Una strategia costruita sulla scarsità
Ferrari non è mai stata una storia legata ai volumi. È una storia di controllo, esclusività e scarsità, costruita sull’idea che “meno possa valere di più” se sviluppato nel modo corretto. È proprio in questa filosofia che si inseriscono i risultati del primo trimestre 2026, analizzati da Gabriel Debach, market analyst di eToro.
La crescita continua a esserci, ma rallenta. E il rallentamento pesa più per il segnale che trasmette che per il dato numerico in sé. I ricavi salgono del 3,2% su base annua, raggiungendo quota 1,85 miliardi di euro, registrando però la progressione più contenuta degli ultimi cinque anni. Si tratta del livello più basso dal terzo trimestre 2020, cioè dalla fase di rimbalzo successiva alla pandemia.
Secondo Debach, però, il punto centrale non è quanto Ferrari cresca, ma il modo in cui sceglie di raccontare quella crescita. Ed è qui che emerge il cambio di paradigma strategico del gruppo di Maranello.
Le consegne, infatti, scompaiono dalle tabelle principali della comunicazione finanziaria. Non è un semplice dettaglio grafico, ma una vera e propria dichiarazione strategica. Ferrari sta progressivamente spostando il baricentro della propria narrativa: meno volume, più valore. Non conta più quante auto vengono vendute, ma quanto valore riesce a essere estratto da ogni singolo cliente.
Il calo delle consegne e la nuova geografia della domanda
Guardando sotto la superficie dei numeri emerge una dinamica molto precisa. Le consegne del trimestre scendono a 3.436 unità, in calo del 4,4% anno su anno. Anche in questo caso, però, secondo Debach il tema non è il calo in sé, ma la composizione geografica e strategica della domanda.
L’area EMEA registra una contrazione del 14%, passando dal 47% al 42% del totale delle consegne. Le Americhe mantengono una buona tenuta, mentre l’Asia accelera. Non si tratta di una debolezza della domanda globale, anche perché il portafoglio ordini di Ferrari resta coperto fino alla fine del 2027. La lettura di eToro è diversa: il gruppo sta effettuando una riallocazione chirurgica verso mercati considerati più redditizi.
Questa trasformazione, però, non avviene in un contesto semplice. I cambi continuano a rappresentare un fattore di pressione, soprattutto per effetto di dollaro e yen. A questo si aggiungono le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il tema dei dazi negli Stati Uniti, che complicano ulteriormente il quadro internazionale.
Eppure, Ferrari riesce ad assorbire questi fattori senza compromettere la solidità operativa. Debach sottolinea infatti che, a cambi costanti, il fatturato sarebbe cresciuto del 6%, segnale evidente che parte del rallentamento riportato deriva più dall’effetto valutario che da un deterioramento industriale.
Margini record e un modello sempre più orientato al brand
Il resto della struttura finanziaria continua a mostrare grande solidità. L’EBITDA sale a 722 milioni di euro, con un margine del 39,1%, in ulteriore espansione. L’EBIT raggiunge i 548 milioni, mentre il free cash flow industriale tocca quota 653 milioni di euro, in crescita del 5%.
Anche la posizione finanziaria industriale torna positiva per 388 milioni di euro di cassa netta, un dato che, secondo l’analisi di Debach, racconta un’azienda che non sta rallentando realmente la propria capacità di generare valore.
Il motore di questa resilienza resta il mix di business. Ferrari continua a puntare su personalizzazioni, Serie Speciali e sul progressivo ramp-up della F80, aumentando parallelamente il peso delle attività a margine più elevato, come il racing e il lifestyle.
È qui che si coglie il vero modello Ferrari. Le auto crescono poco, mentre il resto dell’ecosistema cresce molto di più. Secondo Debach, il gruppo sta riducendo progressivamente la dipendenza dal semplice ciclo automotive, facendo leva in misura crescente sulla forza del brand.
La Borsa resta fredda, ma la valutazione cambia
Ferrari ha deciso di lasciare invariata la guidance su ricavi, margini e generazione di cassa. Una scelta che da un lato comunica controllo, disciplina e visibilità, ma che dall’altro viene interpretata dal mercato come un segnale di prudenza.
Ed è proprio qui che nasce il problema principale per il titolo. Oggi il mercato tende a premiare l’accelerazione più che la stabilità. Quando la narrativa rallenta, anche una società con fondamentali molto solidi rischia di perdere appeal agli occhi degli investitori.
Secondo Debach, il caso Ferrari è emblematico. Il titolo arriva infatti da oltre 303 sedute senza nuovi massimi, con un drawdown vicino al 40%. Il record storico di 310 sedute senza aggiornare i massimi è ormai molto vicino, dopo che a marzo il gruppo aveva già registrato la flessione più profonda della propria storia di mercato.
Per eToro, però, il tema non riguarda i fondamentali, ma la percezione. Ed è proprio su questo punto che il quadro potrebbe iniziare a cambiare.
La valutazione del titolo si è progressivamente compressa fino a livelli che iniziano a raccontare una storia diversa. Ferrari continua infatti a vantare margini tra i più elevati del settore, una generazione di cassa in crescita, un buyback da 3,5 miliardi di euro in corso e un dividendo da circa 640 milioni di euro appena distribuito agli azionisti.
Inoltre, come ricorda Debach, tra venti giorni arriverà anche la world premiere della Ferrari Luce, evento che potrebbe rappresentare un nuovo catalizzatore per il mercato e riaccendere l’attenzione degli investitori sul titolo del Cavallino Rampante.

di Francesco Sicuro













































