La Fed riapre la porta a nuovi tagli e i bond tornano attrattivi
Gli investitori stanno tornando a guardare con interesse al mercato obbligazionario, spinti dall’idea che la Federal Reserve possa procedere con ulteriori tagli dei tassi nel corso del 2026. Dopo l’ultima riunione del Fomc, i mercati hanno tirato un sospiro di sollievo: il timore era quello di un “hawkish cut”, ovvero un taglio accompagnato da un segnale di forte chiusura verso nuove riduzioni. Il messaggio arrivato dalla Fed è apparso invece meno restrittivo del previsto, favorendo un rally congiunto di azioni e bond. Il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato l’1,3% in una sola seduta, toccando un nuovo record storico.

Rendimenti in calo e aspettative di politica monetaria più flessibile
I rendimenti dei Treasury statunitensi sono scesi per la seconda seduta consecutiva, interrompendo una risalita durata due settimane che li aveva riportati ai livelli più alti da settembre. Il calo riflette il riprezzamento delle attese sui tassi: i future indicano ora una probabilità prossima al 50% di un nuovo taglio entro marzo, in aumento rispetto al 39% di pochi giorni prima. Anche le probabilità di almeno tre riduzioni complessive nel 2026 sono salite verso il 40%. In questo contesto, il rendimento del Treasury decennale è sceso verso il 4,10%, minimo toccato nella giornata di ieri, per poi ripartire verso l’attuale 4,19%.

Powell prudente, ma il mercato guarda al lavoro
La comunicazione della Fed è rimasta sfumata. Da un lato, Jerome Powell ha sottolineato che i tassi si trovano ora in prossimità del livello “neutrale” e che non c’è fretta di intervenire. Dall’altro, nel corso della conferenza stampa, il presidente ha mostrato una crescente attenzione ai rischi sul fronte occupazionale, parlando di “significativi rischi al ribasso” per il mercato del lavoro.

È proprio questa sensibilità ai dati macro, più che un cambio di strategia esplicito, ad aver convinto gli investitori che anche un moderato deterioramento dell’occupazione potrebbe innescare nuovi interventi.
Volatilità e fattori globali restano sullo sfondo
Non mancano però le fonti di incertezza. Le divisioni interne al Fomc rendono meno prevedibili le prossime mosse e potrebbero tradursi in maggiore volatilità sui bond. Inoltre, fattori globali continuano a esercitare pressioni sui rendimenti: l’aumento dei tassi sui titoli di Stato in Europa e in Giappone, legato a maggior spesa pubblica e a una normalizzazione monetaria, rischia di riversarsi anche sul mercato americano. In particolare, un ulteriore rialzo dei rendimenti dei JGB giapponesi potrebbe sottrarre capitali ai Treasury.

Sotto il 4% non è un tabù
Nonostante questi rischi, molti operatori vedono ancora spazio per un’ulteriore discesa dei rendimenti. Il livello del 4% sul decennale non viene considerato una soglia invalicabile e, anche senza una recessione, il mercato intravede margini per un graduale rientro sotto tale livello. In un contesto di crescita che rallenta senza collassare e di inflazione sotto controllo, le obbligazioni tornano così a svolgere un ruolo centrale nei portafogli, non solo come strumento difensivo ma anche come opportunità di rendimento.

di Gino Ercole Zincone













































