Il ritorno del segno più mensile e il cambio di mix
L’inflazione italiana chiude il 2025, secondo il dato provvisorio, all’1,2%, ma l’headline va interpretato con cautela. A dicembre l’indice dei prezzi torna infatti a salire su base mensile, +0,2% m/m, interrompendo tre mesi consecutivi di raffreddamento. Non è un cambio di regime, ma un cambio di mix, come osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro, che invita a leggere la dinamica nelle sue componenti.
La risalita mensile nasce soprattutto da due fattori tipici di fine anno. Da un lato, i servizi legati ai trasporti, che segnano +3,1% m/m, con il trasporto aereo in forte evidenza a +32,5% sul mese. Dall’altro, gli alimentari non lavorati, in aumento di +0,4% m/m, ovvero la componente della spesa più frequente e visibile per le famiglie. Nel frattempo, gli energetici regolamentati continuano a svolgere un ruolo di freno, con un calo di -0,6% m/m, evitando che la dinamica mensile assuma un’ampiezza maggiore.
Il mese, quindi, smette di scendere perché si riattivano componenti stagionali nei servizi e perché l’alimentare fresco torna a spingere. Non perché l’inflazione italiana stia improvvisamente riaccelerando in modo diffuso, sottolinea Debach nel commentare la struttura del dato.
Spesa frequente e percezione: dove cambia davvero la narrativa
L’inflazione può anche restare bassa, ma quando accelera la spesa frequente, la percezione delle famiglie tende a peggiorare. È questo il punto chiave dell’analisi di eToro: non conta solo il livello dell’inflazione, ma la qualità dell’inflazione. A dicembre il carrello della spesa torna ad accelerare, passando dal +1,5% al +2,2% su base annua, per la prima volta dopo tre mesi di rallentamento, così come i prodotti ad alta frequenza di acquisto.
È qui che cambia la narrativa, perché è questa la componente che i consumatori incontrano ogni settimana. La dinamica è coerente con l’andamento degli alimentari: quelli non lavorati accelerano a +2,3% a/a da +1,1%, mentre quelli lavorati salgono a +2,6% da +2,1%. Secondo Debach, è questo spostamento interno a rendere il dato più sensibile sul piano sociale e comunicativo, pur in presenza di un’inflazione complessiva ancora contenuta.
Gioielli, cacao e voli: i tre rally settoriali
All’interno del quadro inflattivo emergono tre rally settoriali particolarmente netti. Il primo riguarda la gioielleria, che a dicembre registra un aumento dei prezzi del +26,3% su base annua, il massimo dalla base 2015. Non si tratta di consumo discrezionale, ma di una trasmissione diretta del prezzo dell’oro, la cui corsa si riflette nei listini al dettaglio, come evidenzia Debach nell’analisi di eToro.
Il secondo rally riguarda il cacao. Il cacao e il cioccolato in polvere chiudono l’anno a +20,3%, con una trasmissione evidente sui prodotti finiti. Il prezzo del cioccolato sale del +9,5%, quasi otto volte la media nazionale. In questo caso non entra in gioco la stagionalità, ma una vera e propria crisi di offerta che ha colpito l’intera filiera.
Il terzo elemento è il caro-voli di fine anno. A dicembre esplode la componente stagionale, ma la pressione si concentra soprattutto sui voli nazionali, che segnano +41,9% m/m e +15,1% a/a, mentre quelli internazionali restano sostanzialmente stabili. Un segnale di come capacità e pricing domestico abbiano inciso più delle dinamiche globali, secondo la lettura proposta da Debach.
Inflazione core e confronto europeo
Nel frattempo, anche l’inflazione di fondo smette di scendere e risale lievemente verso l’1,8%-1,9%. Non è un segnale d’allarme, ma un promemoria. Quando i servizi iniziano a muoversi, una parte di pressione core riemerge anche in presenza di energia in deflazione, osserva l’analisi di eToro.
Nel confronto europeo, l’Italia resta comunque nella fascia bassa dell’inflazione. Con un IPCA intorno all’1,2%, il Paese si colloca sotto la media dell’area euro, vicino alla Francia e ben distante da Spagna e Germania. Questo rafforza l’idea che il nodo centrale non sia il livello dell’inflazione, ma la sua composizione, e il modo in cui essa incide sulla percezione e sulle decisioni economiche di famiglie e imprese.

di Francesco Sicuro













































