Un ciclo diverso dalla bolla degli anni ’90
Il 2025 si sta rivelando un anno determinante per la tecnologia quotata. Come emerge dall’analisi di Paul Wick, gestore del fondo CT (Lux) Global Technology di Columbia Threadneedle Investments, rispetto al periodo delle dot-com, l’attuale ciclo presenti fondamentali più solidi, una maggiore disciplina valutativa e un mercato molto più selettivo. L’AI continua a catalizzare il dibattito e a sollevare interrogativi su possibili eccessi speculativi, ma i dati mostrano una dinamica diversa dal contesto di fine anni ’90.
Negli ultimi mesi le IPO sono rimaste contenute e solo poche hanno registrato progressi significativi dopo la quotazione. Il mercato distingue con nettezza tra società capaci di dimostrare un reale vantaggio competitivo nell’AI e aziende che non riescono a evidenziare un impatto concreto sui modelli di business. La dispersione è ampia: semiconduttori, memoria e reti mostrano performance solide, mentre automotive, elettronica di consumo, wireless, fintech, servizi IT ed energia solare hanno avuto un andamento più piatto. Anche i software aziendali hanno sofferto, penalizzati dal timore che l’AI possa riallocare la spesa e rallentare la crescita di alcune soluzioni tradizionali.
L’esplosione degli investimenti in infrastrutture AI
La crescita dell’infrastruttura tecnologica rappresenta la dimensione più visibile del nuovo ciclo. Wick rileva che la spesa per i data center cloud statunitensi da parte dei principali operatori – Meta, Microsoft, Google, Amazon, CoreWeave, Apple e Oracle – supererà i 415 miliardi di dollari, con un incremento del 64% su base annua. Una cifra che riflette un cambiamento strutturale e segnala l’avvio di una fase di espansione destinata a sostenere la crescita tecnologica per molti anni.
La dispersione delle performance si accompagna a queste nuove dinamiche di spesa. Accanto ai trend più lineari emergono fenomeni complessi, come le cosiddette transazioni circolari: Nvidia con 100 miliardi destinati a OpenAI, OpenAI che investe in data center Oracle, Oracle che utilizza i pagamenti per acquistare GPU proprio da Nvidia. Flussi che sollevano dubbi sulla reale sostenibilità di alcuni segmenti e rendono ancora più importante un’analisi attenta di visibilità dei ricavi, qualità degli utili e solidità dei modelli industriali.
La centralità dell’infrastruttura nella nuova architettura tecnologica
L’infrastruttura AI si sta imponendo come il modo più coerente per intercettare il potenziale di lungo periodo dell’intelligenza artificiale. Wick sottolinea che il settore tecnologico è oggi il più grande dell’S&P 500, con una capitalizzazione di circa 16,5 trilioni di dollari al 31 dicembre 2024, superiore alla somma dei comparti comunicazioni e finanziari. Nei fondi large cap growth, il tech pesa in media il 43%, mentre le Magnifiche 7 insieme a Broadcom rappresentano il 58% del Russell 1000 Growth.
Questa concentrazione rafforza l’importanza di un’esposizione gestita in modo specialistico. I driver principali si trovano nell’alimentazione dei data center, nei processori AI, nelle reti, nella memoria e nelle soluzioni di archiviazione. L’aumento della domanda di chip dedicati all’AI ha avuto effetti molto positivi sui fondamentali dei produttori di semiconduttori. Nel segmento delle apparecchiature per semiconduttori, la visione resta positiva su Lam Research, Applied Materials e Teradyne per la loro forza nei sistemi di produzione e test. Broadcom si conferma leader negli ASIC, sostenuta da clienti come Google, Meta, ByteDance e OpenAI.
Un approccio GARP per individuare i vincitori del lungo periodo
L’evoluzione del settore richiede una selezione rigorosa. Solo dalla seconda frase Wick analizza l’approccio del fondo CT (Lux) Global Technology, basato su una strategia GARP, Growth at a Reasonable Price, che identifica società sottovalutate capaci di beneficiare dei trend più solidi del comparto. La valutazione si fonda su qualità dei modelli di business, difendibilità della proprietà intellettuale, rilevanza competitiva, credibilità del management, stabilità dei margini e capacità di generare flussi di cassa ricorrenti.
Uno degli ambiti più interessanti riguarda le società tra 2 e 30 miliardi di capitalizzazione, che offrono un equilibrio attraente tra rischio e crescita. Tendono a essere meno volatili delle small cap e più dinamiche dei grandi gruppi consolidati, risultando spesso più ricettive alle operazioni di M&A. Le loro valutazioni possono mostrare inefficienze che creano punti d’ingresso convincenti. In un settore che evolve rapidamente, la capacità di riconoscere i leader tecnologici e valutarne il potenziale reale rappresenta la leva decisiva per generare valore nel tempo.

di Francesco Sicuro













































