Il 2026 sarà l’anno dei Gilt? Cosa dicono le banche d’affari

Il 2026 sarà l’anno dei Gilt? Cosa dicono le banche d’affari

Dopo mesi di tensioni sui conti pubblici e sui mercati obbligazionari, per il debito britannico si apre uno spiraglio più favorevole. Le grandi banche d’investimento prevedono un progressivo allentamento dei rendimenti nel 2026, sostenuto dai tagli dei tassi della Bank of England e da un miglioramento delle dinamiche fiscali.

Il picco dei rendimenti alle spalle

Secondo le stime di Wall Street, il peggio per i costi di finanziamento del Regno Unito potrebbe essere passato. Il rendimento del gilt decennale, che a inizio 2025 aveva toccato un massimo di 4,95%, il livello più alto degli ultimi 16 anni, è atteso in calo verso area 4,3% entro la fine del 2026.

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Si tratta di una discesa contenuta rispetto ai livelli attuali, ma sufficiente per segnare un cambio di passo dopo un anno dominato da forti preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico e sull’elevata offerta di titoli di Stato.

Gilt pronti a battere i Treasury

Le previsioni indicano che i titoli di Stato britannici potrebbero sovraperformare i principali mercati obbligazionari globali, inclusi i Treasury statunitensi, i cui rendimenti a dieci anni sono visti sostanzialmente stabili nel 2026, con le previsioni delle principali banche d’affari (Deutsche Bank, BNP Paribas, JPMorgan, HSBC, Bank of America, Morgan Stanley, Barclays, Société Générale e UBS) che oscillano tra il 4,5% di Deutsche Bank e BNP Paribas al 3,75% di Société Générale e UBS, con una previsione media al 4,16%.

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A sostenere i Gilt concorrono diversi fattori: tagli dei tassi da parte della Bank of England, una crescita economica più debole che riduce le pressioni inflazionistiche e conti pubblici percepiti, in prospettiva, meno fragili rispetto ad altre grandi economie avanzate.

Inflazione in rallentamento e politica monetaria più accomodante

Un contributo chiave arriva dai dati sui prezzi. L’inflazione britannica è scesa più del previsto negli ultimi mesi, rafforzando l’aspettativa che la Bank of England possa proseguire gradualmente con l’allentamento monetario.

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I mercati scontano almeno due tagli dei tassi entro la fine del 2026, con il primo potenzialmente imminente. Questo scenario ha già favorito un recupero dei prezzi dei gilt, alimentando l’idea che il ciclo restrittivo sia ormai alle spalle.

Il nodo del debito e la risposta del governo

Negli ultimi anni il Regno Unito ha dovuto convivere con i costi di finanziamento più elevati del G7, penalizzato da un mix di inflazione persistente e da emissioni record di debito pubblico. La domanda strutturale dei fondi pensione, tradizionale pilastro del mercato dei gilt a lungo termine, si è indebolita, contribuendo a spingere i rendimenti trentennali ai massimi del secolo. Per arginare il cosiddetto “premio di rischio politico”, il governo ha adottato un approccio più prudente sul fronte fiscale, aumentando i margini di sicurezza rispetto alle regole di bilancio e riducendo l’offerta di titoli a lunga scadenza.

Ottimismo, ma non senza rischi

Tra le grandi banche, Morgan Stanley e HSBC sono tra le più ottimiste, ipotizzando rendimenti decennali sotto il 4% nel 2026 (rispettivamente al 3,9% e 3,75%) grazie a un miglior equilibrio tra domanda e offerta. Più pessimiste JPMorgan e Barclasy, che prevedono tassi al 4,75% a causa dell’incertezza politica interna, inclusi possibili scossoni nella leadership laburista dopo le elezioni regionali, che potrebbe riaccendere la volatilità e spingere gli investitori a chiedere rendimenti più elevati.

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Il messaggio che emerge è chiaro: le tensioni fiscali si sono attenuate, ma il percorso dei gilt resta legato all’evoluzione di inflazione, crescita e stabilità politica. Se le aspettative di tagli dei tassi dovessero essere deluse, la discesa dei rendimenti potrebbe interrompersi. Per ora, però, il mercato obbligazionario britannico sembra pronto a beneficiare di una fase più favorevole dopo anni di pressione.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
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