Un nuovo record dopo lo shock dei dazi
I prezzi del rame negli Stati Uniti hanno segnato un nuovo massimo storico, superando il picco raggiunto a luglio, quando le politiche tariffarie dell’amministrazione Trump avevano provocato forti turbolenze sul mercato.

I future con consegna a gennaio hanno chiuso a 5,9245 dollari la libbra, dopo aver recuperato completamente il crollo del 22% registrato in una sola seduta la scorsa estate. Nel 2025 il rame aveva già guadagnato il 41%, a cui si aggiunge un ulteriore +5,2% dall’inizio del 2026.
Domanda strutturale e nuovi utilizzi strategici
Al di là dell’incognita dei dazi, la risalita dei prezzi è sostenuta da una domanda strutturalmente solida. Il metallo è sempre più richiesto per la costruzione di data center, l’ammodernamento delle reti elettriche, la diffusione dei veicoli elettrici e lo sviluppo delle energie rinnovabili, settori che stanno più che compensando il rallentamento della domanda ciclica legata a manifattura tradizionale ed edilizia. In questo contesto, il rame si sta consolidando come materia prima chiave per la transizione energetica e digitale.
Offerta limitata e shock produttivi
Sul fronte dell’offerta, i vincoli restano stringenti. Lo sviluppo di nuovi giacimenti richiede decenni, mentre le miniere esistenti sono spesso esposte a rischi operativi e geopolitici. La recente accelerazione del rally ha preso slancio a settembre dopo una frana mortale che ha costretto alla chiusura temporanea della miniera di Grasberg in Indonesia, la seconda più grande al mondo, aggravando le tensioni sull’offerta globale.
Prezzi sostenuti anche in caso di rallentamento
Gli analisti non si aspettano un cambiamento significativo nel breve periodo. Alcuni vedono il rischio di un raffreddamento della domanda cinese nel corso del 2026, ma le prospettive di lungo termine restano orientate al rialzo, poiché solo prezzi più elevati possono incentivare nuovi investimenti in estrazione, raffinazione e riciclo.
Goldman Sachs sottolinea che il ruolo strategico del rame per AI, reti elettriche e difesa potrebbe spingere Cina e Stati Uniti a rafforzare le scorte strategiche, creando un vero e proprio pavimento ai prezzi anche in caso di indebolimento della crescita globale.
Il nodo dazi e la sicurezza delle filiere
Negli Stati Uniti, il rame è stato recentemente inserito nella lista dei minerali critici dall’US Geological Survey, una mossa che apre la strada a investimenti pubblici, incentivi fiscali e procedure autorizzative più rapide.
La Casa Bianca sta inoltre valutando ulteriori dazi, oltre al prelievo del 50% già in vigore sui semilavorati come fili e tubi, una decisione che potrebbe spingere i prezzi domestici ben al di sopra di quelli internazionali. Secondo Bank of America, l’incertezza legata alle tariffe ha finora frenato gli acquisti industriali, ma una stabilizzazione del quadro politico potrebbe riattivare rapidamente la domanda sul mercato interno.

di Gino Ercole Zincone













































