L’85% dei clienti corporate delle banche intende rivolgersi a istituzioni finanziarie non bancarie entro un anno

L’85% dei clienti corporate delle banche intende rivolgersi a istituzioni finanziarie non bancarie entro un anno

La competizione tra banche e operatori non bancari si intensifica, mentre le aspettative dei clienti corporate crescono rapidamente. Il risultato è una crescente fuga verso soluzioni più rapide e innovative, che mette sotto pressione il modello delle corporate e investment bank. Tecnologia, governance e cultura aziendale emergono come nodi critici per il futuro del settore.

Clienti in fuga e pressione competitiva crescente

Le corporate e investment bank (CIB) stanno affrontando una competizione sempre più intensa da parte delle istituzioni finanziarie non bancarie, mentre aumentano le aspettative dei clienti e spesso le iniziative tecnologiche non riescono a generare i benefici attesi: è quanto emerge dalla prima edizione del World Corporate and Investment Banking Report 2026 del Capgemini Research Institute. La ricerca evidenzia che l’85% dei clienti corporate prevede di rivolgersi a un’istituzione finanziaria non bancaria nei prossimi 12 mesi, alla ricerca di servizi più rapidi, trasparenti e reattivi.

I clienti delle CIB si aspettano reattività in tempo reale (58%), interazioni personalizzate (49%) e soluzioni innovative (40%), ma meno di uno su quattro (23%) ritiene che oggi le CIB siano in grado di soddisfare queste esigenze. Molti segnalano invece che le banche offrono un’integrazione limitata con i sistemi ERP e di tesoreria - il che rende necessario ricorrere a procedure manuali (92%) - mostrano una scarsa personalizzazione e flessibilità (89%) e dispongono di capacità insufficienti di analisi avanzata e previsione (68%).

A queste difficoltà si aggiunge il fatto che, secondo i dirigenti delle CIB, gli attuali programmi di innovazione non stanno producendo i risultati attesi. Una larga maggioranza (82%) afferma che questi sforzi non stanno generando maggiori ricavi attraverso nuovi prodotti, mentre il 51% indica che non hanno prodotto i risparmi di costo previsti.

Le banche si rendono conto di avere capacità limitate per rispondere alle crescenti aspettative dei clienti. I dirigenti affermano che solo il 29% dei loro budget IT è attualmente destinato a tecnologie trasformative, mentre il 43% è impiegato per gestire e mantenere sistemi legacy. Inoltre, il 61% dei dirigenti delle CIB dichiara di essere vincolato dagli elevati costi di compliance.

Questi risultati emergono dall'analisi di Capgemini, secondo cui la crescita dei ricavi del settore CIB sta rallentando, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) previsto del 5,4% nei prossimi cinque anni, in calo rispetto al 6,5% registrato tra il 2022 e il 2024.

Nonostante queste sfide strutturali, le banche stanno continuando ad ampliare il proprio portafoglio di prodotti e servizi per rimanere competitive. I dirigenti delle CIB stanno dando priorità alle capacità di tesoreria in tempo reale per i flussi di pagamento cross-border (77%) e a prodotti di mercato di nuova generazione basati sull’AI per l’esecuzione algoritmica delle operazioni, come strategie di copertura guidate dall’AI e insight di ricerca avanzati (65%). Più della metà sta inoltre esplorando prodotti tokenizzati (51%) per sbloccare nuove fonti di ricavi da commissioni attraverso servizi di custodia digitale, emissione di token e servizi premium.

“Gli operatori non bancari stanno riducendo il divario competitivo con le corporate e investment bank tradizionali. Le richieste dei clienti sono cambiate radicalmente e, sebbene le CIB abbiano investito massicciamente nell’intelligenza artificiale, molte faticano ad andare oltre la fase pilota. Una delle ragioni principali è la governance: solo il 26% delle banche opera con una supervisione centralizzata dell’AI. Questo rende i team riluttanti ad automatizzare processi aziendali chiave”, ha dichiarato Dario Patrizi, Banking Director di Capgemini in Italia. “Per avere successo, le CIB devono adottare un approccio disciplinato: creare piattaforme di livello enterprise e sviluppare un ecosistema di partner affidabili. Gli early adopter potranno ottenere benefici tangibili in termini di maggiore coinvolgimento dei clienti, miglioramento dei ricavi da commissioni e costi significativamente più bassi”.

Tecnologia, cultura e fiducia: le sfide per il futuro

Secondo il report, le CIB dovranno agire su più fronti contemporaneamente per adattarsi alle pressioni competitive. Le banche devono analizzare criticamente i propri modelli operativi per offrire una customer experience più fluida, ricostruire le proprie basi tecnologiche e di dati per migliorare la velocità operativa e integrare la governance dell’AI in tutte le principali decisioni aziendali. Allo stesso tempo, resta fondamentale la fiducia dei clienti, costruita dalle CIB nel corso di decenni di responsabilità regolatoria, ma che rappresenta ancora una sfida rilevante quando si tratta di innovazione basata sull’AI. Molti clienti (89%) mettono infatti in dubbio l’affidabilità dei risultati generati dall’AI nei servizi bancari, mostrando perché la trasparenza sia fondamentale per guadagnare la loro fiducia.

L’implementazione di questi cambiamenti richiederà più della sola tecnologia. Il report evidenzia che anche fattori culturali possono rappresentare un ostacolo significativo all’adozione dell’AI: il 39% degli intervistati afferma infatti che una cultura aziendale conservativa rallenta la sperimentazione di nuove tecnologie. Inoltre, le banche stanno incontrando difficoltà nel riqualificare le proprie risorse: il 40% degli intervistati dichiara di voler assumere talenti esterni per rafforzare le proprie competenze in ambito AI, mentre solo il 23% sta investendo nella riqualificazione interna.

Il World Corporate and Investment Banking Report 2026 si basa sulle opinioni di 750 dirigenti senior provenienti da corporate e investment bank, grandi aziende e istituzioni finanziarie non bancarie con ricavi annui pari o superiori a 1 miliardo di dollari.

La presente pubblicazione è stata preparata da investireinformati.it esclusivamente a scopo informativo, educativo e divulgativo e non costituisce in alcun modo una consulenza in materia di investimenti, né un'offerta, sollecitazione o raccomandazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Le informazioni, le analisi e le opinioni espresse riflettono il punto di vista dell'autore al momento della pubblicazione e possono essere soggette a modifiche senza preavviso. I dati e le fonti utilizzati sono stati controllati e ritenuti affidabili dalla stessa redazione di investireinformati.it, ma non viene fornita alcuna garanzia circa la loro completezza, accuratezza o aggiornamento. Gli strumenti finanziari menzionati possono comportare rischi significativi, inclusa la possibile perdita totale o parziale del capitale investito. I rendimenti indicati, ove presenti, sono sempre al lordo della tassazione e non sono indicativi di risultati futuri. Prima di effettuare qualsiasi operazione di investimento è necessario consultare la documentazione ufficiale dell'emittente (KID, final terms e altri documenti disponibili sul sito dell'emittente) e valutare attentamente la propria situazione finanziaria, gli obiettivi di investimento e il profilo di rischio. Investireinformati.it, i suoi autori e collaboratori non si assumono alcuna responsabilità per eventuali perdite, danni diretti o indiretti o decisioni di investimento assunte sulla base delle informazioni contenute nel presente articolo. Qualora l'articolo sia realizzato nell'ambito di contenuti sponsorizzati o collaborazioni commerciali, tale circostanza è chiaramente indicata. La presenza di una sponsorizzazione non altera l'indipendenza editoriale dei contenuti, che rimangono di natura informativa. In ogni caso, il lettore è invitato a rivolgersi a un consulente finanziario abilitato per ottenere una valutazione professionale personalizzata.
Potrebbero interessarti anche