Sconto strutturale e riforme della governance
Il mercato azionario giapponese è stato a lungo caratterizzato da valutazioni inferiori rispetto ai mercati globali, con un price-to-book persistentemente più basso. Come si legge in un report di Amundi Investment Institute, questo sconto è riconducibile a un return-on-equity (ROE) strutturalmente debole, causato da bilanci sovradimensionati e da un utilizzo inefficiente del capitale.
Molte aziende giapponesi hanno storicamente accumulato liquidità in eccesso, partecipazioni incrociate e asset immobiliari non core, elementi che hanno gonfiato il denominatore del ROE senza contribuire alla redditività operativa. Questo modello ha limitato la capacità delle imprese di generare valore per gli azionisti e ha mantenuto le valutazioni compresse per decenni.
Secondo Amundi Investment Institute, il processo di cambiamento è iniziato oltre dieci anni fa con le riforme promosse durante il governo Abe, che hanno introdotto un nuovo paradigma di governance orientato all’efficienza del capitale. Da allora, molte società hanno avviato un percorso di trasformazione, dismettendo attività non strategiche, riducendo le riserve di liquidità e aumentando la remunerazione degli azionisti.
Questi interventi hanno un impatto diretto sui fondamentali: riduzione del capitale improduttivo, aumento del ROE, miglioramento degli utili per azione (EPS) e sostegno a multipli di mercato più elevati. Tuttavia, come sottolinea Amundi, il processo non è ancora completo e ulteriori margini di miglioramento restano significativi, suggerendo un potenziale di creazione di valore ancora inespresso.
Reflazione e nuovo contesto macroeconomico
Le riforme strutturali si inseriscono in un contesto macroeconomico che appare sempre più favorevole. L’economia giapponese sembra infatti uscire da un lungo periodo di deflazione, aprendo la strada a una fase di reflazione e crescita nominale più sostenuta.
Amundi Investment Institute evidenzia come il ritorno a un regime di tassi di interesse più normale e una crescita del PIL nominale più robusta rappresentino un cambiamento strutturale per la redditività aziendale. Questo nuovo equilibrio consente alle imprese di recuperare potere di determinazione dei prezzi e di migliorare i margini operativi, elementi chiave per sostenere un ciclo positivo degli utili.
Parallelamente, il Giappone sta mostrando una capacità di adattamento significativa a un contesto globale definito da “disordine controllato”, caratterizzato da tensioni geopolitiche, riorganizzazione delle catene produttive e nuove dinamiche tecnologiche. Secondo Amundi, il Paese ha intrapreso un percorso di integrazione tra politiche fiscali, sicurezza e innovazione tecnologica, rafforzando il proprio ruolo strategico nella regione indo-pacifica.
Questo processo è accompagnato da un cambiamento più profondo, anche sul piano sociale ed economico. Il Giappone non solo sta uscendo dalla deflazione in termini economici, ma anche sul piano psicologico, con un sistema che si orienta verso l’espansione della capacità produttiva piuttosto che verso politiche restrittive. L’uso della tecnologia per gestire i vincoli sociali rappresenta un ulteriore elemento di trasformazione strutturale.
Rerating, flussi e nuova domanda globale
Dopo anni di sottoperformance legata a basso ROE, bilanci inefficienti e partecipazioni incrociate, il mercato giapponese si trova oggi in una fase di possibile svolta. Le riforme coordinate tra istituzioni come la Borsa di Tokyo (TSE), il Ministero dell’Economia (METI) e i codici di governance stanno spingendo le imprese verso una maggiore disciplina nell’allocazione del capitale.
Allo stesso tempo, il contesto di reflazione, l’aumento dei salari e il rialzo dei tassi stanno contribuendo a ripristinare la redditività e il potere di pricing delle aziende. Se il recente rally è stato in parte guidato dalle valutazioni, Amundi sottolinea che ora anche i fondamentali stanno iniziando a sostenere il movimento, grazie a ROE in aumento, buyback più consistenti e dividendi in crescita.
Particolare attenzione viene rivolta ai segmenti SMID, al settore bancario e agli industriali, dove il potenziale di rerating appare più significativo. Tuttavia, resta presente un rischio di esecuzione: il pieno successo del processo dipenderà dalla capacità delle aziende di portare avanti le riforme intraprese.
Sul fronte dei flussi, la domanda internazionale sta mostrando segnali di forte accelerazione. Nel 2025, gli investitori globali hanno registrato acquisti netti per 5.400 miliardi di yen, pari a circa 35 miliardi di dollari, un livello 35 volte superiore rispetto al 2024. La dinamica si è ulteriormente rafforzata all’inizio del 2026, con 3.900 miliardi di yen di acquisti in sole sei settimane, sostenuti anche dal contesto politico.
Secondo Amundi Investment Institute, questo interesse è destinato a proseguire, anche perché l’esposizione globale all’azionario giapponese resta ancora contenuta. In un contesto caratterizzato da dollaro strutturalmente più debole, crescente esigenza di diversificazione e rischio di concentrazione negli Stati Uniti, il Giappone emerge come una delle principali opportunità strategiche per gli investitori globali.
In questo scenario, la combinazione di riforme strutturali, reflazione e nuovi flussi di capitale potrebbe rappresentare il punto di svolta atteso da decenni per il mercato azionario giapponese, con un potenziale di crescita che va oltre il semplice recupero ciclico e si inserisce in un cambiamento più profondo e duraturo.

di Francesco Sicuro













































