Ungheria: una sfida politica senza precedenti
Questa domenica, 12 aprile, si terranno elezioni cruciali in Ungheria e in Perù, con implicazioni rilevanti anche per i mercati finanziari. Come sottolinea Mali Chivakul, Emerging Markets Economist di J. Safra Sarasin, le elezioni parlamentari ungheresi rappresentano le più combattute degli ultimi 16 anni sotto il governo di Viktor Orbán.
Secondo gli ultimi sondaggi, il partito di opposizione filoeuropeo Tisza è in vantaggio con il 49% delle intenzioni di voto, contro il 39% del Fidesz di Orbán. Si tratta di un dato storico: è la prima volta che un’opposizione supera in modo così netto il partito al potere alla vigilia delle elezioni.
Eppure, come evidenzia l’analisi di J. Safra Sarasin, questo vantaggio potrebbe non tradursi automaticamente in una maggioranza parlamentare. Il sistema elettorale ungherese è stato infatti progressivamente modificato per favorire Fidesz, con un peso crescente dei collegi uninominali e una ridefinizione dei confini elettorali.
Inoltre, i voti degli ungheresi all’estero, tradizionalmente favorevoli a Orbán, e il seggio riservato alle minoranze etniche – storicamente allineato al Fidesz – potrebbero alterare l’esito finale rispetto a quanto indicato dai sondaggi.
Esiti incerti e rischio instabilità
Il quadro politico resta estremamente incerto e, secondo Chivakul, Orbán difficilmente accetterà una sconfitta senza resistenza. La posta in gioco è molto elevata: una maggioranza qualificata di Tisza aprirebbe la strada a riforme costituzionali e indagini per corruzione, mentre una maggioranza semplice consentirebbe solo un accesso più ampio ai fondi europei, senza cambiamenti strutturali profondi.
Il contesto elettorale è ulteriormente complicato dal coinvolgimento internazionale, con segnali provenienti sia dagli Stati Uniti sia dalla Russia, che riflettono la rilevanza geopolitica del voto.
Secondo l’analisi di J. Safra Sarasin, non si può escludere uno scenario di caos post-elettorale. Un risultato molto serrato potrebbe portare a contestazioni, mobilitazioni di piazza e richieste di riconteggio, creando un vuoto di potere temporaneo.
In alternativa, se Tisza non raggiungesse la maggioranza, Fidesz potrebbe formare un governo di coalizione con il partito di estrema destra MH. Anche in questo caso, le tensioni sociali resterebbero elevate, con possibili proteste da entrambe le parti.
Impatti binari sui mercati ungheresi
Le implicazioni per i mercati finanziari sono, come evidenzia Chivakul, chiaramente binarie.
Una vittoria netta di Tisza potrebbe favorire un rafforzamento del fiorino e un rialzo dei mercati azionari, sostenuti da aspettative di migliori relazioni con l’Unione Europea e condizioni economiche più favorevoli. Questa prospettiva è già in parte riflessa nei prezzi: l’indice MSCI Hungary ha registrato un aumento del 40% lo scorso anno e ha continuato a sovraperformare anche nei mesi recenti.
Al contrario, uno scenario di vittoria del Fidesz o di instabilità politica potrebbe avere un impatto negativo sugli asset ungheresi, con un possibile allargamento degli spread e pressioni sui mercati.
Secondo J. Safra Sarasin, il comportamento recente degli investitori suggerisce che una parte del mercato stia già scontando un esito favorevole all’opposizione, aumentando il rischio di correzioni in caso di sorprese.
Perù: frammentazione politica ma orientamento pro-mercato
Parallelamente, il Perù si presenta con uno scenario elettorale molto diverso ma altrettanto rilevante. Come evidenzia l’analisi di J. Safra Sarasin, i sondaggi indicano un panorama estremamente frammentato, con nessun candidato sopra il 20% delle intenzioni di voto.
I due principali candidati, Fujimori e Lopez Aliaga, sono entrambi di orientamento pro-mercato, mentre altri candidati si collocano intorno al 10%, riflettendo una dispersione significativa del consenso.
La sinistra appare divisa e, secondo Chivakul, le probabilità che il candidato più radicale raggiunga il ballottaggio sono limitate. Il secondo turno si terrà a giugno e sarà determinante per definire gli equilibri politici.
Un elemento importante è il ritorno a un sistema legislativo bicamerale, con un Senato di 60 membri e una Camera dei Deputati di 130, introdotto con la riforma del marzo 2024. Questa evoluzione istituzionale dovrebbe contribuire a rafforzare la stabilità politica, dopo anni segnati da turbolenze e cambi di leadership.
Economia resiliente e prospettive positive
Nonostante l’instabilità politica recente, il Perù ha mostrato una sorprendente resilienza economica. Come sottolinea J. Safra Sarasin, gli investimenti sono aumentati anche in un contesto di forte incertezza istituzionale, mentre la crescita potenziale ha rallentato ma senza compromettere l’equilibrio complessivo.
La stabilità politica, se confermata dal voto, potrebbe sostenere ulteriormente l’economia nel medio termine. In questo scenario, un esito elettorale favorevole è destinato a riflettersi positivamente sugli asset finanziari.
Secondo Chivakul, dopo la correzione registrata a marzo a causa della guerra – che ha colpito il Paese in quanto importatore netto di petrolio – si prevede un rialzo del sol peruviano e dei mercati azionari.
La solidità della bilancia esterna, sostenuta dai proventi delle materie prime come l’oro, e il contributo del settore minerario alle finanze pubbliche rappresentano fattori chiave di stabilità.
In questo contesto, conclude l’analisi di J. Safra Sarasin, il Perù appare ben posizionato per beneficiare di un esito elettorale favorevole, rafforzando il proprio profilo tra i mercati emergenti più resilienti.

di Francesco Sicuro













































