La ricerca di Degiro sul comportamento degli italiani
Il mese di marzo è stato dominato dalla guerra in Iran: mentre i prezzi del petrolio hanno registrato un’impennata, i mercati azionari hanno subito, a fasi alterne, perdite significative. Anche gli investitori italiani hanno reagito di impulso agli sviluppi in Medio Oriente. Tuttavia, nell’ultimo mese non si sono verificati sconvolgimenti di rilievo né tantomeno una fuga dai titoli azionari. Al contrario, alcuni investitori hanno colto l’occasione per investire in titoli selezionati, in particolare nel settore petrolifero ed energetico. Finora, il conflitto in Iran non ha modificato le preferenze degli investitori italiani. I titoli tecnologici rimangono particolarmente popolari, seguiti dalle blue chip nazionali. Questi sono i risultati principali dell’analisi di marzo sul comportamento di investimento di oltre 135.000 clienti italiani della piattaforma Degiro.
Calo del patrimonio in gestione
A marzo il patrimonio dei clienti di Degiro investito in titoli ha registrato un calo rispetto al mese precedente. Tuttavia, con un decremento del 5,1%, la flessione è stata relativamente moderata. Allo stesso tempo, la quota di liquidità sul patrimonio totale dei clienti è salita dal 7,2% al 7,9%, indicando una minore propensione al rischio. In ogni caso, non si sono registrati segnali di una vendita massiccia di titoli azionari. La quota delle azioni sul totale del patrimonio dei clienti è diminuita solo marginalmente, dal 35,1% al 34,6%, mentre l'allocazione in ETF è addirittura aumentata dal 58,7% al 59,2%.
La tecnologia in testa alla classifica di popolarità
All’interno del comparto azionario, si legge nella nota di Degiro, i titoli tecnologici rimangono i preferiti per gli investitori italiani, con una ponderazione settoriale del 32,8%, anche se alcuni singoli titoli hanno registrato cali percentuali a doppia cifra negli asset investiti (vedi tabella sottostante).
Il titolo italiano con il ranking più alto è Intesa Sanpaolo, al decimo posto. Altre azioni di società italiane popolari includono Eni (12°), Pirelli (13°), Enel (16°), UniCredit (17°), Leonardo (18°), Banca Monte dei Paschi di Siena (19°) e Ferrari (20°).
Le società minerarie sono state le più penalizzate nel mese di marzo
In particolare, si legge nel report di Degiro, il settore dei materiali di base (che comprende, tra l’altro, i produttori di metalli industriali e preziosi) ha registrato cali significativi a marzo. Il volume degli investimenti in questo segmento è sceso del 21% rispetto al mese precedente. Una possibile spiegazione è la recente correzione nei mercati dei metalli, che sembra aver spinto molti investitori a fare un passo indietro. Tra i più penalizzati in termini di asset investiti durante il periodo di riferimento figurano società minerarie quali Collective Mining (−21%) e Kinross Gold (−20%).
Forte slancio per i titoli petroliferi ed energetici
Tra i titoli in rialzo spiccano quelli del settore petrolifero e del gas, una tendenza che non sorprende Degiro vista la forte impennata dei prezzi delle materie prime energetiche. Il patrimonio investito in questo segmento è aumentato del 12% su base mensile. Tra i titoli con le migliori performance figura Eni, che ha registrato un rialzo del 23%. Si è registrato un forte interesse da parte degli investitori anche per il fornitore di soluzioni di pagamento Nexi e per Telecom Italia, su cui i volumi investiti sono aumentati del 20% (Nexi) e del 29% (Telecom Italia) rispetto a febbraio.
La tabella seguente mostra le prime 20 società per Asset under Custody al 31 marzo 2026.

Federico Garavaglia, Country Head Italy di Degiro, ha commentato: “Marzo non è stato un mese per i deboli di cuore sui mercati azionari e a emergere è come gli investitori italiani abbiano mantenuto una relativa calma nonostante le turbolenze. Sebbene si sia registrato un calo degli asset investiti, tali diminuzioni sono di natura più tecnica e derivano dal ribasso dei livelli di mercato. Nel complesso, si può affermare che, sebbene la guerra in Iran non abbia lasciato del tutto indenni i portafogli italiani, la stragrande maggioranza degli investitori ha mantenuto la propria posizione.”
Secondo Garavaglia, il Medio Oriente rischia di rimanere una fonte di instabilità nonostante il cessate il fuoco di 14 giorni recentemente annunciato. Un calo sostenuto dei prezzi dell’energia non è quindi affatto certo.

di Francesco Sicuro













































