restano ancorati a uno scenario di normalizzazione, ma i segnali di rischio aumentano. Tra utili solidi e tensioni geopolitiche, si gioca una partita decisiva per le prossime mosse di Fed e BCE.

Lo scenario dell’energia

I mercati finanziari continuano a prezzare uno scenario in cui le restrizioni sul flusso commerciale di petrolio possano risolversi nel giro di poche settimane, ma il passare del tempo rende evidente come il livello di inquietudine stia progressivamente aumentando. Come si legge in un report di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco, il rischio non riguarda più soltanto l’inflazione ma si estende anche alla crescita economica, con la possibilità che emergano i primi danni concreti sull’attività economica globale.

Nonostante ciò, precisa Simoncelli, il quadro resta sostenuto da fondamentali ancora solidi. La volatilità nei negoziati tra Iran e Stati Uniti continua ad alimentare un sentiment instabile, ma lo scenario di base rimane orientato verso una possibile de-escalation. Il Brent si mantiene sopra i 100 dollari al barile dopo il mancato incontro tra le delegazioni a Islamabad, mentre la struttura della curva futures in backwardation segnala aspettative di rientro dei prezzi tra gli 80 e i 90 dollari.

Secondo Simoncelli, non si può escludere un rallentamento della crescita nel breve periodo, ma questo viene ancora interpretato come un fenomeno ciclico e transitorio, con prospettive che restano positive nel medio-lungo termine e un mercato che, almeno per ora, sembra condividere questa visione.

I rischi sulla crescita

I segnali di tensione si stanno però intensificando, soprattutto in Europa e in Asia. L’allarme lanciato dall’Agenzia internazionale dell’energia evidenzia come le scorte europee di carburante per l’aviazione coprano appena cinque-sei settimane di consumo, un livello che secondo Simoncelli non rappresenta ancora una crisi ma indica una finestra di sicurezza estremamente limitata.

Un altro elemento chiave riguarda gli Stati Uniti, dove il prezzo della benzina ha superato i 4 dollari al gallone. In questo contesto, sottolinea Simoncelli, il cosiddetto “crack spread”, la differenza tra prezzo finale e costo della materia prima, è aumentato più che durante la crisi russa, avvicinandosi a livelli politicamente sensibili. Un ritorno verso quota 5 dollari al gallone rappresenterebbe una soglia difficilmente sostenibile per l’amministrazione americana in vista delle elezioni di Midterm.

In questo scenario, Simoncelli evidenzia come la dinamica energetica non sia solo un fattore di mercato, ma anche un elemento di pressione politica, capace di influenzare direttamente le scelte di politica economica e monetaria.

Lo stato dei fondamentali e degli utili aziendali

Nonostante le tensioni geopolitiche, il ciclo economico globale continua a mostrare segnali di resilienza. Negli Stati Uniti restano solidi la fiducia delle imprese, la crescita degli ordinativi e la stabilità del mercato del lavoro. In Europa emerge invece una crisi di fiducia che pesa su consumi e investimenti, mentre la Cina continua a sorprendere positivamente grazie a un ciclo tecnologico e manifatturiero in espansione, con utili industriali in crescita.

Gli utili aziendali rappresentano ancora il principale pilastro dei mercati azionari. I risultati trimestrali si mantengono positivi e le aspettative indicano revisioni al rialzo sia negli Stati Uniti che in Europa. Il consenso prevede una crescita degli utili nella Zona Euro del 19% nel 2026 e del 13% nel 2027, livelli in linea con il mercato statunitense.

Secondo Simoncelli, i driver di crescita stanno diventando più diffusi tra i diversi settori, segnale di una dinamica più equilibrata. L’attenzione si concentra ora sulla stagione delle trimestrali americane, con cinque delle Magnifiche 7 pronte a pubblicare i risultati, un passaggio cruciale per valutare se la crescita degli utili sia sufficiente a giustificare gli ingenti investimenti in corso.

Le prossime mosse delle banche centrali

Il contesto di politica monetaria rappresenta l’altro elemento chiave. Le principali banche centrali si riuniscono in una fase in cui l’equilibrio tra inflazione e crescita è particolarmente fragile. Per la Federal Reserve, quella in arrivo sarà l’ultima riunione presieduta da Jerome Powell e non sono attese modifiche ai tassi. L’istituto manterrà un approccio attendista, spiega Simoncelli, con attenzione ai rischi per la crescita e al monitoraggio delle dinamiche inflattive.

Il focus del mercato sarà però anche sulla successione di Powell. Un’eventuale uscita dalla Fed, evidenzia Simoncelli, potrebbe portare a una reazione immediata sui tassi, con aspettative di una politica più accomodante, mentre la nomina di Warsh appare sempre più probabile.

Sul fronte europeo, come sottolinea Simoncelli, la BCE si trova in una posizione più complessa. L’Eurozona subisce un impatto asimmetrico dell’aumento dei prezzi energetici, con pressioni più marcate sull’inflazione rispetto alla crescita. I tassi resteranno invariati nel breve, ma l’orientamento è chiaramente verso un possibile rialzo nei prossimi mesi.

La comunicazione della BCE sarà determinante. Il mercato attende di capire se Christine Lagarde adotterà un tono esplicitamente restrittivo, segnalando un aumento già nella riunione di giugno. Il contesto resta delicato, conclude Simoncelli, con segnali di inflazione di secondo livello e prezzi energetici superiori alle proiezioni, mentre indicatori come PMI e fiducia dei consumatori mostrano un deterioramento.

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