L’effetto disruption sul software e i margini sotto osservazione
La scorsa settimana, l’annuncio da parte di Anthropic, società attiva nel campo dell’Intelligenza Artificiale, del rilascio di una serie di strumenti per l’automazione di servizi legali ha innescato un marcato movimento di vendita sui titoli di numerose società software, in particolare nel comparto Software-as-a-Service (SaaS). Secondo Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, l’episodio ha alimentato timori su potenziali impatti dirompenti sui modelli di business esistenti, riportando al centro il tema della trasformazione indotta dall’IA in molteplici settori.
Negli ultimi anni, le società software statunitensi hanno rappresentato un investimento particolarmente interessante. L’evoluzione della redditività mostra come i margini netti del software negli Stati Uniti siano cresciuti in modo significativo nell’ultimo triennio, superando quelli dell’intero settore tecnologico e mantenendosi nettamente al di sopra della media del mercato azionario Usa nel suo complesso. Proprio questi livelli di redditività, osserva Moneyfarm, potrebbero rendere il comparto più vulnerabile a dinamiche di disruption, soprattutto in una fase in cui l’innovazione procede a ritmi sostenuti.

Vincitori difficili da prevedere e lezioni dal passato
Resta centrale la difficoltà di individuare in anticipo vincitori e vinti dell’Intelligenza Artificiale. Come sottolinea Richard Flax di Moneyfarm, l’analisi delle principali società tecnologiche in relazione all’anno della loro quotazione in Borsa mostra come i periodi di massimo entusiasmo non abbiano necessariamente prodotto il maggior numero di successi duraturi.
Tra le centinaia di aziende quotate durante il boom delle dot-com, solo Amazon e Nvidia sono riuscite ad affermarsi in modo dominante nei rispettivi settori, e si potrebbe persino sostenere che Nvidia non fosse direttamente parte dell’entusiasmo legato a Internet. Apple, Microsoft e Oracle precedono il boom della rete, mentre Google, Meta e Salesforce sono arrivate successivamente. Questo quadro suggerisce, secondo Moneyfarm, che i principali beneficiari dell’attuale ondata di entusiasmo per l’IA potrebbero non essere ancora stati fondati o quotati, rafforzando l’idea che l’euforia iniziale raramente coincide con la creazione di valore di lungo periodo.

Produttività, mercati globali e il ruolo dei clienti
Mentre l’attenzione degli investitori resta fortemente concentrata sugli investimenti in Intelligenza Artificiale, i veri vincitori del nuovo ciclo potrebbero non essere le aziende tecnologiche in senso stretto, ma i loro clienti, che potrebbero sviluppare strumenti e soluzioni in modo più semplice ed economico rispetto al passato. Richard Flax evidenzia come i fornitori di infrastrutture tecnologiche cercheranno di preservare un ruolo centrale di gatekeeper del nuovo ecosistema, anche se lungo il percorso è plausibile l’emersione di perdenti strutturali.
La recente volatilità dei titoli SaaS, osserva Moneyfarm, non implica necessariamente che questo punto di svolta sia già stato raggiunto, ma impone un monitoraggio attento. Se l’Intelligenza Artificiale riuscisse a mantenere anche solo parte delle sue promesse, l’effetto potrebbe tradursi in un incremento della produttività e in un rafforzamento strutturale della crescita economica, a condizione che vengano affrontate alcune sfide chiave, incluse quelle ambientali.
L’andamento relativo dei mercati azionari mostra come nel 2025, nonostante l’IA abbia dominato il dibattito sugli investimenti, le azioni non statunitensi abbiano sovraperformato quelle statunitensi, anche considerando l’effetto valutario. Qualora le imprese globali iniziassero a sfruttare in modo diffuso il potenziale dell’Intelligenza Artificiale, questa dinamica potrebbe proseguire anche nel 2026, rafforzando ulteriormente la tesi a favore di una diversificazione globale dei portafogli, conclude Moneyfarm.

di Francesco Sicuro













































