Kospi oltre 5.000: rally di Seoul tra boom dei chip e riforme di governance

Kospi oltre 5.000: rally di Seoul tra boom dei chip e riforme di governance

La Borsa sudcoreana ha toccato la soglia psicologica dei 5.000 punti, spinta dall’ondata AI sui semiconduttori e da un pacchetto di riforme che prova a ridurre il “Korea discount”. Il traguardo è un assist politico per il presidente Lee Jae Myung, ma dietro l’euforia restano due domande: quanto può durare la corsa dei titoli tech e quanto le nuove regole cambieranno davvero i rapporti di forza nei conglomerati.

Il “momento Kospi 5.000” e l’effetto fiducia

Il Kospi ha superato quota 5.000 punti dopo una corsa di quasi il 20% dall’inizio dell’anno, anche se la seduta si è chiusa poco sotto la soglia a 4.949 punti.

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Per il presidente Lee Jae Myung, che aveva legato la propria agenda all’obiettivo simbolico di “Kospi 5.000” nel corso del mandato, il passaggio è un segnale potente: il mercato sta premiando la narrativa di un Paese che vuole diventare più “investibile” e meno penalizzato nelle valutazioni rispetto ad altri paesi. La lettura degli investitori internazionali, raccontata da operatori come Jonathan Pines (Federated Hermes), è che una parte della risalita non sia solo ciclica, ma collegata a cambiamenti strutturali capaci di ridurre lo sconto storico applicato alle azioni coreane.

Semiconduttori e AI: il motore del rialzo

La gamba più evidente del rally è quella dei chip. Samsung Electronics e SK Hynix, beneficiarie della domanda legata alla memoria per l’intelligenza artificiale, rappresentano oltre un terzo della capitalizzazione del mercato coreano e hanno trascinato l’indice.

Samsung ha quasi triplicato il proprio valore in dodici mesi fino a 154.700 won, mentre SK Hynix è salita di quasi quattro volte a 766.000 won. Il mercato guarda ora a un altro snodo: i conti, con SK Hynix attesa a breve su risultati che diversi analisti ritengono possano ancora sorprendere in positivo.

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In questo quadro, il Kospi diventa una scommessa “macro-settoriale”: finché la traiettoria dell’AI resta intensa e il pricing power sulle memorie regge, la Corea continua a presentarsi come uno degli snodi più diretti della catena del valore.

Governance e “Korea discount”: la riforma che prova a cambiare le regole del gioco

Accanto al tema tecnologico, la seconda spinta è politica e regolatoria. L’amministrazione Lee sta provando a colpire al cuore il “Korea discount”, cioè la penalizzazione che spesso deriva da governance opaca, scarsa tutela dei soci di minoranza e politiche di remunerazione meno generose rispetto ad altri mercati sviluppati. La revisione di luglio del Commercial Act ha rafforzato l’idea che i direttori debbano considerare gli interessi di tutti gli azionisti, non solo quelli della società intesi, di fatto, come quelli delle famiglie che controllano la maggioranza delle partecipazioni.

Sul fronte della remunerazione, il governo sta inoltre spingendo con incentivi fiscali per dividendi più elevati, un tema rilevante in un mercato dove i payout sono storicamente meno attraenti. Il prossimo passaggio, atteso nelle prossime settimane, riguarda misure per limitare il potere “radicato” delle famiglie di controllo: la proposta di cancellare azioni proprie detenute dalle aziende mira ad aumentare il peso dei soci di minoranza e ad alzare l’utile per azione, un cambio di impostazione che il mercato interpreta come favorevole alle valutazioni.

Valutazioni, economia reale e il paradosso dei piccoli investitori

Un elemento che rende il rally più credibile, secondo alcuni gestori, è che il mercato viene ancora descritto come “a sconto” nonostante la corsa dei prezzi, lasciando spazio a ulteriori rialzi se il flusso di notizie resterà costruttivo.

Ma il quadro non è senza ombre: l’economia ha dato segnali deboli, con un PIL in calo dello 0,3% nel quarto trimestre rispetto al trimestre precedente e una crescita dell’1% su base annua. È il promemoria che l’indice può correre anche quando il ciclo domestico fatica, soprattutto se guidato da campioni globali dell’export tecnologico.

Inoltre, molti risparmiatori coreani hanno vissuto il rally da spettatori: le “ants”, come si definiscono gli investitori retail locali, sono state venditrici nette nel 2025, spesso preferendo azioni USA considerate più “stabili”. Il risultato è un paradosso tipico dei mercati in accelerazione: il traguardo simbolico diventa un evento collettivo, ma non necessariamente un guadagno condiviso. In parallelo, anche settori diversi dai chip hanno agganciato l’onda, con Hyundai Motor quasi raddoppiata in un mese grazie a aspettative crescenti su robotica e guida autonoma, segno che la scommessa su Seoul sta iniziando a allargarsi oltre i semiconduttori.

Gino Ercole Zincone  di Gino Ercole Zincone
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