Un rally isolato in un mese difficile per il tech
In un contesto segnato da forti vendite sui titoli legati all’AI, Google sembra procedere in controtendenza. Le azioni Alphabet hanno guadagnato circa 16% dal picco del Nasdaq del 29 ottobre, proseguendo un trend iniziato a settembre dopo la vittoria legale che ha messo fine al rischio di uno smembramento imposto dal governo.

Nel frattempo concorrenti diretti come Microsoft, Nvidia, Meta e Oracle hanno registrato cali a doppia cifra. La discesa del 13% di Microsoft ha fatto scendere la sua capitalizzazione sotto quella di Alphabet per la prima volta dal 2018. Con 3,8 mila miliardi di valore di mercato, Alphabet è oggi la terza azienda più capitalizzata al mondo, e il distacco da Nvidia si sta rapidamente assottigliando.

L’AI come leva competitiva, non come fattore di rischio
Nonostante il rally, Alphabet non è un titolo “anti-AI”. Al contrario, è pienamente immersa nella corsa alla generazione avanzata, con investimenti enormi e un modello di integrazione verticale che la distingue dal resto del settore. Il nuovo Gemini 3, addestrato sulle infrastrutture interne e sui chip proprietari TPU, mostra come Google sia riuscita a combinare ruolo di sviluppatore di modelli, produttore di semiconduttori e gestore di piattaforme cloud in un’unica architettura.
Questa unione tra tecnologia proprietaria e distribuzione globale rende Google un player unico: un mix tra OpenAI, Microsoft e Nvidia, con il vantaggio di poter distribuire i propri modelli direttamente attraverso un ecosistema che controlla quasi per intero.
L’adozione crescente di Gemini conferma il trend. Un sondaggio TD Cowen mostra che il 26% degli utenti ha utilizzato Gemini in ottobre, contro il 35% che ha scelto ChatGPT. Ma mentre l’uso di Gemini cresce, quello di ChatGPT appare in leggera flessione.
Una minaccia per gli altri big dell’AI
I progressi di Google nell’intelligenza artificiale non sono solo un vantaggio competitivo: rappresentano anche un rischio diretto per le ambizioni di Nvidia, Microsoft, Oracle e di tutti i gruppi che puntano sull’aggressivo piano di espansione di OpenAI. Secondo Ben Reitzes di Melius Research, “una vittoria di Google sarebbe negativa per diversi titoli del settore”, perché ridurrebbe la necessità di dipendere dalle loro infrastrutture.
La notizia che Google starebbe offrendo ai grandi clienti cloud l’accesso ai propri chip interni ha contribuito a un brusco calo di Nvidia nelle prime ore di contrattazione, mostrando quanto rapidamente il mercato possa reagire ai movimenti strategici del gruppo.
Il peso della pubblicità e la disciplina finanziaria
A differenza dei rivali, Alphabet mantiene una forte dipendenza dal proprio business storico: l’advertising, che genera ancora la maggior parte dei 385 miliardi di dollari di ricavi annuali. Questa fonte di profitti stabile permette all’azienda di finanziare investimenti massicci senza compromettere l’equilibrio finanziario.
Gli investimenti AI non rallentano: Alphabet prevede 91-93 miliardi di dollari di capex nel 2025, in crescita del 75% rispetto all’anno precedente e tripli rispetto alla media dei tre anni precedenti. Ma questo livello rappresenta solo il 23% dei ricavi, contro il 35% di Meta e Microsoft.
Anche dal punto di vista del debito, Alphabet presenta una posizione più solida dei competitor. CreditSights stima un rapporto debito complessivo/utile ante imposte pari a 0,4 volte, inferiore allo 0,7 di Microsoft e Meta, nonostante un recente collocamento obbligazionario da 25 miliardi.
Una valutazione più alta, ma ora considerata giustificata
Alphabet non è più un titolo a sconto. Scambia a circa 29 volte gli utili futuri, valori elevati rispetto agli anni passati ma allineati alle altre mega-cap del Nasdaq. La vittoria contro i rischi di regolamentazione e il vantaggio competitivo costruito nell’AI stanno però convincendo il mercato che una valutazione più ambiziosa sia sostenibile.
Il superamento dei timori legati allo “spezzatino” regolatorio e il posizionamento avanzato nella corsa AI hanno liberato valore e rafforzato l’idea che Alphabet stia avanzando con un modello proprio, capace di distinguersi nel panorama tech globale.

di Gino Ercole Zincone













































